top of page

Raccolta di articoli che valorizzano gli eventi della nostra Parrocchia pubblicati su Voce Isontina

logo.png

Articolo del 17/01/2023 di Lucia Medeot

Quattro ceri nel muschio per raccontare la genealogia di Gesù

Tutto il paese coinvolto in una giornata in preparazione al Natale  

image.png
image.png
18 dicembre, Nadal in Plaza. Nadal, Natale, la Nascita per eccellenza di un Bimbo preannunciato dai Profeti, nato a Betlemme, accolto dai Pastori e glorificato dagli Angeli. Un luogo e tre figure rappresentati dai 4 ceri che, immersi nel muschio di un piccolo ceppo, posto davanti all’altare, raccontano la genealogia di Gesù. "Plaza" (Piazza), intesa come confluenza di "strade" e simbolo del cuore di un "villaggio", nominati nel primo cantiere sinodale (la strada e il villaggio), lo stesso "gomitolo di strade", usato come metafora da Ungaretti nella sua poesia Natale, anelante al "caldo buono" del focolare. Ed è proprio in Plaza che si sono posizionate le bancarelle della solidarietà e del volontariato, emblemi di tutte le realtà associative che qualificano il paese di San Lorenzo Isontino. Un esempio di come si possa uscire dal proprio status identificativo, incontrarsi e, eliminate le barriere che sembrano proteggerci o dividerci dall’altro, condividere assieme "il cammino". Muovendosi tra le strutture dai loghi ormai conosciuti (Verde Speranza, Donatori di Sangue, Scuole dell’infanzia e primaria, Coro, Alpini, Consiglio pastorale e tanti altri), ci si rende conto di quali tesori siano nascosti in un paese piccolo, ma ricco di idee e di iniziative. In piazza la gratuità, in chiesa la preghiera e la ritualità. La santa messa delle 10.30 è stata allietata dal coro dei bambini "In cjant" diretti dalla maestra Cristina, che si sono esibiti in alcuni canti natalizi che hanno accompagnato tutti i momenti importanti della celebrazione. Le campanelle di "Let it snow", hanno richiamato il suono delle campane che dall’alto della cuspide campanaria annunciavano la festa, creando con le voci dei bambini un’atmosfera quasi magica in cui traspariva la voglia di cantare, di riproporre la gestualità della maestra, di sentirsi protagonisti nel rendere un omaggio innocente e spontaneo a quel Bimbo, il cui vagito "divino" salverà il mondo. I piccoli cantori lo sentivano come uno di loro, uguale nel pianto e nel sorriso, bisognoso di cure e di calore, con lo sguardo stupito di chi appena nato si appropria dei primi attimi di vita, ne percepisce le forme e i colori e li assapora, grato. Al pomeriggio il vero momento vissuto dai bambini con l’esecuzione canora dei piccoli della locale scuola dell’infanzia che, guidati dalle maestre, hanno eseguito più di un canto, fra cui "L’alfabeto del Natale", in cui ogni lettera diventava l’iniziale di un simbolo natalizio e confluiva in una composizione poetica, difficile da memorizzare anche per un adulto, ma spontaneamente espressa da dei bambini che hanno saputo dimostrare che ciò che si sente nel cuore rimane stampato anche nella mente, pur piccola essa sia. Altro momento importante l’arrivo di Babbo Natale con un camioncino addobbato con un grande cappuccio, mezzo un po’ inusuale, ma rappresentativo del grande Babbo che ha offerto dolci a tutti i bimbi. La manifestazione è continuata in chiesa con "Augùrs inmusica" della Coral di San Lurinz. Dopo i piccoli, i grandi cantori che, con la purezza e l’amalgama vocale hanno raggiunto "raffinatezze" canore impareggiabili, frutto della competenza della maestra Raffaella, unita all’abile e appassionata perizia di ogni singolo corista. Significativi i pezzi eseguiti: Adeste fideles, In notte placida, White Christmas…e gli interludi letterari a tema. Intensa la lettura di don Bruno di un brano sulla pace ricavato da un frammento del libro di don Tonino Lasconi "Amico Dio" la cui liricità ha completato l’incanto della serata. Calorosi gli applausi almerito.

Articolo del 14/01/2023 di Lucia Medeot

Natale nel segno della tradizione

Dopo due anni di mancata celebrazione della messa della Vigilia (a causa del Covid), si è potuti ritornare alla Messa di mezzanotte

image.png
La parrocchia di San Lorenzo Isontino dopo due anni di mancata celebrazione della messa della Vigilia, nel 2022 si è ritornati alla consuetudine della "Messa di mezzanotte". Al secondo rintocco delle campane delle 23.15 i fedeli si avviavano lesti verso la chiesa, da cui traspariva un luccicore che si diffondeva sul sagrato e si rifrangeva sul presepe con la greppia ancora vuota in attesa del Bimbo che stava per nascere, accolti dalle note dell’organo suonato con maestria da Lorenzo Medeot che da sempre accompagna la Coral di San Lurinz. Un attimo prima dell’inizio della celebrazione l’iniziativa un po’ inusuale del coro che ha porto gli auguri in musica a don Bruno per il suo compleanno. Il parroco emotivamente coinvolto, ha apprezzato l’intervento come testimonianza affettiva di tutta una comunità. Il canto Adeste fideles, composizione solitamente "d’ingresso" delle celebrazioni natalizie, di elevazione alquanto maestosa, con l’avvicendarsi delle strofe in latino e italiano (ricercata anche la traduzione in inglese) ha dato inizio alla liturgia della Notte di Natale. Dopo l’Allelulia con voce solista alternata a interventi del coro al completo, l’omelia di don Sandrin che, salito sull’ambone, ha letto alcuni passi sul Natale scritti da papa Francesco: "Dio sta nella semplicità fragile di un piccolo neonato. In cielo non vale ciò che si ha, ma ciò che si dà…" Il papa, ha continuato don Bruno, si rivolge all’Io di ciascuno con l’espressione ripetuta: "Sei tu", che assume un aspetto valoriale più intenso con la posticipazione del soggetto. "Sei tu un albero di Natale, quando resisti alle difficoltà della vita, sei tu la campana di Natale, quando chiami e cerchi di unire, sei tu gli auguri di Natale, quando perdoni e ristabilisci la pace". Le parole del papa invitano ognuno di noi a diventare il messaggero del vero Natale, elargendo "una carezza, un’attenzione di amore, un gesto di tenerezza". Don Bruno ha proseguito con la sua omelia, capace di attrarre i presenti, affluiti anche da "fuori". "Il Natale è Mistero - ha esordito - Dio ha assunto contraddizioni, difficoltà, attese dell’umanità, è Nascita che fa scoprire nuove possibilità per costruire il bene, è Comunità come luogo di confronto e di collaborazione, è Accoglienza verso tutti, non per formalismo, opportunismo o tradizionalismo, ma per Amore. Disceso dall’ambone don Sandrin a mezzanotte ha posto il Bambinello nella grotta e lo ha incensato con devozione. Alla comunione il canto "In notte placida", seguito da "Staimi atenz, staimi a sentì", in friulano, lingua che sa d’antico, che ricorda le antiche famiglie contadine che mettevano il fieno nella "greppia", in sintonia con la canzone": Al è nassut in t’une gripie su ’un poc di fèn". Dopo gli auguri e i ringraziamenti di don Bruno a tutti, i fedeli accompagnati dalle note di White Christmas, si sono diretti alla "casetta" esterna per gustare le bevande calde offerte dai Donatori di Sangue.

Articolo del 21/01/2023 di Lucia Medeot

Un inizio d’anno vissuto comunitariamente

La Vigilia dell’Epifania segnata significativamente a San Lorenzo Isontino dalla partecipazione alla Lucciolata a favore della Casa Via di Natale

image.png
image.png
Il 31 gennaio alle 18.30 a San Lorenzo Isontino la santa messa con il Te Deumdi ringraziamento, una soddisfacente presenza di fedeli e l’omelia di don Bruno conclusiva dell’anno. Il parroco ha invitato a riflettere sull’importanza dell’essere liberi, persone vere che usano la parola con sincerità e trasparenza, hanno il coraggio di riscoprire i propri limiti e ricominciare. A Capodanno ha continuato con l’augurio di guardare al passato con sincerità per verificare le scelte sbagliate e non ripeterle, impegnandosi ad un’attenzione operosa verso l’altro, atteggiamento imprescindibile nella 56esima GiornataMondiale della Pace fondata sul tema "Nessuno può salvarsi da solo". Da questa frase emblematica, don Bruno ha estrapolato ilmessaggio del papa che augura il ritorno a un ridimensionamento di certe pretese consumistiche, invitando tutti a rimettere al centro la parola "insieme" che, fortificata dall’amore fraterno, può aiutare a costruire la pace. Ed è proprio all’insegna dell’attenzione verso i meno fortunati che, la sera della Vigilia dell’Epifania dopo la messa vespertina delle 18.30, i fedeli si sono raggruppati sul sagrato per partecipare alla Lucciolata, manifestazione che da due anni non veniva effettuata causa il Covid 19. Don Bruno ne ha presentato le finalità benefiche, il cui ricavato sarebbe andato alla Casa via di Natale che ha lo scopo di "aiutare tanti ammalati a curarsi, a guarire e anche amorire con dignità", precisando che nella "Casa" sono ospitati non solo i ricoverati al CRO di Aviano, ma anche i loro familiari. Dopo l’intervento di don Sandrin, il sindaco ha sottolineato l’aspetto solidale della Lucciolata, diventata ormai una tradizione che coinvolge la comunità di San Lorenzo da sempre e si è augurato che possa ripetersi nel tempo. Di seguito la partenza del corteo con le fiaccole accese come "lucciole" palpitanti nella notte, dei fari di speranza che illuminavano metaforicamente il cammino di chi soffre. Le lucciole, con la loro luce alternante, possono essere considerate nell’immaginario collettivo come un simbolo di perseveranza, (la loro luminescenza permane a lungo), di creatività (nonostante l’inconsistenza diurna, sanno creare giochi di luce notturni che, nel buio, indicano la via).  Ecco la "Lucciolata": uno "sciame" di persone che, perseverando nel cammino, creano un alone attivo di solidarietà che travalica l’io personale e si ricompone in un’unità che non ha colore e non si identifica nei contrassegni, ma solo nella gratuità.
Quest’anno il luogo di ritrovo ha cambiato sede ed è stato locato al campo sportivo, dove Emilio Orzan scrupoloso organizzatore della fugarela-falò, (programmata dalla Parrocchia e dal Comune), Giuseppe Capozzolo e Vinicio Gri hanno dato fuoco all’immensa catasta di bancali, ben posizionati per prolungare la durata del fuoco. Molti dei presenti osservavano l’andamento del fumo e della fiamme e azzardavano presagi o auspici per l’annata in corso. Al richiamo di don Bruno, tutti si sono avviati verso le tavolate per gustare il pasto conviviale preparato dall’Isontina calcio, i dolci offerti dai volontari del Consiglio pastorale e acquistare i biglietti della lotteria pro CRO di Aviano. Un’altra lotteria pro Via di Natale era stata predisposta già a novembre da un appartenente del Consiglio pastorale che porta avanti l’iniziativa da anni con una raccolta (attestata dalla Direttrice della Casa e dell’Hospice) che, unita a quella della serata, ha raggiunto una somma considerevole che garantisce l’accoglienza gratuita ai pazienti oncologici  e onora notevolmente la comunità.

Articolo del 28/01/2023 di Lucia Medeot

Epifania: luce e mistero

Si è ripetuto anche l’arrivo della Befana, giunta però quest’anno con sorpresa dei bambini a cavallo di una scopa elettrica

image.png
Epifania, solennità che arriva con un po’ di malinconia per le feste che "porta via", per la ripresa della scolarità interrotta con il suo alito di libertà dagli impegni scolastici, per i momenti legati al periodo natalizio che, cristianamente, invitano alla solidarietà con il povero "evangelico" che vive momenti di estrema fragilità, pari a quelli del Bambino "nato al freddo e al gelo". Nel Vangelo diMatteo 2,1-12 si legge"…alcuni Magi vennero dall’Oriente  portando oro, incenso e mirra…" Anche nella letteratura ci sono richiami all’Epifania e aiMagi che hanno ispirato tanti poeti, fra cui DavidMaria Turoldo, filosofo, teologo, poeta, cantore di Dio (…almeno un poeta ci sia: qualcuno che canti le "follie di Dio") e del suo amato Friuli, dove è nato e a cui sentiva fortemente di appartenere, che ha saputo dare una grande spiritualità alle sue opere modellate sulle Scritture,ma reinterpretate con il suo animo poetico e appassionato. Dalla poesia "Epifania" citiamo: "Eran partiti da terre lontane, lasciano case beni e certezze, gente mai sazia dei loro possessi (l’incontentabilità di chi accumula solo per se stesso), dietro la stella che appare (guida e incoraggia) e dispare (aspetta paziente). Magi, voi siete gli eletti, l’anima eterna dell’uomo che cerca, cui solo Iddio è luce emistero". Luce e mistero: ecco L’Epifania, che don Sandrin nell’omelia ha definito come la manifestazione di Dio che ognuno deve saperne riconoscere la presenza al di là delle situazioni storiche, personali e sociali, testimoniando non emozioni sentimentali, ma impegni propositivi di fede. Ed è proprio sull’antitesi dei versi di Turoldo "gente mai sazia" che al pomeriggio di domenica 6 gennaio alle ore 15.30 la chiesa di San Lorenzo Isontino si è riempita di bambini e genitori "aperti al dono", in attesa della Befana solidale che non porta regal ima li riceve. Una dimostrazione di quanto l’insaziabilità sia sterile e l’accontentarsi di ciò che si ha e condividerlo, risulti arricchente. Sullo schermo predisposto da don Bruno scorrevano immagini dei Magi e passi del Vangelo di Matteo con le didascalie esplicative, mentre il coro In Cjant della maestra Cristina eseguiva canti natalizi animati con la gestualità aggraziata dei piccoli coristi. Melodioso e ritmato il "Padre nostro" che inneggiava all’unità e alla fraternità. Dopo la benedizione del Bambinello che troneggiava in un’aureola di luce: la premiazione dei presepi. Alla lettura dei nomi degli artefici di ogni composizione presentata da don Bruno, Emilio Orzan della commissione, consegnava ad ogni bimbo un premio con una parola di apprezzamento. Fuori concorso tanti altri presepi meritevoli di riconoscimento. Nel mentre, una voce dall’alto della cantoria avvisava l’arrivo della Befana che, a cavallo di una scopa elettrica di nuova generazione, ha disorientato i bambini abituati alla scopa di saggina, ma ugualmente interessati alla vista della sconcertante figura abbigliata in modo insolito, non come una "vecchia befana",ma con abiti pittoreschi e colorati che, con la voce un po’ strana, ha raccontato la storia di un mago che aveva cambiato lei e il colore dei suoi capelli. Dopo diversi travestimenti,mimi e
pantomime strabilianti, la befana è riapparsa con la solita bacchetta magica, la scopa e il suo classico cappello: era di nuovo se stessa ed era venuta qui per gustare il sapore della gratuità di questi piccoli che avevano regalato quaderni, giocattoli e un sorriso ai bambini di una scuola dell’Ucraina. Così, nella gratuità, la nostra Comunità ha concluso il suo percorso natalizio solidale.

Articolo del 11/02/2023 di Lucia Medeot

Una Voce sempre vicina al territorio

La  Giornata del settimanale diocesano vissuta anche a San Lorenzo Isontino

image.png
Domenica 22 gennaio, giornata della Parola di Dio e anche di sensibilizzazione per il settimanale diocesano "Voce Isontina", don Sandrin, parroco di San Lorenzo Isontino, ha dato visibilità all’evento con l’affissione all’albo delle comunicazioni posto nello spazio esiguo dell’"atrio" della chiesa, una vaga reminiscenza, molto ridotta, dell’antico "endonartece" delle basiliche  paleocristiane, dove si riunivano i catecumeni e coloro che non potevano entrare nel luogo sacro perché penitenti e che, ora, ha la funzione di accoglienza e di brevi scambi empatici nei pochi minuti prima della messa. In tale domenica i fedeli, entrando, potevano leggere la dicitura a grandi caratteri che definiva il tema della giornata. L’afflusso delle persone alle tr emesse era normale e alcuni acquistavano dalla bacheca il settimanale come di consueto, mentre altri attratti dai titoli multicolori creati da don Sandrin che preannunciavano le prerogative del giornale, cercavano di assicurarsene una copia per sincerarsi sui contenuti. Don Bruno sa essere persuasivo e la sua omelia perorativa a favore di Voce Isontina ha suscitato un apprezzabile interesse. Ha definito il settimanale come uno strumento che aiuta a riflettere sui fatti della nostra storia attuale, a saperli interpretare in un cammino di fede, ad essere aperti al mondo e a conoscere le attività delle parrocchie e della Diocesi. Pertanto, ha continuato il parroco, deve essere sostenuto come mezzo di comunicazione e di dialogo, a livello sia di diffusione verbale che economica. Ha ringraziato anche chi scrive per la competenza e la puntualità degli articoli sulla vita della Parrocchia. A questa dimostrazione di merito per il settimanale, aggiungiamo che la voce è di per sé un’emanazione articolata di suoni, ma quando diventa una Voce che, espansa, si esprime con le parole dell’arcivescovo Carlo, durante l’omelia di martedì sera 31  gennaio al Duomo di Gorizia nell’incontro con i giornalisti, (la cui missione, secondo il Papa, è quella di "rendere il mondo meno oscuro"), allora sì che, citando il prelato," è capace di parlare al cuore, di entrare in sintonia con le persone, senza strumentalizzazioni, per far crescere una società dove ci sia spazio per l’attenzione e la compassione e un cuore possa incontrare fiducioso un altro cuore". Non basta una mano che corra agile sui tasti, ci vuole una mente aperta, capace di discernere, di effondere la conoscenza senza travisare, di avvalersi dell’informazione come di un mezzo che comunica e valorizza la notizia. E Voce Isontina, con i suoi editoriali, la finezza degli articoli e la mondialità delle interviste, è tutto questo! Non è "una" voce ma "la" Voce che nella sua unicità arriva nelle famiglie, raggiunge le persone sole e sofferenti che trovano conforto in uno scritto che parla del loro paese e ne racconta i vissuti, che espone gli avvenimenti e permette di partecipare a eventi paesani, anche a chi non può farlo in presenza. Voce Isontina è vicina agli abitanti del territorio, efficace nel rilevare le peculiarità di manifestazioni, celebrazioni e commemorazioni ufficiali, singole o collettive che riproducono, come in una fotografia, la mappa articolata di ciò che succede e che qualifica luoghi e persone dell’Isontino e ben oltre, radicati in una terra bagnata dalle acque dell’Isonzo del colore dello smeraldo, con toni di verde screziato, propri del fogliame che accarezza il fiume al suo passaggio. Un fiume che scorre placido, lambisce gli argini, Un "buon" giornale sfiora e "rapisce" l'anima di chi legge (o del lettore) a seconda delle battute a disposizione.

Articolo del 18/02/2023 di Lucia Medeot

"Ritroviamo la gioia di ricercare Dio"

La liturgia della Candelora a San Lorenzo Isontino

image.png
Ed eccoci arrivati alla Candelora, festività fortemente imperniata sulle tradizioni popolari e rurali, altrimenti conosciuta come festa della Presentazione di Gesù al Tempio (raffigurata anche in un’opera di Giotto con i personaggi avvolti in aureole dorate) e la purificazione di Maria che si celebra il 2 di febbraio (anche giorno commemorativo dell’ultima messa celebrata da David Maria Turoldo nel 1992 prima della sua morte), quaranta giorni dopo il Natale. La ritualità di tale ricorrenza si ripete nel
tempo con la benedizione delle candele simbolo di luce, di chiarore che nasconde l’ombra e di luminosità che sconfigge il buio. L’aspetto rituale della "Candelora" ci porta a trovare una somiglianza con il rito ebraico del Lucernario, di cui scopriamo un accenno sfogliando il Diario di viaggio o meglio il Pellegrinaggio in Terra santa o l’Itinerario di Egeria, pellegrina dell’epoca romana, che si è alzata errante negli ambienti sacri dell’Ebraismo e del Cristianesimo. E’ un itinerario denso di informazioni storiche, culturali, linguistiche e rituali di città e territori di matrice biblica, del Primo e Secondo Testamento. Egeria descrive, nella parte liturgica, le scansioni temporali delle ricorrenze proprie dell’anno liturgico, in cui si legge sempre un passo biblico attinente all’ambiente che, nel nostro caso, è il Tempio con la presentazione di Gesù. Nel contempo papa Gelasio sostituì la festa pagana dei Lupercali con quella della Candelora che, dal 14 febbraio, fu anticipata al 2 di febbraio dall’imperatore Giustiniano e rimasta tale fino al tempo attuale in cui la parrocchia di San Lorenzo Isontino ha festeggiato tale giornata con la messa vespertina delle 18,30 presieduta da don Bruno Sandrin. La celebrazione è iniziata con un sottofondo di musiche sacre che l’organista Bruno Razza ha inserito in un’atmosfera musicale, dove le note di altezze diverse si uniscono, si dissolvono ed esulano dallo spartito che non è sufficiente a contenerle e diventano, nell’insieme, una creazione multiforme di melodie di testi diversi di natura mariana (L’AveMaria di Lourdes, La squilla della sera, Viva la Vergine…). Tutti questi brani, mimetizzati con arrangiamenti nati spontaneamente sul momento, non si riescono ad identificare come singolima come un amalgama sonoro che, riprendendo un’assonanza, l’armonizza con un’altra, diventando un unicum compositivo e un’eulogia alla figura di Maria. Don Bruno avvicinandosi ai cesti delle candele, ognuna con un’effige della Madonna, le ha benedette con la recita di una preghiera che ha definito Cristo come luce "per illuminare le genti", invocazione che Simeone eleva al Signore in un passo del cantico "Nunc dimittis". Nell’omelia, il parroco ha delineato la figura di Simeone come colui che ha raggiunto lo scopo della sua vita: ha visto con i suoi occhi l’intervento salvifico di Dio che si realizza in Cristo. L’altra figura, Anna, rappresenta i "poveri di Dio", socialmente insignificante, ma preziosa agli occhi del Signore per la sua fedeltà. Questi due anziani descritti nel Vangelo di Luca, ha proseguito don Sandrin, hanno dedicato ogni giorno della loro vita all’incontro con Dio e il prossimo,mentre noi spesso dimentichiamo la gioia di ricercare Dio: siamo presenti con il corpo, ma assenti con il cuore! La sera dopo, durante la celebrazione della messa in onore di san Biagio, il parroco ha voluto ricordare l’importanza della benedizione della gola e, dopo il rito, ha precisato che benedire la gola significa anche saper usare bene le parole che non debbono in nessun caso arrecare offesa, denigrare o ferire la dignità e la rispettabilità di nessuno.

Articolo del 25/02/2023 di Lucia Medeot

Libera Trampus: donna libera e di grande fede

Lutto nella comunità di San Lorenzo Isontino

image.png
Il giorno 16 febbraio, nella chiesa di San Lorenzo Isontino, è stato celebrato il funerale della maestra Libera Trampus che ci ha lasciato il 10 di questo mese. L’apposizione "maestra" è pienamente dovuta, perché così era conosciuta da tutti e accompagnata con raccoglimento nell’ultimo viaggio, in altre "spoglie", alla santa messa delle 13.15 officiata da don Bruno Sandrin. Il nome proprio "Libera" può essere considerato anche come aggettivo: era una persona "libera" che sapeva esprimere schiettamente le proprie opinioni ed esternare il suo pensiero, pur con quel naturale riserbo che distingueva il suo rapporto con gli altri e il desiderio di tenersi al corrente di ciò che succedeva, senza dimostrarsi inopportuna ma rispettosa della sfera personale di ognuno, che riteneva intangibile perché rispecchiava anche la sua personalità. Ha accolto tanti scolari nella prima classe della scuola primaria (allora elementare), dove si imparava a leggere, scrivere, far di conto e tant’altro, componenti base del sapere. Molti ex alunni la ricordano con il I "grembiule blu", classico elemento d’abbigliamento che Libera indossava con un certo stile, nascondendo sotto un’apparenza sobria, un’eleganza sottesa e impeccabile. In classe rincuorava chi era in difficoltà, non dimenticando una lode sfumata a chi eccelleva. Per lei tutti avevano il diritto di appropriarsi delle conoscenze secondo i ritmi e le capacità personali, per arrivare ad acquisire quelle competenze necessarie per superare l’allora esame di quinta elementare. Nel tempo "libero" si preoccupava di colmare le lacune dei meno dotati, per ovviare alle loro mancanze e non farli sentire da meno degli immancabili "primi"della classe che proseguivano anche da soli il loro iter formativo. Una volta in pensione si è dedicata alla sua villetta, piccola, ma confortevole, che sapeva rendere unica, adornando con fiori variopinti le finestre a balconcino in ferro battuto che, nel tempo, ha deciso di permutare con un appartamento più facile da gestire, in cui si è stabilita assieme alla madre e dove ha vissuto fino ai suoi 99 anni. Ha sfiorato il secolo!
Il centenario sarebbe stato raggiunto a giugno. Desiderava tanto arrivarci, sostenuta da una serenità d’animo che pochi posseggono, non toccata dal tempo che, nel suo flusso inesorabile, non risparmia nessuno, sa essere crudele e spesso avvia alla decadenza. Ed è per questo che Libera cercava di dare il giusto valore a tutti i momenti che viveva, consapevole che ogni attimo è prezioso e non deve essere sprecato. Per lei il tempo "non sprecato" era quello dedicato alla preghiera, una forma personale di raccoglimento dove il tempo non era scandito dall’orologio, ma dall’anelito dell’anima protesa verso l’Infinito, non dimenticando, con i versi di Pablo Neruda, di "prendersi il tempo" per pregare, essere amabile e perdonare qui, sulla Terra. Toccante l’omelia di don Sandrin che, riprendendo le parole del Vangelo di Luca, ha precisato che il nostro cammino quotidiano deve essere dedicato a valorizzare i doni ricevuti, come ha fatto la maestra Libera, donna di grande fede, che ha scelto di fare l’insegnante per educare tante generazioni, anche in tempo di grandi difficoltà. Era una maestra autorevole, ha continuato, non autoritaria, che ha lascato il segno nella vita di tanta gente, e una persona semplice la cui presenza in paese è stata significativa, mai priva di contatto con gli altri. Ha sempre affrontato le difficoltà con coraggio e tenacia, sostenuta da una mente serena fino alla fine, cosciente di un cammino svolto con impegno e serietà.

Articolo del 04/03/2023 di Lucia Medeot

I bambini sono ritornati protagonisti del carnevale

Anche a San Lorenzo Isontino sono stati riproposti gli appuntamenti festosi con i più piccoli

image.png
Martedì 21 febbraio, nella piazza di San Lorenzo Isontino, si è festeggiato l’ultimo giorno di Carnevale a completamento della sfilata del "Giovedì grasso" del 16 febbraio con i bambini delle scuole d’Infanzia e Primaria che hanno percorso assieme le strade del paese fino al Municipio, accompagnati dalle maestre e da alcuni genitori, dove i più piccoli si sono esibiti in un canto mimato sotto la guida delle insegnanti, musicalmente abili nel condurre la breve, ma efficace rappresentazione. La manifestazione carnevalesca del giovedì è continuata il martedì dopo nella piazza del paese con inizio alle 15 e 30.  Poco prima, i bimbi mascherati hanno incominciato ad arrivare, avvolti in una fantasmagoria di colori. Un corteo di mascherine di tutti i  tipi, conornamenti, vestiti e cappelli di fogge diverse, rappresentativi di ogni genere di cartone animato o di protagonisti di collane di libri famosi: l’Hermione di Harry Potter, la Minnie di Topolino, Capitan America, Batman, fatine delle favole e tanti altri che i piccoli indossavano con disinvoltura, immedesimandosi nei personaggi e assumendo le movenze tipiche dei loro
eroi e eroine. Carnevale è davvero un giorno speciale per tutti, ma in particolare per i bambini che, con la loro anima fanciullesca, vivono intensamente l’attimo e assaporano l’aria di libertà che permette loro di "trasgredire", senza eccedere, le regole usuali di comportamento, tirando a piene mani i coriandoli, ingarbugliandosi l’un l’altro nelle stelle filanti o soffiando a tutta forza nelle loro trombette. Sono momenti in cui non vige il silenzio, l’attenzione o lo stare composti a scuola, ordinati nelle strutture sportive e di aggregazione, dove un certo comportamento di base deve essere rispettato. Questo è stato un evento spensierato e festoso,  organizzato dall’AssociazioneVerde Speranza assieme al comitato genitori delle scuole dell’Infanzia e Primaria, con il patrocinio del Comune, che ha coinvolto i componenti di intere famiglie, soddisfatti dell’andamento della festa, frutto meritorio della coesione fra coloro che ne erano i promotori e che, con una sinergia e un dispendio di energie, davvero notevoli, si sono attivati per far assaporare a questi bambini l’aspetto giocondo del Carnevale, ma soprattutto l’importanza dello stare bene assieme, divertirsi, godere della reciproca compagnia, accogliere e accettare chiunque non desideri stare da solo. Nella poesia "I bambini imparano quello che vivono", la pedagogista Dorothy Law Nolte scrive: "Se un bambino vive nell’accettazione e  nell’amicizia, impara a trovare l’amore nel mondo, se vive nell’incoraggiamento, impara ad avere fiducia…", e lì in piazza, in un universo ristretto, ma denso di gioiosità, è nato quel clima amichevole e fiducioso che solo i bambini, cristallini nella loro spontaneità, sanno creare. Dinamiche le animatrici che, con entusiasmo, si sono spese per rendere il momento il più spassoso possibile. Una era dedita a creare delle bolle di sapone, soffiate ad arte, in cui i visi dei bimbi si rispecchiavano e si dissolvevano, immersi in un mondo traslucido che rifletteva i colori dell’arcobaleno. Un’altra colorava i loro volti, e un’altra ancora li intratteneva con delle piccole coreografie, armonizzate con la musica di canzoni conosciute, divertenti e facili da interpretare. Allestita con cura la lunga tavola, prestata da don Bruno, colma di crostoli e di bevande che le componenti genitoriali e di Verde Speranza, sempre attive ed efficienti, offrivano a tutti. Presente anche il sindaco che, cordialmente, ha condiviso la gioia dell’incontro.

Articolo del 11/03/2023 di Lucia Medeot

Quanti talenti abbiamo bruciato nel nostro tempo?

La celebrazione dell’avvio del percorso quaresimale vissuta intensamente anche dalla comunità di San Lorenzo Isontino

image.png
Dai versi di D’Annunzio "dalla polvere era nato ed in polvere è ritornato", che connotano il suo modo di vedere il Carnevale, passiamo a riflessioni più attinenti al periodo quaresimale appena iniziato, analizzando la parola "polvere" che Benedetto XVI definiva "preziosa" agli occhi di Dio. Un tempo nella Chiesa ad ogni fedele che si accostava all’imposizione delle Ceneri si ripeteva la frase rituale (che può essere scelta anche oggi), "Ricordati, uomo, che sei polvere e in polvere ritornerai!", parole che Dio disse ad Adamo in Genesi 3,19, ora attualizzate, in "Convertiti e credi nel Vangelo" presenti nel Vangelo di Marco 1,1-15. La polvere è un insieme di particelle che si posano sugli elementi dell’ambiente che, al minimo alito, si sollevano e si disperdono. Anche la "cenere" è una polvere finissima che, fra le tante prodotte dalla combustione, nella ritualità cristiana,  viene scelta quella ottenuta bruciando i rami di ulivo benedetti nella Domenica dell’Ulivo dell’anno prima. L’Antico Testamento è ricco di riferimenti sulla cenere, come segno di pentimento e di espiazione, ma anche di umiliazione di fronte a Dio e simbolo di devastazione e disfacimento. Molti sono i Libri biblici che ne fanno menzione, in cui i personaggi, vere icone spirituali, vivono episodi di dolore o di contrizione: nel Libro della Genesi con Abramo (…sono polvere e cenere), di Ester (…Mardocheo si  coprì di sacco e di cenere), di Giona(…il re di Ninive si coprì di sacco e si sedette sulla cenere), di Giobbe (…sono diventato polvere e cenere), del Siracide (…gli uomini sono terra e cenere), di Giuditta e del primo libro dei Maccabei (si vestirono di sacco e si sparsero il capo di cenere ), dei Salmi (…di cenere mi nutro come di pane). Questi versetti presenti nella Bibbia, "illuminano" la mente dei fedeli e li aiutano a capire segni e significati sottesi alle celebrazioni che stanno vivendo, fra cui, mercoledì 23 febbraio, quello dell’imposizione delle Ceneri (Sacramentale come tutte le benedizioni), durante la messa delle 18.30 officiata a San Lorenzo Isontino da don Bruno Sandrin. Sulle pareti del presbiterio i quadri con le stazioni della Via Crucis, soggetto rappresentato in tutta l’iconografia cristiana, mentre il rito delle Ceneri non vi appare, perché non fa parte dell’esistenza di Gesù, ma è un suo ammaestramento. La liturgia è iniziata con la musica dell’organo e un canto che esprime la conoscenza che Dio ha dell’ansia dell’uomo. Ed è proprio sull’ansia generata dal nostro desiderio di emergere, di fare da soli senza Dio, che don Sandrin ha incentrato la sua omelia, partendo dalla pochezza e dalla nullità della cenere, che pur nelle sue proprietà benefiche, (usata un tempo per lavare e sbiancare la biancheria…), definisce il nostro fallimento nell’aver bruciato tanti doni preziosi e anche il nostro tempo che non lascia più spazio al silenzio, all’ascolto e alla preghiera. La cenere, ha continuato don Bruno, è provocata dall’egoismo, dal pensare solo al nostro tornaconto, consumando velocemente tanti beni, ma anche tanti rapporti. Concludendo, ha aggiunto che vivere bene la Quaresima vuol dire non volere tutto subito, ma avviare un cammino in cui Dio ci offre un’opportunità, ma non si sostituisce a noi! Dopo l’omelia, la benedizione e l’imposizione delle Ceneri con la lettura previa delle regole legate ai giorni di astinenza e di digiuno, contenute nella Costituzione apostolica di papa Paolo VI. Partecipata e arricchente la presenza dei bimbi e dei ragazzi che si preparano a ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana, elevato il numero dei fedeli.

Articolo del 18/03/2023 di Lucia Medeot

Segni e simboli quaresimali dimenticati nel tempo Covid

Il cammino verso laPasqua nella comunità di San Lorenzo

image.png
Con le Ceneri è iniziata la Quaresima che, quest’anno, per la comunità di San Lorenzo Isontino ha riportato una rifioritura di segni e simboli, interrotti, omessi e quasi dimenticati nel periodo di Covid. Il secondo venerdì della via Crucis, prima dell’inizio del rito, Roberta, una delle catechiste, è uscita dalla sacrestia con in mano due bacinelle colme d’acqua santa che, dopo aver attraversato la navata, ha deposto nelle due acquasantiere, rimaste "vacanti" a lungo. Era arrivato il momento di riappropriarsi dell’acqua benedetta: finalmente la si poteva toccare per farsi il segno della croce entrando e uscendo dalla chiesa! Quante volte i fedeli avevano sfiorato le acquasantiere per poi ritirare subito la mano, delusi dalla mancanza dell’acqua lustrale (purificatrice). Ed è proprio la realtà dell’acqua che ha fatto da fulcro all’omelia di don Bruno nella terza domenica di Quaresima. Il parroco, da vero conoscitore dell’animo dei suoi fedeli e anche della loro "santa" pazienza, considerando la lunghezza del Vangelo di Giovanni lo ha diviso in tre momenti distinti, creando, sul modello della Passione di Cristo, un dialogo fra Gesù, la Samaritana e i discepoli, affidando i ruoli a due lettori e riservando per sé quello di Gesù. Ne è nato un apparato scenico molto semplice, ma estremamente efficace che ha coinvolto e catturato i presenti in un religioso silenzio carico di attenzione, un piccolissimo frammento della "cultura dell’incontro", nel nostro contesto un interscambio fra l’officiante e i lettori proiettato sull’uditorio, per "ricostruire la fraternità, la piacevolezza dello stare insieme, l’esperimentare la bellezza di essere e sentirsi una famiglia. Di seguito, don Sandrin dal leggio ha iniziato la sua omelia, riprendendo il filone dell’acqua "viva", rimedio definitivo ai bisogni più profondi a cui attinge la samaritana che diventa "strumento" per arrivare a Cristo. Dall’acqua, come realtà vitale, ha proseguito don Bruno, Gesù parte per portare il suo annuncio. Un’acqua che è dono dello Spirito e della Parola che possono cambiare la Vita, dare forza e risposte alle insoddisfazioni più profonde, donando una "salvezza" che non si esaurisce nel presente e la Samaritana è corsa ad annunciarla, diventando missionaria. Una samaritana prototipo della Missionarietà, una delle anime del Sinodo. L’altro "segno" altrettanto significante, "lo scambio della pace", che nella seconda di Quaresima è stato ripristinato in forma quasi solenne, iniziando dal presbiterio. Le mani di tutti si sono unite in una stretta che ha rinnovato l’amore fraterno, senza più il timore dello "sfioro" che tanta perplessità aveva causato, allontanando la prossimità. E sotto le splendide tele ad olio rappresentative della Via Crucis, è continuato e continua tale rito con i commenti presentati dalle lettrici, densi di afflato devozionale.

Articolo del 01/04/2023 di Lucia Medeot

"Apriamoci agli altri, usciamo dalla passività che ci chiude in noi stessi!"

Come nelle precedenti domeniche quaresimali, il Vangelo è stato presentato attraverso un dialogo a più voci

image.png
Siamo arrivati alla 5° domenica di Quaresima, vissuta a San Lorenzo Isontino, come le due domeniche precedenti, ascoltando un Vangelo configurato sotto forma di dialogo a più voci; un piccolo apparato scenico a sfondo religioso con parti divise tra Gesù, i personaggi che interagiscono con Lui e un cronista che fa da filo conduttore al dipanarsi delle varie fasi del brano, presentato in modo non usuale, ma di grande impatto emotivo. L’espressività della voce narrante modula il brano evangelico, lo rende vivo e pulsante e, seppur presentato nel suo contesto tipicamente biblico, lo proietta in un oggi che coinvolge i fedeli, rendendoli compartecipi delle esperienze e delle scelte dei personaggi che, plasmati dalle voci sapienti dei lettori, invitano a immedesimarsi in essi, a coglierne le sfumature più profonde e a intuirne le aspettative emergenti. Don Bruno, predisponendo una modalità diversa di "lettura" del Vangelo, affida ad ogni figura un ruolo: il cieco sanato racconta l’accaduto e ne esprime un giudizio, la gente, superficiale, si confronta ma non si espone, i genitori non gioiscono della guarigione, ma la ritengono un problema, i farisei si sentono autosufficienti e non vogliono mettersi in discussione (Vangelo della IV domenica), Lazzaro, ormai morto, diventa l’immagine fallimentare dell’uomo senza Cristo, ma con la fede vince la morte, Marta accoglie Gesù (l’accoglienza come forte priorità sinodale), mentreMaria rimane in casa, ma ambedue, pur con atteggiamenti diversi, credono in Lui. (Vangelo della V domenica). Alla fine della rappresentazione evangelica, don Bruno è passato all’omelia, definendo il cieco, "un missionario", come la samaritana e come paradigma di una vita diventata missione perché offerta a Cristo in modo totale e incondizionato. Attualizzando, don Sandrin ha precisato che tutti siamo chiamati a portare Cristo dove non è presente, evitando di diventare ciechi quando non riusciamo ad orientare i valori della nostra vita, praticando piccoli soprusi e oppressioni o continuando le nostre piccole guerre personali, senza rispettare le idee altrui. Il parroco ha concluso con un augurio quaresimale: "Apriamoci agli altri, usciamo dalla passività che ci chiude in noi stessi!". Al pomeriggio l’esposizione del Santissimo con il canto "T’adoriam ostia divina" seguito da più di un’ora di preghiera e meditazione personale. Alle 17.30 l’inizio della preghiera guidata con canti intercalati da letture evangeliche e commenti mirati. Quest’anno don Bruno ha scelto dei brani tolti dall’enciclica di papa Francesco "Fratelli tutti" estrapolandone le parti più significative. Dopo le letture il canto del Tantum ergo, la benedizione eucaristica solenne con il piviale, l’incensatura e l’alzata dell’ostensorio verso i presenti, riverenti di fronte all’ostia consacrata.

Articolo del 08/04/2023 di Lucia Medeot

A Gerusalemme, con Gesù

È stata ripresa la tradizionale benedizione dell’ulivo, finalmente all’aperto dopo glianni del Covid, nel giardinetto antistante la chiesa

image.png
Due aprile 2023, Domenica delle Palme, Domenica dell’ulivo o, in friulano locale, Domenia da "ualiva". L’uomo "curioso", animato dalla curiositas, come propensione dell’intelletto alla verità e alla conoscenza, va alla ricerca del senso racchiuso nelle parole. Parole come la "palma e l’ulivo". La palma è indice di regalità, di trionfo già nell’antichità, basti pensare alla Vittoria alata che è diventata Vittoria cristiana con in mano un ramo di palma, presente nella terza campata del mosaico pavimentale della Basilica di Aquileia, è simbolo di martirio nell’iconografia cristiana (ogni martire è rappresentato con in mano un ramo di palma), è nominata nell’Apocalisse 7,9 con l’apparizione dei martiri nella loro apoteosi gloriosa (… avvolti in vesti candide, portavano palme nelle mani…), appare nei Salmo 92 (il giusto fiorirà come la palma). L’ulivo nei versi di Pascoli: "Oh, i bei
rami d’ulivo! Son benedetti. Sull’uscio, accanto al letto, metteteci l’ulivo benedetto!". Nella Bibbia come simbolo di onore, che veniva tributato ai re e ai profeti, e di pace con la colomba che, dopo la fine del diluvio, ritorna con un ramoscello d’ulivo nel becco. Tutti i Vangeli, parlano dell’entrata di Gesù a Gerusalemme,Marco e Giovanni descrivono la folla che agitava rami di palma,Matteo parla di rami di alberi, Luca non ne fa menzione. A San Lorenzo Isontino nella domenica delle Palme è ripresa la tradizionale benedizione dell’ulivo, finalmente all’aperto dopo gli anni del Covid, non in ricreatorio ma, per la prima volta, nel giardinetto antistante la chiesa, di fronte alla nicchia con la statua dellaMadonna che ha accolto in un sol sguardo i fedeli in corteo processionale con i rami d’ulivo. Don Bruno Sandrin ha spiegato la sacralità del momento, invitando tutti ad imitare le folle che acclamavano Gesù a Gerusalemme, facendo memoria del suo ingresso salvifico con fede e devozione. Al momento della benedizione i bimbi comunicandi hanno sollevato in alto le piccole composizioni con l’ulivo e l’icona del Cristo con la veste purpurea e la pecorella sulle spalle, mite come Gesù seduto sull’asina all’entrata nella città, realizzati dai cresimandi con molta cura e attenzione, orgogliosi di offrire il loro contributo alla Comunità. Entrati in chiesa, tutti sono stati accolti dal primo canto "Camminerò" del piccolo coro "In cjant" o "Piccoli InCanti" diretto dalla maestra Cristina, con l’intervento dell’organista DavideMoro, abile e paziente nel seguire e sostenere le piccole voci. A seguire la lettura della Passione (Passio) di Nostro Signore secondoMatteo, con lo stesso schema delle precedenti domeniche, con la differenza che il racconto evangelico descrive, con la voce del cronista, la grande sofferenza di Cristo, ripresa anche dalla lauda drammatica (forse la prima in letteratura) di Jacopone da Todi, "Il Pianto dellaMadonna", con il dialogo fra il nunzio, Gesù, laMadonna con il suo dolore e la folla ai piedi della croce. La Passione si snoda con un ritmo crescente che dall’Ultima cena, il Getsemani e l’arresto, arriva all’acme della crocifissione e morte. I fedeli presenti, moltissimi, fra cui tanti bimbi anche piuttosto piccoli, seguivano la lettura in silenzio, consci della morte tragica di Cristo innocente. All’Offertorio il canto "Quelli che amano te", inneggiante al frumento e al vino, Pane e Sangue della "Madre Terra", e al lavoro di quelli che amano Te. L’Osanna si è alzato vibrante al Santo, con un’intercalare di più voci. L’ultimo canto, molto ritmato, è stato coronato da un caloroso applauso, ben meritato. Alla fine la benedizione solenne.

Articolo del 15/04/2023 di Lucia Medeot

“Diversamente giovani” che rimangono giovani nel profondo del loro animo

Incontro dei meno giovani del paese con i bambini che frequentano le aule della locale scuola dell’infanzia

image.png
In un piccolo paese come San Lorenzo Isontino le iniziative non mancano, da parte di gruppi o Associazioni dedite al volontariato, fra cui Verde Speranza da sempre attiva nella solidarietà, con interventi mirati e spesso creativi a favore dei più fragili. L’appellativo "Speranza", è lo stesso di una delle tre virtù teologali che va di pari passo con la Carità, che non è solo donare cose materiali, ma intervenire in caso di bisogno, diventare una garanzia per chi crede di non avere più fiducia nel futuro e attivarsi per alleviare la sua solitudine. "Verde" come la Natura che gratuitamente dà ristoro e riparo ai piccoli esseri indifesi che in essa si rifugiano, quasi una metafora degli associati di Verde Speranza che così fanno con i meno fortunati. Verde, perché l’età non è solo verde e carica di aspettative per i giovani, ma anche per coloro che giovani non lo sono più: lo sono solo "diversamente". Gli anziani sono giovani nell’animo, dalla loro hanno la saggezza, la sapienza coerente di chi sa scindere il giusto dall’ingiusto, la prudenza e la probità di chi ha
vissuto a lungo e che può trasmettere ciò che sa. Verde Speranza è stata presente con dedizione in periodo di Covid, si è dedicata alla vendita delle uova di Pasqua a sfondo solidale e il giorno 4 aprile ha creato un incontro per gli anziani del paese coinvolgendo i piccoli della scuola dell’Infanzia. I bambini, si sono avviati in fila ordinata verso la piazza del paese accompagnati dalle maestre che, sollecite e attente come sempre, non perdevano d’occhio i loro "pulcini" che, in realtà erano la personificazione di quelli "reali", nati per davvero, come piccoli esseri piumosi usciti, uno dopo l’altro, delle uova tenute al calduccio nella piccola incubatrice della scuola. Un lavoro di preparazione attento e scrupoloso, davvero notevole, per le docenti e i collaboratori. Un evento straordinario per la sua dimensione innovativa. Dalle uova donate da un contadino, mostrate ai piccoli nel loro aspetto esteriore (guscio) e nella loro conformazione biologica interna (albume e tuorlo), termini che potrebbero risultare difficili da memorizzare per i piccolini di quella fascia d’età, ma accessibili se proposti con la dovuta "cautela"  didattica a misura di bambino, introdotta con gradualità e rispettosa dei ritmi personali di ognuno. L’incontro doveva avvenire nel giardino della Madonnina con i bambini che facevano corona alla Vergine, ma il vento impetuoso che soffiava instancabile, arrossando i visetti e arruffando i capelli sfuggiti dalle cuffie o dai berretti in bilico sulle testoline, ha obbligato il gruppo a rifugiarsi nel ricreatorio. Una volta all’interno, a nome dei piccoli, è stato consegnato a tutti un biglietto augurale realizzato con una poesia e dei disegni che raffiguravano i pulcini appena nati che, hanno raccontato i bimbi, con il loro pigolio incessante accompagnavano i loro momenti ludici e di impegno. La poesia, con pochi versi in rima, ha "raccontato" la storia dei pulcini, ognuno con una caratteristica diversa che ha definito il loro nome: Scoiattolo, Macchietta, Chiacchierino, Fiocchetto, Nerino e Piuma. I bimbi, composti e interessati a ciò che ascoltavano, hanno ricevuto i ringraziamenti della Presidente per la loro capacità, sia attentiva, sia grafico pittorica. Sono intervenuti anche un anziano che ha parlato a nome degli Alpini e don Bruno che ha porto gli auguri ai bimbi, auspicando che qualcuno di loro possa far parte in futuro del coro "Inciant" della maestra Cristina. Alla fine i piccoli si sono ritemprati con pizze e bibite, offerte con premura dalle volontarie.

Articolo del 22/04/2023 di Lucia Medeot

La Settimana Santa nella comunità di San Lorenzo Isontino

Dopo la sosta imposta dall’epidemia di Covid, ripresa nel Giovedì Santo la tradizione della Lavanda dei piedi ai bambini

image.png
Egeria, scrittrice cristiana nel suo diario di viaggio ha definito la Settimana Santa come Grande Settimana o SettimanaMaior e ci ha reso una testimonianza di come la ritualità propria del periodo pasquale sia nata lentamente fin dai primordi della Cristianità nella chiesa di Gerusalemme di cui la "pellegrina" ha registrato con puntualità i vari procedimenti liturgici. Con il Sabato di Lazzaro, giorno antecedente alla Domenica dell’ulivo, (che, nella nostra ritualità, il racconto viene letto la domenica prima delle Palme), si arrivava alla notte del Mercoledì Santo, al tradimento di Giuda, (riprodotto nell’affresco del "bacio di Giuda" di Giotto) a cui seguivano i momenti della Passione, celebrati nel Triduo pasquale. Egeria racconta come tutte e tre le notti erano destinate alla veglia con preghiere, letture e diverse modalità rituali che, seppur con procedure diverse, continuano ancora oggi. Dall’Oriente del IV secolo al contesto attuale della Comunità di San Lorenzo Isontino dove pure si è celebrato il Triduo pasquale. Dopo gli ultimi suoni festosi delle campane a distesa al canto del Gloria, è iniziato il lungo silenzio: tacciono le campane, si attutisce il suono dell’organo, le campanelle rituali si abbassano di tono, come se l’Universo intero partecipasse con il fedele ai momenti della Passione di Cristo che ha il suo preludio nell’Ultima Cena. Nella celebrazione del Giovedì Santo, commentando il Vangelo di Giovanni, don Sandrin all’omelia ha precisato che "lavare i piedi" è un atto d’amore che diventa azione di servizio e, sedendosi davanti ai 12 bambini comunicandi, ha iniziato il rito commemorativo. Dopo il Covid finalmente è stata ripresa la consuetudine della "Lavanda". I bimbi emozionati hanno partecipato con grande compostezza, consci che il momento non era sentirsi protagonisti, ma riproporre le
azioni di Gesù che, donandosi, si è fatto "piccolo" come loro. Il Venerdì Santo, la lettura della Passione alle 15 e la Via Crucis alle 20 con le stazioni commentate dai cresimandi e i canti proiettati sul grande schermo. Come conclusione la lettura accorata di don Bruno di alcuni pensieri di papa Francesco sulla Croce: "quella dei migranti che trovano le porte chiuse, dei piccoli feriti nella loro innocenza, delle persone affamate di pane e di amore, assetate di giustizia…". La notte del Sabato Santo con la Benedizione del fuoco all’esterno e il protrarsi del buio nella navata, che si rianimava al chiarore del cero che si faceva sempre più vivo nel procedere lungo il presbiterio del piccolo corteo con don Sandrin e i chierichetti. Al  Gloria lo scampanio prolungato di tutte le campane, fra cui la campana grande con il battacchio nuovo rimasto spezzato a lungo. La Coral di San Lurinz, ha ripreso con i canti il contenuto delle letture e accompagnato tutti i momenti della celebrazione, con un nutrito repertorio fra cui l’AveMaria con l’Amen a più voci. L’acme musicale è stato raggiunto con il canto "Vittoria" che ha prodotto fragorosi applausi.

Articolo del 29/04/2023 di Lucia Medeot

Andare verso gli altri per scoprire la vittoria del bene

Nel giorno di Pasqua, la comunità di San Lorenzo ha voluto ricordare anche il 12°anniversario della morte di don Nino, a lungo suo parroco

image.png
Dopo il Triduo pasquale, il tripudio della Pasqua, il richiamo delle campane, protagoniste delle festività, annunciatrici di un messaggio che profonde la gioia dell’evento a colui che già lo conosce e anche a chi, incuriosito, ferma il suo daffare per ascoltare i battacchi che battono ritmici, creando un’armonia che si evolve in un vortice di suoni che esaltano la gloria del Signore. Citando D’Annunzio in Pasqua di Resurrezione: “Suonano le campane. Un suono che viene a te a chiamarti alla “rinascita”, a dirti che la terra rifiorisce se
il tuo cuore si aprirà con un boccio in questa chiara alba di risurrezione”. Ma ciò che rapisce l’anima di chi crede sono i versi di Manzoni nei suoi “Inni Sacri”, in cui esprime tutta la sua gioiosità nel sentirsi credente. Il primo è proprio “La Risurrezione”, dove si ripete per tre volte: “E’ risorto!”, di impianto corale, cioè dedicato a tutti i credenti senza alcuna distinzione di status. Ed è a tutti i fedeli presenti nella chiesa di San Lorenzo Isontino, nella Domenica di Pasqua, che don Sandrin si è rivolto commentando le parole del Vangelo diMatteo (…andate ed annunciate…). “Anche il nostro compito è quello di andare verso gli altri per riscoprire insieme che il bene può vincere il male, capire cosa cambiare e decidere di fare il primo passo, sull’ esempio di Gesù risorto, che ci invita a condividere le Sue aspirazioni e la Sua stessa mentalità nella vita. Lo dobbiamo fare, ha continuato il parroco, rinnovando la nostra solidarietà con gli ultimi, mai convinti di essere arrivati, ma ancora in cammino nella nostra quotidianità supportata dalla fede. Ha continuato, rivolgendosi anche a coloro, non sempre presenti alla messa domenicali, precisando che l’esortazione non vuole essere un rimprovero, ma un incoraggiamento a vivere l’esperienza di pace della Risurrezione”. Don Bruno ha concluso ricordando il 12° anniversario della morte di don Nino, una personalità forte, spesso controcorrente, ma coerente con la sua vocazione di sacerdote inserito in una Comunità che ha saputo far tesoro dei suoi insegnamenti. Ripercorrendo i suoi gesti, don Sandrin, con il turibolo d’argento mosso più volte verso i punti cardinali, ha percorso la navata nei due sensi, per incensare e benedire non solo i fedeli presenti ma anche gli assenti, impediti per cause diverse. Tutti chinavano il capo al fluire profumato dell’incenso, (già donato dai Magi come segno di onore alla Divinità di Gesù e simbolo di preghiera), pienamente consci che la presenza del Risorto trasvolava su di loro. A rendere la celebrazione più solenne, la presenza della Coral di San Lurinz-don Nino Bearzot, che all’ingresso ha cantato “Porta regale” con le parole ripetute:” Lo è il Verbo Incarnato”, preceduto e concluso dalla sola musica dell’organo, suonato dal maestro Lorenzo Medeot. A seguire” il Kyrie, il Gloria, il Santus e l’Agnus Dei, tratti dallaMissa Brevis del compositore Francesco Spagnoli detto Rusca (1643-1704), con una compagine coristica che
 non ha l’eguale, capace di aumentare l’escalation delle voci per accentuarne una o più nei confronti di un’altra, sotto la direzione impeccabile della maestra  ìRaffaella Visintin, che avviava i coristi con movimenti fluidi, naturali e un sorriso che li stimolava a esprimersi al massimo. Il Christus Vincit finale o Laudes Regiae, melodia gregoriana di grande effetto che, con il suono trionfale dell’organo e le voci orientate del coro, ha sollevato, come da consuetudine, un’ovazione generale. Alla fine don Bruno ha sollevato la reliquia della croce che un tempo veniva baciata processionalmente.

Articolo del 06/05/2023 di Lucia Medeot

Donatori: presenza silenziosa ma insostituibile

Il centro civico di San Lorenzo Isontino ha ospitato l’assemblea dei componenti della locale sezione intitolata a "G.Paravan"

image.png
Presso il centro civico di San Lorenzo Isontino, si è riunita nelle scorse settimane l’assemblea dei soci della sezione locale Donatori di sangue "G. Paravan". La Presidente Tiziana Trevisan per nulla scoraggiata dal numero limitato dei partecipanti, ne ha motivato l’assenza e ha iniziato determinata la riunione. Ha esordito puntualizzando che la grandezza dei donatori sta nel "donare" sangue e tempo, con serietà, impegno e generosità, rimanendo nell’anonimato. Proseguendo, ha evidenziato le "qualifiche" dei presenti, fra cui il vice sindaco Flavio Pecorari e i due giovani Christian ed Elia. Tiziana, ha definito con orgoglio le mansioni dei due ragazzi: Christian come valido aiutante nella stesura del rendiconto annuale e altro ed Elia che, come organico giovanile, ha un carisma innato nell’avvicinare i coetanei e invogliarli a donare il sangue. Elia si è definito "un manovale", ma non lo è perché il vero mano-vale usa le mani che "valgono" per antonomasia, ma non fanno nulla senza l’intervento della mente e soprattutto del cuore. La sua stessa umiltà parla per lui: non è la vanagloria che qualifica la persona ma l’abnegazione che porta a rinunciare ai benefici personali per un bene più alto. Questo ideale vale per tutti i donatori volontari che offrono qualcosa di sé per salvare la vita di tanti. La presidente ha ripreso, precisando che il 14 giugno ricorre la Giornata Mondiale del donatore istituita a partire dal giorno della nascita di Karl Landsteiner scopritore dei gruppi sanguigni ABO (ABzero).  La FIDAS, ha specificato, collabora con tutti gli enti presenti sul territorio, fra cui l’AISM (Associazione italiana sclerosi multipla), alla quale, nelle giornate della "gardensia" 4 e 5 marzo, è stato devoluto il ricavato della vendita di gardenie, ortensie e mele. Efficace anche la collaborazione con la parrocchia e il Comune, in occasione del Nadal in plaza. Tiziana ha accennato alla piccola stele locata nel giardino antistante al Comune, raffigurante una goccia di sangue stilizzata, posata su un ceppo marmoreo, "testimone" muto che racconta al passante il valore del sangue donato che, con la dedizione dei volontari, ritorna a scorrere ritemprato in un organismo indebolito dalla malattia. Continuando, ha definito il numero dei donatori attivi (259) che hanno donato anche in tempo di Covid, e delle donazioni che hanno raggiunto nel 2022, la soglia di 180, cifra consistente per una realtà piccola che, assieme a quelle più grandi viciniore, ha permesso di garantire il sangue anche a regioni diverse dalla nostra. La Presidente ha elogiato la Fidas per l’acquisto di magliette e felpe "rosse" per rendere più visibile l’abbigliamento dell’Associazione, con la proposta del logo "Fidas Isontina San Lorenzo" con due linee spezzate ricurve che si intrecciano in un percorso senza fine, una metafora del sangue che fluisce e rifluisce. Nel contempo l’arrivo di Feliciano Medeot presidente della Fidas Isontina, sempre limpido nell’esposizione in italiano e friulano, che precisa di essere stato egli stesso presidente della Fidas locale, sempre operativa e mai chiusa in se stessa. Esprime il suo orgoglio per il numero delle donazioni, a cui ha contribuito con più di 120. Segue l’intervento del vice sindaco che ha voluto ribadire l’importanza delle raccolte plurime con l’enoteca, illustra il progetto con le scuole realizzato con la collaborazione delle maestre ed evidenzia la capacità dei donatori di operare in rete con le Associazioni. La Presidente, concludendo, informa che si farà un’elargizione a favore di Marco ed Alessio, sempre vivi nel ricordo di tutti.

Articolo del 20/05/2023 di Lucia Medeot

Intensa celebrazione nella parrocchiale di San Lorenzo

Chiamati alla Mensa

image.png
Domenica 7 maggio a San Lorenzo Isontino è stata celebrata la messa di Prima Comunione per 16 bambini. Il percorso catechetico per arrivarci è stato lungo e accurato. E’ iniziato con un incontro previo con i genitori per renderli edotti sulla spiritualità del momento che i loro figli si accingevano a vivere. La riunione presieduta da don Bruno si è svolta nella massima serietà con spiegazioni esplicative e risposte pertinenti a domande poste per superare dubbi e perplessità, con alla fine la consegna di test per approfondire le motivazioni che hanno portato le famiglie a fidarsi e affidarsi al parroco e alle catechiste, per percorrere assieme un itinerario comune. Apprendere i valori e i simboli religiosi risulterebbe vano, ha chiarito il parroco, se non viene supportato da gesti reali di accoglienza e di condivisione nei confronti dell’altro, sia esso vicino o lontano, per cui la catechesi non è solo un imparare delle verità di fede, ma un aiuto alla maturazione personale, ad un approccio sociale che ti porta ad apprezzare e condividere il bello e il buono della vita di ognuno, sulle orme di Gesù di Nazareth che ha diffuso la "Buona Notizia", l’Evangelo, che spiana la strada per arrivare al bene. La prima confessione di domenica 30 aprile che ha visto i bambini accostarsi timorosi al sacramento ma, memori degli insegnamenti ricevuti durante il percorso catechetico, hanno vinto la timidezza iniziale e, superato lo scoglio della "prima volta", si sono accostati al sacramento della Penitenza, per poi immergersi in una preghiera silenziosa di ringraziamento a Colui che aveva appena disciolto le loro colpe, infinitamente lievi sul piano umano, ma per loro bastevoli per una richiesta di perdono. Il giorno della Prima Comunione, 
comunicandi, in fila ordinata, sono entrati in chiesa avviandosi all’altare e consegnando la propria candela ai papà che l’hanno accesa al fuoco del grande cero e portata poi dai bimbi sul candelabro sistemato accanto al fonte battesimale. Le sedici candele accese, ognuna
rappresentativa di un bimbo, creavano dei bagliori intensi di luce, che rimandavano a Gesù luce del mondo. L’omelia di don Bruno si è rivolta agli adulti, invitandoli a considerare la Parola di Dio, non di circostanza ma come un indice di riferimento fondamentale per la vita quotidiana. La messa è una ripartenza, ha continuato don Sandrin, una scelta dei genitori di questi bambini che possono farli partecipare alla celebrazione domenicale o accompagnarli di persona, dando alla domenica un senso vero come giorno di carità e di dialogo. Le intenzioni alla preghiera dei fedeli, sono state un inno di richiesta alla pace. Dopo il momento speciale della Comunione, il coro ha continuato con canti inediti che la maestra Cristina dall’alto con le braccia alzate verso i cantori accanto a lei e, nel contempo, rivolte ad alcuni comunicandi anch’essi coristi, ha diretto cantoria e platea in modo magistrale e innovativo. A sorpresa e su invito del parroco il canto "Metti un posto a tavola" a cui tutti hanno partecipato con il battito delle mani.

Articolo del 20/05/2023 di Lucia Medeot

Chiamati ad essere santi

Visita dell’arcivescovo all'azienda agricola "LisNeris" di San Lorenzo Isontino

image.png
Sabato 29 aprile a San Lorenzo Isontino un evento importante: l’arrivo dell’Arcivescovo Carlo Redaelli in visita
all’azienda agricola "Lis Neris", in ottemperanza al suo percorso diocesano legato alla pastorale sociale e del lavoro.
Era una giornata dal tempo variabile con il sole che ammiccava tra le nubi e sembrava specchiarsi in quello artisticamente
riprodotto su uno dei muri esterni di Lis Neris. Nella grande sala predisposta per la cerimonia era sistemato l’altare con la tovaglia
bianca, il messale, gli arredi sacri e, accostata, una poltroncina di velluto rosso per l’Arcivescovo, giunto poco prima delle
undici assieme a padre Roberto Benvenuto. Come il Buon Pastore conosce le sue pecore, così Monsignor Carlo ha voluto
conoscere i suoi fedeli salutando tutti con affabilità e incoraggiando le persone fisicamente fragili, comunque presenti. La cerimonia è iniziata con l’intervento del coro dei bambini "In Cjant" o Piccoli Incanti, diretto dalla maestra Cristina Del Negro, che hanno dimostrato di sapersi inserire con naturalezza nella cerimonia, accompagnandola con i canti, i cui testi erano quasi dei dialoghi in prima persona con il Signore (Credo in Te Signore e nel Tuo amore…), con un Tu spontaneo che avvicina l’alterità di Dio alla loro identità di bambini. L’Alleluia al Vangelo con l’alternanza delle piccole voci che, supportate dalle mani rapide e in gioiosa esortazione della maestra, hanno attirato l’ammirazione dei presenti e l’elogio del Vescovo. All’omeliamons. Carlo ha precisato che
il 29 aprile è il giorno dedicato a Santa Caterina da Siena, soffermandosi sul significato dell’essere santi, cioè delle persone che hanno una "specializzazione", immagine inedita che specifica la missione a cui sono dediti: Camillo De Lellis aimalati, Giovanni Bosco all’educazione dei ragazzi, Vincenzo de’ Paoli alla carità, Agostino d’ Ippona alla teologia... Proseguendo, ha delineato la figura di
Santa Caterina da Siena, giovane vissuta nella seconda metà del 1300, raffigurata nella statua marmorea di Pietro Bernini, grande
donna dedita alla preghiera fin da bambina. Come santa della carità, assisteva i poveri e curava gli ammalati. È stata nominata da Paolo
VI dottore della Chiesa, titolo che nella Chiesa è come un premio Nobel, ha precisato il presule, nominando il "Dialogo della Divina Provvidenza con "Il Ringraziamento alla Trinità" della santa. Pur non sapendo né leggere né scrivere ha inviato tante lettere al papa Gregorio XI, nella sede di Avignone, affinché ritornasse a Roma. È una santa con tante specializzazioni, ha continuato rivolto ai
bimbi: santa della Riforma della Chiesa, della teologia, santa politica come ambasciatrice di pace, patrona d’Italia e dal 1999 compatrona d’Europa. Il vescovo ha concluso dicendo che "tutti siamo chiamati ad essere santi e a vivere il Vangelo" e, dopo la lettura del Prefazio dei dottori della Chiesa, ha ringraziato Alvaro Pecorari, proprietario dell’azienda, e don Bruno per l’accoglienza.
Pecorari ha ringraziato a sua volta e, raccontando aneddoti della sua infanzia, ha esaltato la bellezza del ruolo dell’agricoltore che fa vivere la giornata in modo più vero.

Articolo del 27/05/2023 di Lucia Medeot

In festa per Sant’Eurosia

Tradizionalemomento comunitario a San Lorenzo Isontino

image.png
Le commemorazioni che in una Comunità si ripetono ogni anno, assumono una valenza culturale radicata in una matrice comune: il
ricordo, la "rimembranza" che, in Leopardi, crea una solida connessione con il passato. Un ricordo percepito come un insieme di emozioni e di memorie che si rinforzano nella ripetizione di gesti e celebrazioni collettive simili, ma mai uguali perché, come il tempo trasforma le cose pur mantenendone inalterate le qualità intrinseche, così si modifica l’ambiente e le situazioni relativi ad un dato evento, nel nostro caso la festa di Sant’Eurosia che si ècelebrata domenica 21 maggio a San Lorenzo Isontino.
La processione rogazionale al capitello di Sant’Eurosia (Sant’Iurosa nel friulano locale), si è svolta su un percorso fisso, ma in uno scenario naturale mutevole: le folate di vento che spiravano dallaMont Granda si erano affievolite e sfioravano appena i pampini delle viti, le fronde degli alberi apparivano più lussureggianti, non ancora toccate dalla siccità, con le foglie roride della pioggia battente di questi giorni; molti i fedeli presenti, ma manchevoli di tanti altri che percorrono ora i sentieri eterei del Cielo. Ma il significato della ricorrenza è rimasto: ritrovarsi assieme per festeggiare un’icona della santità, Sant’Eurosia, il cui cippo è diventato patrimonio  devozionale di una gente che ritrova in esso una parte del suo passato. Alle ore 10 il sagrato della chiesa era gremito di persone che facevano ala attorno a don Sandrin che, come usualmente fa, ha tracciato storicamente l’etimo e l’origine delleRogazioni: leMaggiori  che rimandano,cristianizzandola, alla festa pagana "Robigalia" (da Robigus dio romano della Ruggine) che proteggeva le messi da questo morbo e, leMinori, istituite da San Mamerto, in sostituzione della processione pagana "Ambarvalia" per la fertilità dei campi. Guidata da don Ugo Bastiani, orgoglioso della sua stola multicolore proveniente dal Perù, la processione si è avviata, supportata dai canti della Coral di San Lurinz, dall’esecuzione sempre perfetta. Le orazioni e le preghiere recitate da don Ugo con un ardore che rende unico il suo essere sacerdote, un’affabilità gioiosa e un carisma tutto suo, capace di infondere quella serenità sottesa a un briciolo di buon-umore che ha usato per rendere fervente il cammino e alleggerire la domanda a sfondo teologico, rivolta a sorpresa a un uditorio non del tutto preparato sull’argomento. Nel cammino, tre erano le benedizioni dedicate al paese, alle campagne e all’area cimiteriale: di protezione per gli abitanti di San Lorenzo e dei suoi luoghi educativi, di vita e di lavoro che concorrono alla trasmissione del sapere, dell’onestà e dell’operosità; di ringraziamento per la campagna resa fertile e ospitale dagli antichi Padri, confidando che possa continuare a dare pane e lavoro alla nostra gente; di accoglienza ai defunti concui ci  confrontiamo con la preghiera. Arrivati al capitello, la santa messa celebrata da don Sandrin su un semplice altare da campo, con un’omelia ragguardevole sull’Ascensione e su Sant’Eurosia, giovane martire che ha affrontato con coraggio la morte purdi rimanere fedele alle sue convinzioni. Invocata come protettrice dei raccolti, i popoli di queste terre le hanno dedicato il capitello, con sullo sfondo la cuspide del nostro splendido campanile. Alla preghiera dei fedeli la supplica a Sant’Eurosia per la produzione di un raccolto sufficiente per tutti. Caloroso l’applauso al coro, unito ai ringraziamenti di don Bruno ai presenti e ai collaboratori, così tanti da diventare un "modello" operoso per ogni Comunità.

Articolo del 03/06/2023 di Lucia Medeot

60 anni del Gruppo Alpini

L’evento lo scorso sabato 26maggio alla baita "F.Musina" di San Lorenzo Isontino

image.png
Sono numerosi i gruppi corali che si sono esibiti a San Lorenzo Isontino in questi anni, ma i tre cori di sabato 26 maggio alla baita "F . Musina" in occasione del 60° anniversario dalla fondazione del gruppo Alpini, hanno saputo rappresentare con la magia della musica, il senso di appartenenza ad un Corpo consolidato nel tempo. Una serata speciale, con il clima proprio di fine maggio e il caldo già afoso del pomeriggio che si stava affievolendo, mitigato da una brezza appena accennata che accompagnava i coristi diretti al palco per le presentazioni: "CoroMonte Sabotino" diretto da Marco Mersecchi, "Coro A.N.A Ardito Desio", diretto da Nazario Modesti", Coral di San Lurinz - don Nino Bearzot" diretto da Raffaella Visintin. Dopo le parole di accoglienza del Presidente della sezione locale Roberto Stacco, Rosalba Terpin, presentando la Coral di San Lurinz, esibita per prima, ne ha delineato la storia, precisando che nel 2011 l’allora parroco, ora defunto, don Nino Bearzot, a cui è stato dedicato il nome del coro, ha appassionato i coristi alla Polifonia. I brani della Coral in apertura: Stelutis Alpinis in friulano, un inno alla terra friulana martoriata da guerre e emigrazioni, un canto all’alpino morto "soterat" (sepolto) ta’ "cretis "(creste o crode, cime rocciose tipiche delle Dolomiti), ricco di diminutivi affettuosi tipici del friulano scritto e parlato; "Maria Lassù" e "Sul ponte di Bassano". A seguire il coro Monte Sabotino con la presentazione dei contenuti dei canti e del significato dell’ambiente alpino che facilita il volersi bene, sentimento che fa da collante alle canzoni ed è reso più espressivo dalla passione amorevole che vi mette il maestro Mersecchi. Il coro inizia con un canto di struggente tenerezza "La Pastora", con protagonista una pastorella dei pascoli alti del Trentino con i suoi caprin e un
lupo che "l’ha magnà il più bel caprin che la pastora aveva…". L’altro testo, ambientato sempre nel Trentino, esprime l’eroico coraggio di sei alpini che con un attacco alla baionetta conquistano e occupano la vetta di un monte: "Giù il cappello davanti agli Alpini!".
Questi soldati impavidi che con fatica attraverso sentieri impervi e monti scoscesi raggiungono lassù un "Rifugio bianco". Segue una canzone che riecheggia una villotta friulana (composizione popolare a più voci) che racconta di una fanciulla che invoca la bella stella e i santi del Paradiso affinché il Signore fermi la guerra e torni al paese il suo bene: "Ai preat la biele stele" e infine "Benia Calastoria", con Beniamino tornato ormai sconosciuto alla sua valle. Emozionante l’entrata del coro A.N.A Ardito Desio di Palmanova con i coristi con la nappina, presentato dal direttore Nazario Modesti, arguto e faceto nell’esposizione, che ha sottolineato come lo spirito amicale del gruppo, sia quello di mantenere vivi i canti degli Alpini. Ha raccontato aneddoti divertenti fra cui quello delle magliette con la scritta che definiva il suo coro come il più brutto del mondo, il che non è. Di seguito, un canto musicato da Nazario su un testo sul fiume Isonzo, sacro per tutti, scritto da un tenente corista che ha spiegato di aver usato parole semplici, sentite, per esprimere il dolore impresso in quel sangue d’autunno. Altro canto "Da Udin siam partiti", a
tema militare e "Daur San Pieri". Di elevato effetto scenico e di notevole spessore musicale, l’esecuzione a cori uniti di "Signore delle cime", seguita da Daur San Pieri, sotto la direzione della maestra Raffaella, talmente brava da dirigere con naturalezza e maestria un alto numero di coristi, entusiasti e altrettanto bravi.

Articolo del 10/06/2023 di Lucia Medeot

Sessant’anni di costante attività per le penne nere

Gli alpini di San Lorenzo Isontino hanno ricordato l’anniversario di fondazione del locale gruppo e gli otto lustri dall’inaugurazione della loro baita

image.png
Siamo nel 2023, sono trascorsi quasi 40 anni dall’inizio ufficiale di attività della baita degli Alpini di San Lorenzo Isontino, intitolata
 a Franco Musina, giovane alpino mancato prematuramente. La baita ha una derivazione etimologica incerta, ma una connotazione unanime la definisce come struttura di alta quota, riferita poi a qualsiasi costruzione alpestre o immersa nel verde, isolata come la nostra, protetta da alberi, veri giganti creaturali, ubicata su un terreno chiamato "Sfuei". Il corpo degli "Alpini" fu fondato il 15 ottobre 1872 a Napoli dal re Vittorio Emanuele II per proteggere i territori "alpini" (ai "piedi delle Alpi"). Ciò che distingue l’onorato Corpo è il Cappello alpino dalla caratteristica penna di diversi colori (nera, marrone, bianca) a seconda dei gradi dei componenti. La forma è trattadal copricapo tondo a bombetta con la  piuma, indossato dall’eroico protagonista Ernani dell’opera "Ernani" di Giuseppe Verdi (adattata dal dramma di Victor Hugo, Hernani), divenuto paradigma del fervore patriottico che animava il Risorgimento, in cui anche gli Alpini si sono distinti. Il copricapo continua a suscitare grande rispetto, e così è stato domenica 28 maggio alla festa del 60° di fondazione al passaggio degli Alpini che, dopo aver deposto la corona d’alloro alMonumento ai Caduti, si sono avviati verso la baita dove, al suono dell’Inno Nazionale, si sono schierati per l’alzabandiera. Roberto Stacco, presidente della sezione locale ha dato il benvenuto ai convenuti, fra cui: i rappresentanti delle varie sezioni, il sindaco, le autorità comunali, don Bruno, il maresciallo dei carabinieri, Alberto Tofful con il Labaro Sezionale di Gorizia che compie i cent’anni di fondazione, la direttrice del coro, la sua presidente e la presidente dei Donatori di sangue. Anche don Bruno ha porto il suo saluto e ha iniziato la celebrazione accompagnata dalla Coral di San Lurinz, che ha esorditocon il canto, "Al sun da ljs ciampanis",  ormai classico come ouverture, con il subitaneo riecheggio delle campane a festa che, dall’alto del campanile, con le corde tirate dai scampanotadors, hanno reso omaggio al Corpo. Dopo l’Alleluia, l’omelia di don Sandrin che ha attualizzato il messaggio del Vangelo della Pentecoste: "Bisogna superare divisioni e preconcetti, per arrivare a una nuova capacità di  "linguaggio", quello dell’Amore, che supera ogni barriera e accomuna nella diversità, come fanno gli Alpini che si impegnano a favorire l’unità e la fraternità, quali vie di amore vissuto e offerto agli uomini e ai popoli con l’impeto della gratuità." All’Offertorio l’alzata delle insegne delle associazioni d’arma e il canto "Stelutis alpinis" seguito da "Maria lassù". Roberto Stacco ha delineato la storia del gruppo nato il 2 aprile 1963, alla presenza del dottor Italo Querini, allora Presidente della sezione di Gorizia. Ha ringraziato i capigruppo succeduti, per aver continuato a operare sempre con grande spirito alpino, ricordando, commosso, Ugo Visintin e Luigi Medeot che, con duro lavoro, coadiuvati da alcuni soci presenti, hanno creato la sede attuale. Nel 1976 sono partiti per Attimis in aiuto ai terremotati che, grati per l’aiuto, hanno donato agli alpini la baita, inaugurata nel1984. Stacco ha dato la parola a Alberto Tofful che ha portato i saluti del Presidente Verdoliva e espresso gratitudine al Comune per l’aiuto nei momenti di difficoltà. Il sindaco ha elogiato l’abnegazione degli Alpini, affermando di sentire, ora, la vibrazione di quelli cheoperano in Emilia Romagna. A chiusa "Signore delle Cime", accolto con la consueta  ovazione, e uno squisito rancio alpino.

Articolo del 10/06/2023 di Lucia Medeot

Il "grazie" alla terra per i doni gratuiti offerti ad ogni uomo

Spettacolo di fine anno alla Scuola dell’infanzia incentrato sull’attenzione alla natura e sull’importanza di salvaguardare le ricchezze del pianeta

image.png
Grande festa nelle scorse settimane alla Scuola dell’Infanzia di San Lorenzo Isontino, a coronamento di un lungo percorso didattico, ludico e ricreativo che ha caratterizzato l’anno scolastico 2022-2023. Un tripudio di sorrisi, di colori, di voci, in attesa dei bimbi che si stavano preparando per la presentazione del loro repertorio a sorpresa. All’ora designata la compagine famigliare era ben schierata sotto un albero ombroso ed ecco i bimbi che, tenendosi per mano, uscivano e si avviavano ai posti loro assegnati. D’effetto la "Filastrocca sulla Terra", breve testo in rima baciata che, con una metafora che associa il nostro pianeta a un pallone, "celeste" come l’acqua, "verde" come l’erba e le piante, "marrone" come la terra che le fa germogliare. Il gruppo dei grandi della squadra gialla ha espresso in modo toccante la tematica della Terra ammalata, inquinata e rovinata dalla poca attenzione e dal disinteresse dell’uomo. Al suono di uno strumento digitale ecco i medi e i piccoli che, rinforzati dai grandi, si sono esibiti nella canzone "La nostra Terra", con movenze aggraziate del corpo e delle braccia, volteggi e piroette, vocalizzi con salti e balzi in avanti e di lato che, seguendo la musica, diventavano una danza ritmata che esaltava "l’armonia della Terra con i suoi colori". L’energia e l’entusiasmo che trasparivano da quelle piccole figure in movimento erano talmente spontanei, seppur rigorosi nella corretta esecuzione musicale, da suscitare l’ammirazione dei presenti, che seguivano con il fiato sospeso l’interpretazione di bimbi tanto piccoli, ma già capaci di esibirsi con così grande naturalezza. Il tema "Terra" e il rispetto nei suoi confronti, non è di facile comprensione per i bambini, ma il tocco competente delle maestre, lo ha reso accessibile e a loro misura. Toccando le corde più profonde del loro cuore le insegnanti sono riuscite ad aprire finestre conoscitive sulle possibilità che un piccolo ha di "riusare i giochi, provare a non sprecare, dare valore a ciò che si ha, impegnarsi a riciclare e pure a differenziare" con le parole del canto "Bella bella la nostra terra". Tutti i grandi in una catena di interventi arricchiti da frasi appropriate, hanno espresso il loro personale e spontaneo "grazie" alla terra per i suoi doni gratuiti offerti a tutti. Per rendere più visibile il messaggio, hanno riempito la parola "grazie", scritta sul terreno a caratteri grandi, con elementi naturali di vario tipo: pigne, sassolini…in una piccola e rapida gara che li ha visti impegnati con serietà. Notevole per una fascia d’età così giovane, la presentazione del sistema solare e dei pianeti con le loro proprietà, da parte dei grandi della squadra azzurra. Significativa la scritta su un cartellone murale: "E’ inutile per l’uomo conquistare la luna, se poi finisce per perdere  la terra". Come finale, il canto "Una parola magica", che fa apprezzare tutte le cose, che è: Grazie. La maestra Lucia, a nome suo e delle colleghe, ha ringraziato collaboratori, genitori e la Presidenza del loro comitato, l’assessore alla cultura Nicoletta Venturoli che ha definito le maestre come persone attente e dalla parte dei bambini. A seguire l’invito a visitare l’interno della scuola con i lavori realizzati con pazienza dai bambini, e poi…pizza per tutti!

Articolo del 17/06/2023 di Lucia Medeot

Serata in musica per rendere omaggio al Corpo degli alpini

Partecipata iniziativa a San Lorenzo Isontino

image.png
Venerdì 9 giugno a San Lorenzo Isontino, due eventi importanti, data la loro portata commemorativa, storica e culturale: la collaborazione fra il 100° di costituzione della sezione Alpini di Gorizia e il 60° di fondazione del Gruppo Alpini di San Lorenzo Isontino, la co organizzazione della Banda Città di Cormons ed il patrocinio del Comune di San Lorenzo Isontino. Tante istituzioni accomunate da uno stesso fine: dare lustro al valore di un Corpo dell’Esercito italiano che ha dato prova di eroismo, senso del dovere e indiscussa fedeltà alla Patria. Alle 20,30 una partecipazione considerevole di persone presenziava nella zona antistante al Comune davanti allo spazio, quasi un palco sotto le stelle, dove si sarebbe esibita la banda di Cormons diretta dal maestro Patrick Quaggiato. Nell’attesa, il susseguirsi delle autorità civili e alpine fra cui il capogruppo della sezione alpini locale, Roberto Stacco, il presidente Verdoliva e tanti altri, tutti unanimi nel ringraziare il sindaco, Ezio Clocchiatti, per l’ospitalità. Il sindaco, a sua volta, si è definito orgoglioso, assieme all’Amministrazione comunale, di accogliere e festeggiare il momento rievocativo dei 100 e dei 60 anni di fondazione dei due Corpi, coronato dalla rappresentazione musicale della Banda di Cormons. Accolti da un battito di mani di incoraggiamento, di cui non avevano certo bisogno, data la fama che li precede, ecco i componenti della Banda al completo che, dopo l’inchino, loro e del maestro, si sono posizionati con i loro strumenti.A iniziare "Il Gattopardo", un "Valzer brillante",  dedicato da Giuseppe Verdi alla contessa Clara Maffei, che ha fatto da sfondo al famoso ballo del Gattopardo riprodotto nel 1963 in un film diretto da Visconti, con la storia tratta dal libro di Tomasi di Lampedusa. Dello stesso periodo storico, il compositore Eduard Strauss con "Bahn frei! Binario libero - Polka schnell" (veloce), una danza spumeggiante, allegra, ballabile, un invito per gli astanti a seguirne il fluire virtuoso. Il presentatore, per dare un respiro ai musicisti, ha fatto un piccolo inciso elogiativo alle bande che, negli ultimi anni, hanno modificato il target compositivo, diventando vere e proprie orchestre con brani e stili diversi, fra cui i Carmina Burana, (XI-XII secolo), raccolta di canti medioevali goliardici, musicati da Orff ed eseguiti per la prima volta a Francoforte nel 1937, nati come colonne sonore di tipo apocalittico, ma che in realtà invitano alla gioia. Pezzi diversi con un Prologo, in cui il più celebre è "O Fortuna", altre cinque parti, e un finale che ripropone il brano iniziale. Altro brano: "La Serenissima" un album musicale di Rondò Veneziano. Arrivando al XXI secolo, un omaggio aMichael Jackson ed infine un tributo a Raffaella Carrà con una carrellata dei suoi successi più famosi. Dopo ilmomento ricreativo, quello istituzionale con l’Inno degli Alpini  e IL canto degli Italiani: "Fratelli d’Italia".

Articolo del 01/07/2023 di Lucia Medeot

Gli echi della celebrazione del Corpus Domini a San Lorenzo Isontino

Adorare con intelligenza

image.png
Nel calendario liturgico sono presenti tutte le "solennità", inserite nel Messale con la riforma della Liturgia. A questo grado assurgono diverse festività fisse o mobili, fra cui il Corpus Domini che si festeggiava di giovedì fino al 12 giugno 1977, domenica in cui Paolo VI stabilì che il giorno dedicato alla ricorrenza, subisse una variazione. Citiamo dalla sua omelia di allora: "Oggi celebriamo il Corpus Domini, non già nel giorno che le era tradizionalmente prefissato, il giovedì dopo la domenica dedicata alla Ss.ma Trinità, ma la domenica dopo, e ciò per uniformare il nostro calendario a quello civile, ma dichiariamo che questo spostamento non deve significare una diminuzione del culto alla Santissima Eucarestia…raccomandiamo di rinnovare l’impegno di celebrare con accresciuta convinzione questa festività dovuta al Cristo…Una breve parola per "l’adorante intelligenza" del Corpus Domini il cui primo scopo è pedagogico, cioè educativo; quello di renderci "attenti", coscienti, esultanti della realtà del mistero eucaristico…noi siamo gli amati, prima che disposti ad amare". Quanto profetiche queste parole, se possibile quanto sinodali! Adorare con intelligenza, non passivamente, cogliendo l’essenzialità valoriale del rito che si sta vivendo, che non è mai statico, ma in divenire, un’apertura al nuovo, accolta con la vivacità mentale effusa dallo Spirito.  Ed è con questa  propensione all’adorazione cosciente che nella parrocchia di San Lorenzo Isontino è iniziata la santa messa dell’11 giugno, giorno del Corpus Domini.
L’entrata di don Bruno è stata accolta dal canto "Camminerò…" eseguito dalle  giovani voci del coro" In cjant" diretto dalla maestra Cristina Del Negro, fra cui la maggioranza dei coristi era rappresentata dai bimbi della Prima Comunione. Le tuniche che
indossavano, bianche come le loro voci, s’innalzavano così pure e innocenti, da rimandare simbolicamente all’immagine delle schiere dei cori angelici, descritte da Dante nella cantica del Paradiso. Dopo l’Alleluia al Vangelo, l’omelia di don Sandrin, incentrata sull’Eucaristia e sulla Messa, momento privilegiato della presenza di Cristo che crea un legame con un passato di salvezza e diventa, nel presente, una spinta di novità che infonde il coraggio di ripartire. Sempre toccante il "Padre nostro tu che stai…" con una strofa cantata dai bimbi, alternata al Padre nostro recitato dai fedeli, mentre il piccolo coro lo accompagnava con un mormorato a bocca chiusa che seguiva passo, passo la cadenza della preghiera, una composizione espressivo-letteraria rivolta al Padre
di tutti. Dopo il canto finale, la processione. Don Bruno, indossando il piviale, si è avviato con i chierichetti e i bambini della Prima Comunione, mentre veniva innalzato il baldacchino processionale che avrebbe "protetto" il Santissimo Sacramento. I quattro altari preparati ai crocicchi delle vie erano davvero speciali, preparati con una cura così minuziosa da apparire come opere d’arte di grande effetto: di forme diverse, impreziosite da quadri con immagini sacre piuttosto antiche, coperture di legno decorate e una miriade di fiori di ceppi botanici diversi.  Tutto questo scenario per dimostrare quanto la gente si appresti con passione ad allestire il "sacro", perché conforme alla tradizione, perché fa  riaffiorare sprazzi di vissuto infantili e ricordi di volti familiari ormai scomparsi.  Ad ogni sosta agli altari don Sandrin leggeva il Vangelo e pregava per la vita, il paese, le famiglie e la pace. Al rientro in chiesa, i ringraziamenti a tutti e ai scampanotadors, il canto del Tantum ergo e la benedizione eucaristica.

Articolo del 08/07/2023 di Lucia Medeot

Essere cristiani: una scelta a tempo pieno

La comunità di San Lorenzo Isontino i è stretta al suo parroco che ha ricordato il 45° di ordinazione presbiterale

image.png
Lo scorrere del tempo è un flusso continuo di mesi e anni che passano e non ritornano, di avvenimenti più o meno lieti che riemergono e si disperdono nella memoria, di sprazzi visivi e uditivi che toccano la sfera emotiva di ogni persona, ma ce ne sono alcuni che
rimangono ancor più indelebili di altri nella mente e nel cuore, che hanno un posto speciale nell’interiorità più profonda dell’io personale, che toccano l’anima e la fanno tremare di commozione. Ed è proprio fra questi che è stato annoverato il 45° dell’ordinazione sacerdotale (24 giugno 1978) di don Bruno Sandrin parroco di San Lorenzo Isontino. L’evento è stato celebrato allamessa delle 10.30 di domenica 2 luglio, in quanto la domenica prima era stata prefissata un’altra commemorazione. Una
celebrazione all’apparenza normale, ma con una piccola modifica al canone rituale. Appena dopo la Comunione, l’esposizione del rendiconto ufficiale delle spese sostenute dalla Parrocchia per il ripristino dei battacchi delle campane, uno inservibile e gli altri due
sostituiti preventivamente perché giudicati già instabili, e la lettura di un testo, a cura del Consiglio pastorale, con un augurio speciale per il 45° di sacerdozio di don Bruno, sommativo di tanti anni di servizio in varie Comunità. L’intervento del geometra Bruno Razza è
stato esauriente e preciso nell’enucleare i costi relativi ai batacchi nuovi, che hanno suonato bene e assolto alla loro funzione per più di sessant’anni, attaccati alle tre campane: la piccola dedicata a San Rocco, la mezzana a San Lorenzo e la maggiore allaMadonna del
Rosari. Il testo del Consiglio Pastorale è stato breve, ma intenso nel suo dinamismo  carico di affettività per il parroco e di rispetto per la dignità sacerdotale ricevuta: "L’ordinazione è un momento coinvolgente dal punto di vista emozionale, un punto d’arrivo, una meta raggiunta, un obiettivo perseguito con fatica, sacrificio e dedizione. L’essere ordinato ministro di Dio non è una semplice onorificenza, è un Ordine "sacro", che non può essere paragonato a una qualsiasi altra carica, seppur importante, perché racchiude in sé il sigillo del divino, l’impronta di Dio che il sacerdote, nel tempo, effonderà sui fedeli...". La lettura è stata accolta da uno scroscio di applausi a testimoniare la riconoscenza di tutta una Comunità. Don Bruno ha ringraziato per le parole, precisando che in ogni luogo in cui è andato, ha iniziato con un passo del Vangelo per lui indicativo, diventato un suo modello di vita: "gratuitamente
ricevuto e gratuitamente dato". Ha continuato auspicando che le campane possano suonare ancora a lungo, perché il loro suono s’intreccia con la nostra vita, è un richiamo nei momenti belli e in quelli tristi e la loro voce ci raduna per manifestare la nostra unità in Cristo. Ha completato con una preghiera di benedizione rivolta alle campane che, in risposta e rinnovate dai battacchi nuovi,
hanno incominciato a suonare a distesa rilanciate a ritmo dai scampanotadors. All’omelia don Sandrin ha sottolineato  tre aspetti del credente: la fede, l’esserecristiani e chi è il cristiano. La fede come  cammino che guarda ai veri valori, l’essere cristiani, non solo come sequela di alcune normemorali,ma una scelta a tempo pieno sull’esempio di Cristo, il cristiano come colui che condivide il limite e come persona dalle grandi possibilità che sa prendere la strada giusta e ha il coraggio e la costanza di seguirla. Alla fine il suono trionfale dell’organo, con "Madonnina del mare" che ci stava benissimo perché ricordava il periodo vissuto da don Bruno a Grado come cappellano.

Articolo del 08/07/2023 di Lucia Medeot

La cerimonia domenica 25 giugno

San Lorenzo ha ricordato i fanti della Brigata "Cagliari" 

image.png
E' tradizione consolidata nella comunità di San Lorenzo Isontino, commemorare la presenza di militari del 63° Battaglione di
Fanteria d’Arresto "Cagliari" (sciolto nel 1991) che ebbero il loro comando in un presidio stabile come l’ex caserma "Collinelli" del
nostro paese. L’eroico battaglione è, ormai, entrato a pieno titolo nella storia, perché ne era parte, perché ha fatto storia con l’ardimento e gli atti eroici di cui i suoi appartenenti sono stati protagonisti e domenica 25 giugno è stato festeggiato in seno alla nostra Comunità. Prima della santa messa delle 10.30, lungo le vie del paese si muovevano esponenti militari con i loro copricapi di fogge diverse e le loro insegne policrome rappresentative dell’Arma a cui aderivano, diretti verso la chiesa a passo misurato. Ben presto il sagrato si è riempito di militari che si scambiavano i soliti convenevoli, ma nel contempo rivivevano sprazzi di vissuto condivisi assieme in un
tempo lontano, ma ancora presente nella memoria. Al secondo tocco festoso delle campane, compatti, sono entrati in chiesa e si sono posizionati nel presbiterio, accolti dalle parole di accoglienza di don Bruno. All’omelia il parroco ha seguito il filo conduttore della croce che, supportata dalla fede, diventa strumento di salvezza che tutti possono esperimentare, vivendo l’amore fraterno e adempiendo il proprio "dovere" in pace e serenità. Ribadendo l’importanza del senso del dovere e rivolgendosi ai fanti presenti, precisa che il loro ritrovarsi è motivo di elogio perché testimonia il bisogno di continuare ad essere portatori di una "particolare umanità", di senso di responsabilità e di spirito di dedizione. Continuando, evidenzia che il servizio reso negli anni passati e recenti fa emergere la verità di questi valori, vissuti con intelligenza, generosità e anche sacrificio, perseverando nello spirito di corpo, alimentando la ricchezza dell’amicizia e dello stare insieme senza formalismi, sostenuti dall’anelito alla pace che unisce. Alla consacrazione, l’alzata unanime delle insegne come segno di rispetto a Gesù Eucarestia, elevato dal sacerdote. Efficace dal punto di vista emotivo questa sincronia di movimenti riverenti, dovuti alla sacralità del momento, dei rappresentanti delle diverse Associazioni nazionali dei Fanti d’Arresto di molte località, fra cui spicca il simbolo rosso fuoco del 63° Btg. Cagliari di San Lorenzo Isontino sovrastato da una corona formata da più torri merlate, con la scritta "Procedere, non recedere". Presente anche la sezione Bersaglieri di San Lorenzo. A seguire le parole del sindaco, sempre ossequiose del valore di tutti gli appartenenti all’esercito italiano. Dopo i ringraziamenti di don Bruno alle varie autorità presenti civili, militari e a tutti i convenuti, l’uscita del corteo verso il monumento ai Caduti per la posa della corona d’alloro.Al suono della tromba che eseguiva con note fluide e  ricorrenti, il segnale del Silenzio, simbolo dell’onore dovuto agli italiani caduti per la Patria, i pochi minuti di raccoglimento, in ricordo di tutti i valorosi che
emblematicamente "sono andati o corsi avanti". Dopo il presentat’arm con i fanti schierati e il discorso piuttosto eloquente sul significato della ricorrenza del sindaco Ezio Clocchiatti, la cerimonia si è conclusa con un sentito arrivederci all’anno prossimo, nella speranza che i valori espressi dalle varie autorità, non rimangano patrimonio di un giorno solo, ma possano continuare a concretizzarsi nel tempo con la testimonianza e la collaborazione di tutti.

Articolo del 22/07/2023 di Lucia Medeot

Lucia Crapesi: una garanzia di salute e serenità

Il "grazie" della comunità alla dottoressa che dopo oltre 40 anni di esercizio della professione medica ha raggiunto la meritata pensione

image.png
Sarebbe legittimo chiedersi quando Lucia Crapesi, ha iniziato a maturare la volontà di diventare dottoressa. Forse solo osservando i
giochi prediletti dai bimbi in tenera età, si possono scoprire delle propensioni naturali e delle particolari abilità che influenzeranno le scelte in ambito lavorativo, una volta raggiunta la maturità. E i carismi della dottoressa non si saranno discostati da quelli che già delineavano la sua vocazione di medico in divenire che, al giuramento di Ippocrate, avrebbe sempre prestato fede con lungimiranza e
fiuto terapeutico notevoli. Analizzando i sintomi con la pazienza di chi non dà importanza al tempo e non ne misura lo scorrere frenetico, orologio alla mano, Lucia era in piena sintonia con ogni paziente che non aveva solo un nome, ma anche una fisionomia e una storia personale. Non pronunciava verdetti irrevocabili, cercava sempre il modo di aggirare la paura, di lasciare uno spiraglio di speranza laddove anche gli strumenti di agnostici davano risultati inappellabili. Partecipava e condivideva il dolore di chi aveva subito una perdita recente, pronta a incoraggiare e rinforzare. La "Crapesi", come affettuosamente la definivano tutti, senza l’apposizione "dottoressa" troppo formale per una persona considerata di famiglia, che non si fermava a curare il corpo, ma andava oltre a raggiungere con delicatezza l’anima ferita, per far affiorare ogni minima ansia che l’appesantiva e la rendeva fragile. Ed è proprio a questa "colonna" della sanità che nella serata di lunedì 10, nella sala consiliare del Comune di San Lorenzo Isontino si è svolto un incontro di saluto alla dottoressa che ha cessato la sua attività il 30 giugno, dopo 40 anni di instancabile dedizione alla propria professione che lei stessa ha definito "la migliore del mondo". Con brevi parole sulla porta dell’ambulatorio ha ringraziato tutti i pazienti e le collaboratrici, per averle permesso di esercitare con passione il suo lavoro di medico a cui ha dedicato tutta se stessa, con ore illimitate di presenza senza orario e una competenza più che accreditata che travalicava le innumerevoli onorificenze, titoli, incarichi, funzioni da tutor che non la insuperbivano, ma la rendevano, se possibile, ancor più innovativa nella multiformità delle attività che la impegnavano in aggiornamenti continui. Il sindaco Ezio Clocchiatti, accogliendola, ha manifestato la sua emozione, esordendo con le parole "Noi riceviamo molto di più di ciò che diamo e dalla dottoressa abbiamo ricevuto molto: competenza, gentilezza, disponibilità…e per lei solo una parola che brilla: grazie! Non c’è regalo che possa eguagliare ciò che ha fatto". Dopo un’ovazione generale, il sindaco ha invitato la dottoressa che ha ringraziato tutti, la sua famiglia, il sindaco attuale e quelli precedenti, fra cui Luigi Zoffi, imponente per lei ragazzina, ma gentile, che l’ha accolta con piacere e l’associazione "Verde Speranza", con cui ha collaborato attivamente. Ha ribadito più volte la parola "Credo": nella sanità pubblica e nelle opportunità che dà a tutti, nella necessità di lottare per averla, nella salute, bene prezioso che deve essere mantenuto, nel valore del territorio in cui operano diverse entità come il Comune e la Chiesa.A completamento le è stata consegnata una targa con parole di riconoscimento e un omaggio floreale, impreziositi da una frase del sindaco che ha rinnovato la gratitudine alla dottoressa per tutti i giorni che ha aperto il suo ambulatorio come protagonista della vita della nostra comunità. In sintesi la presenza della "Crapesi"  era per tutti una garanzia di salute e serenità!

Articolo del 29/07/2023 di Lucia Medeot

San Lorenzo ha festeggiato i suoi nonni e anziani

La SantaMessa è stata celebrata in una chiesa gremita,con l’accompagnamento del coro "In Ciant"

image.png
Nella letteratura tanti poeti hanno utilizzato il loro acume e tutta la loro ars scrittoria per descrivere, scovando nella loro memoria di
 bimbi e di fanciulli, l’affetto profondo e tenace per quelle persone, i nonni appunto, che hanno accompagnato la loro crescita, a volte mista al rammarico e al dolore per non aver potuto goderli più a lungo: "Oh, come piansi nel suomorire! Quella bell’anima al ciel salio, lieta d’andarne presso il suo Dio" (cfr. editrice Claudiana). Il lessico che arricchiva i versi e vi si addiceva, ora sarebbe desueto: "cuffietta con i nastri bianchi, facevi la calzetta accanto al lume…". Se il modo di vestirsi e di esprimersi potrebbe non corrispondere al "ritratto" di un nonno, oggi, rimane però l’elegia dei sentimenti sottesi, che sono perenni, immutabili, non corrosi dal tempo che fugge e cambia la forma delle cose ma non certo il loro valore. La figura dei nonni del passato è diversa da quella di oggi. Una nonna può rimanere tale, senza avere il "capo d’argento" (Pascoli) o indossare un fazzoletto annodato in testa per preservarsi dal calore cocente del sole nelle campagne, come le nonne d’inizio secolo riprodotte nelle antiche fotografie in bianco e nero o color seppia. Nel nostro friulano locale i nipotini non pronunciano la doppia "n" e nonna e nonno diventano "nona" e "nono" una forma più breve e meno sonora, ma più affettuosa che fa riflettere, perché il "nono" non dice mai no-no, ma sempre sì-sì, "solo sì, sempre". Anche papa Francesco ricorda la fede che gli è stata trasmessa dalla propria nonna! Ed è proprio lui che ha voluto istituire quest’anno, proprio in questa domenica del 23 luglio, la festa dei nonni e degli anziani, data più vicina ai santi Gioacchino ed Anna, nonni di Gesù, che vengono commemorati il 26luglio. Un tempo venivano ricordati separatamente, solo con papa Paolo VI furono unificati e festeggiati assieme nella data attuale, con la riforma del calendario liturgico: Anna era già presente in tale data, mentre Gioacchino veniva festeggiato il 16 agosto. Nei Vangeli non si parla di queste due figure, bisogna
 risalire al Protovangelo apocrifo di Giacomo, per conoscere per la prima volta il loro vissuto. Anna è la protettrice di diverse arti e mestieri (tessitori, sarti, orafi…),ma è proprio per il suo ruolo di madre e guida educante diMaria, che è diventata protettrice delle mamme di famiglia.Nell’arte pittorica di Giotto, ritroviamo  l’incontro di questi due santi con le aureole, alla Porta d’Oro di Gerusalemme e rappresentati in un affresco della Cappella degli Scrovegni a Padova. Dall’arte sacra doverosa per collocare nel tempo figure e accadimenti, ritorniamo al nostro oggi e alla ritualità della festa di domenica 23 luglio, con la messa delle 10.30, celebrata da don Bruno Sandrin. La chiesa, che sembrava inizialmente  scarna di presenze si è pian, piano riempita di fedeli: bimbi, genitori, nonni e, in particolare, dei bimbi che formavano il coro In Ciant, diretto da Cristina Del Negro, con all’organo DavideMoro. I piccoli, seduti nei primi banchi, attenti al gesto di avvio della maestra, hanno iniziato con il canto "Camminerò", seguito dal sempre toccante "Alleluia" al Vangelo. Don Sandrin all’omelia ha definito i nonni come coloro che riversano un affetto più libero e puro perché scevro dalla responsabilità educativa, possono offrire tempo per i giochi e ascolto delle confidenze dei nipoti e trasmettere la fede, vissuta e comunicata come custodi di vera saggezza. Come chiosa la lettura della preghiera del papa  per la terza giornata mondiale dei nonni e anziani,ricca di richieste alla Vergine. 

Articolo del 05/08/2023 di Lucia Medeot

Il 10 agosto saranno ricordati i 100 anni della ricostruzione con una Messa

Don Bruno Sandrin, con i Consigli parrocchiali ed esperti, ha curato un libro sulla chiesa di San Lorenzo Isontino

image.png
Ci sono certi avvenimenti "speciali" che lasciano un segno, un’orma indelebile all’interno di una Comunità come quella di San Lorenzo Isontino la cui storia affonda le sue radici nell’antica Villa di San Lorenzo che, Luigi Zoffi in "Storie del mio paese", ne fa apparire il nome per la prima volta nel 1083, riportato da un documento dell’Archivio di Stato di Vienna. "Più in là di questa data
non si è in grado di risalire, per cui l’origin della località rimane avvolta nel buio" (cfr. Storie del mio paese). Questo accenno storico
è doveroso per collocare San Lorenzo con le sue case e i primordi della "casa di Dio". E noi vogliamo riferirci proprio a questa, alla nostra chiesa che il 10 agosto compie cento anni dalla ricostruzione dopo la prima guerra mondiale (1923-2023): un accadimento di
fondamentale importanza storica e culturale che copre l’arco di un secolo. I nostri "Padri" che hanno contribuito ad edificarla con fatica e sacrificio, ora riposano nella pace dei giusti e, con le parole di Sant’Agostino d’Ippona, "non sono più dove erano, ma sono ovunque
noi siamo". Ed è proprio da quell’ "ovunque" che continuano a riproporre la volontà dimettere Dio al centro della vita e considerare l’edificio a Lui dedicato come un luogo sacro, un baluardo sicuro in cui rifugiarsi nelle avversità, con un campanile che vigila sul paese con le sue quattro monofore a sesto ribassato. Il viandante che passa, va, si sofferma e, dal piazzale, con una visione d’insieme, fa propria l’immagine delle due costruzioni vicine, assemblate in un unico blocco e si chiede: "Quale sarà la loro storia?" Ed è a questa domanda che don Bruno Sandrin, con i due Consigli parrocchiali ed esperti sul campo, ha voluto rispondere con la realizzazione di un libro sulla chiesa, con fotografie dal cromatismo e inquadrature perfetti, che riprendono da diverse angolature le parti architettoniche, le "fessure"meno appariscenti che nascondono simbologie insuete, la statuaria, gli affreschi, gli arredi sacri (altari, fonte battesimale, tabernacolo, acquasantiere, candelabri, ambone…), patrimonio ineguagliabile che testimonia l’incrollabile fervore religioso di una gente che in esso si immedesima e ritrova le radici della propria fede. Fra tutti questi spicca la "croce astile", lucidata a nuovo, che brilla in tutta la sua bellezza. Altrettanto splendida la raggera, con un raggio appena riparato, che riporta al centro IHS, le prime tre lettere greche maiuscole del nome di Gesù che San Bernardino da Siena, frate e grande omileta del XV secolo, ha amato talmente tanto da volerlo raffigurare in questo trigramma o Cristogramma di pace. Tutto questo, e molto altro, in un unico libro, a  disposizione di tutti, mercoledì 9 agosto alle  ore 20.30 dopo la presentazione a cura di Feliciano Medeot, in una cornice storica e sonora intitolata "Musica e Parole". Interverranno la Coral di San Lurinz- don Nino Bearzot,Vanni Marega con "Un po’ di storia" e Bruno Razza con i lavori di "ieri e oggi". Molto appropriata in questa domenica 31 luglio l’omelia di don Bruno Sandrin sulla "Sapienza", intesa non solo come conoscenza assoluta, ma  come uno stile di vita in
armonia con la logica di Dio, i cui progetti devono essere messi al primo posto nella propria scala di valori, come hanno fatto i "Padri fondatori" della nostra chiesa. Il 10 agosto, festa di San Lorenzo, saranno ricordati i 100 anni della ricostruzione della Chiesa, nella santa messa delle ore 18.00 preceduta dall’arcivescovo Monsignor Redaelli e  animata dalla Coral-don Nino Bearzot con l’esecuzione, in anteprima, della"Messe Eucaristiche" di Gabriele Saro.

Articolo del 26/08/2023 di Lucia Medeot

Un libro per il secolo dalla ricostruzione della parrocchiale

Il volume è frutto delle minuziose ricerche di Giovanni Marega che ha attinto date, eventi e personaggi dai documenti degli archivi

image.png
image.png
Cento anni! Intere generazioni di genti che hanno vissuto la loro fede con piccoli gesti (un segno di croce sul desco, nei campi davanti ai buoi…) e oggetti sacri affissi in casa. Ma la casa non era tutto, seppur tirata a lucido, con i paioli di rame scintillanti sugli acquai di pietra.  C’era anche la Casa di Dio, dove l’uomo sentiva il divino, avvertito anche oggi nella chiesa di San Lorenzo Isontino che
il 10 agosto ha compiuto cento anni dalla ricostruzione. L’evento è stato ricordato con la pubblicazione del libro "La chiesa di San
Lorenzo Martire", di pregevole veste grafica, apprezzato per la rigorosità dei riferimenti storici, frutto di minuziose ricerche di Giovanni Marega (Vanni) che, dal patrimonio dei vari Archivi di Stato, ha attinto date, eventi e personaggi. Mercoledì 9 agosto, in chiesa, dopo i saluti di don Bruno al sindaco, alle autorità e ai presenti, è iniziata la cerimonia di presentazione del libro, di alto profilo  culturale oltre che religioso, in una cornice impreziosita dalla maestosità dell’altare maggiore e affinata dai componenti della Coral don Nino Bearzot. Come overture, il canto "Sin ca duc in chista glesia", seguito da un’introduzione di don Bruno sui tre altari: l’altare maggiore dedicato a San Lorenzo, i laterali allaMadonna, donna di fede e di servizio, e a Sant’Antonio modello da imitare. Nell’intermezzo i canti: "Porta regale", "AveMaria" di Arcadelt e "Laudate Nomen Domini". A seguire gli interventi di
Vanni, Bruno Razza e Feliciano Medeot. "C’era un silenzio come d’attesa…", questa, in versi, era l’atmosfera all’entrata di Vanni che, padroneggiando l’assetto storico e cronologico della chiesa, ne ha tratteggiato con abilità il lungo excursus: "Colpita più volte il 4 giugno 1915, con il crollo delle volte del soffitto, la perdita degli affreschi dei Quattro Evangelisti e la "Gloria di San Lorenzo", la chiesa resterà abbandonata per otto anni, fino al 1923, quando fu consacrata nella giornata di venerdì 10 agosto, ricorrenza del
Santo Patrono, San LorenzoMartire. Il relatore ha precisato che non ci sono notizie a ricordo di tale giorno, se non riprese dal
periodico cattolico "Idea del Popolo" da cui si evince: "Finalmente la nostra chiesa è ricostruita. Ai festeggiamenti di venerdì ha partecipato l’intero paese. Un lieto scampanio destava nei cuori una sensazione di religiosità, con le case pavesate a festa, il campanile rivestito di verde e imbandierato… un’esplosione di gloria, di ringraziamento". Dopo di lui Bruno Razza, rigoroso nell’elencare i conteggi relativi alle spese erogate per i vari lavori di manutenzione  della chiesa, per salvaguardarne l’integrità, far sentire tutti a
proprio agio e "tignila cont". Ha riportato con precisione ogni intervento, iniziando dal 1929 con l’arrivo dell’organo, uno dei
migliori della diocesi, fino ai giorni nostri, con un’attenta carrellata manutentiva e un elenco puntuale delle opere compiute, anche con la generosità dei fedeli. Infine Feliciano Medeot che, come curatore, ha coordinato e revisionato i testi, l’apparato grafico e iconografico.Un’esposizione fatta a braccio, in un friulano forbito che ha qualificato le peculiarità della chiesa e citato l’impegno di artisti e studiosi impegnati nel restauro. Dopo l’applauso, i ringraziamenti di don Bruno e il canto sublime del Magnificat in friulano. Giovedì 10 agosto festa del patrono, la messa presieduta dall’Arcivescovo Carlo, con l’omelia dal pulpito, che ha illustrato le persecuzioni nell’impero romano, dove i cristiani, pur obbedienti alle leggi, non accettavano di considerare l’imperatore
come un dio: ecco il fiorire di tanti martiri! Per indebolire la religione cristiana, bastava colpirne i capi e i soldi. Il 6 agosto del 258, furono uccisi il papa Sisto II e 4 diaconi e il 10 l’arcidiacono Lorenzo, a cui venne chiesto di consegnare le ricchezze della Chiesa e lui portò i suoi "poveri", definendoli tesori eterni. Tradire i poveri, ha continuato il vescovo, sarebbe tradire Lorenzo che, per la carità e la fedeltà al Signore, ha dato la vita. Ha definito, con le parole del papa, la Chiesa comeMadre, in cui c’è spazio per tutti e nessuno è inutile, auspicando che anche la nostra Comunità possa essere attenta ai poveri e ai "foresti". Inaspettato, ma efficace, il gesto di Monsignor Carlo che è salito sul campanile, suonando le campane. La Coral ha eseguito per la prima volta nell’occasione laMesse Eucaristiche di Gabriele Saro, composta per voci bianche per il centenario della Società Filologica Friulana e ora completata in versione polifonica.
bottom of page