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Raccolta di articoli che valorizzano gli eventi della nostra Parrocchia pubblicati su Voce Isontina

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Articolo del 31/10/2026 di Lucia Medeot

San Lorenzo Isontino ha vissuto la gioia di numerosi battesimi in pochi mesi

Tuttal a comunità in festa per il piccolo Marco

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Il Battesimo è un sacramento impartito non proprio così di frequente a San Lorenzo Isontino, ma il 2026 è stato un anno benedetto dal Cielo: quattro battesimi nei mesi precedenti, due a distanza di pochi giorni e ancora due alle porte nei mesi a venire. Ogni bimbo che nasce è un virgulto che porta linfa nuova in una Comunità che cresce e si rafforza con lui. Domenica 18 ottobre don Sandrin ha presieduto la cerimonia battesimale diMarco Losetti, che se ne stava tranquillo e sicuro tra le braccia di mamma e papà, con accanto Martina, seria e compunta nel ruolo di sorellina maggiore. Attorniato dai padrini, dai parenti più prossimi, dai nonni, fra cui nonna Luisa, corista di riferimento nella Coral di San Lurinz, don Bearzot, il piccolo con gli occhioni spalancati seguiva con pazienza lo svolgersi degli eventi. Don Bruno ha accolto in primis lui, i genitori e i padrini e tutti i presenti. Ha spiegato il significato del Battesimo in sé e ne ha illustrato i punti rituali. Dopo la lettura di Gv3,1- 21, dove Gesù risponde a Nicodemo con i versetti "Se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio", don Sandrin ha fatto una piccola esegesi sul peccato originale, inteso come la purificazione di ogni creatura inserita in un’umanità pregna di bene e di male. È responsabilità dei genitori diventare un modello perMarco, con la parola e con l’esempio, ha concluso, prima di introdurre i segni propri del Battesimo: l’aspersione con l’acqua, l’unzione con l’olio, la veste bianca e il cero pasquale. Ha spiegato la valenza storica dell’olio, usato dai gladiatori nell’antichità, come segno di difesa per impedire la presa dell’avversario e per ammorbidire la pelle e catturare le impurità che venivano eliminate con lo "strigile". Passando al simbolismo dell’acqua come segno di vita e di pulizia, ha spiegato come nei primi secoli si entrava nei Battisteri, vi si immergeva e si usciva "rinati" e ha chiesto ai genitori di porre la testina di Marco per l’aspersione battesimale. A seguire l’unzione bene augurale con il Crisma e la posa della veste bianca sul piccoloMarco. Il padrino ha acceso il cero, della cui luce il battezzato sarà "figlio" e illuminerà per sempre la sua vita. Come finale la richiesta di una benedizione particolare alla mamma, che ha donato la vita a Marco, al papà come primo testimone della fede e a tutti i presenti con l’auspicio che siano sempre membra vive della Chiesa.
Un augurio finale scherzoso di "buon lavoro" ai genitori e di buona festa a tutti, che gioiranno con Marco in un giorno così importante per lui.

Articolo del 31/10/2026 di Lucia Medeot

Il "grazie" al Signore per una presenza che
prosegue da 15 anni

La comunità si è stretta attorno a don Bruno Sandrin per festeggiare i 3 lustri del suo servizio

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Ogni parroco è un punto di forza nella propria Comunità e così lo è don Bruno Sandrin, parroco da 15 anni a San Lorenzo Isontino. Il Consiglio Pastorale ha voluto celebrare questo evento con una festa a sorpresa, semplice ma significativa. Venerdì, 23 ottobre, alla messa delle 18.30, il presbiterio era gremito di collaboratori e lettori e la navata brulicante di fedeli. Don Bruno ha nascosto bene la sua meraviglia alla vista di tanta gente e di Bruno Razza all’organo, in una messa feriale. Ha intuito che le melodie solenni che fluivano dallo strumento, erano indicative di un evento al di là dell’usuale, ancora da svelare. La cerimonia è proseguita fino a prima della benedizione, quando Tiziana Trevisan ha annunciato che la segretaria del Pastorale avrebbe letto un compendio sull’attività del parroco in un quindicennio esprimendo innanzitutto il ringraziamento dell’intera comunità per una presenza iniziata il 23 ottobre 2011: "ha vissuto - è stato sottolineato - un momento di passaggio e di cambiamento nella sua vita e, in tre lustri, ha cambiato anche la nostra. 15 anni non sono solo un traguardo, ma un cammino lento, quotidiano, a volte faticoso e in salita e altre volte, piano e leggero, ma sempre segnato dalla tenacia, dalla volontà di superare i momenti difficili, di dimenticare le proprie difficoltà per risolvere quelle degli altri". "Lei - ha proseguito la rappresentante del papa - non è stato solo un pastore, ma un compagno di viaggio che, con pazienza, discrezione e profonda umanità, ha camminato e cammina tra e con le "genti", intrecciando con loro la sua storia personale. La porta del suo esserci è sempre stata aperta, la sua presenza sempre amica, le mani alzate non solo per benedire, ma per profondere nella messa, le speranze, le attese e i dolori di tutti noi". "Continui a dedicarsi a noi don Bruno - l’augurio finale - e lo faccia con la stessa semplicità che la caratterizza, con le sue frasi permeate di fine umorismo, fra cui "Truc e pitura fan simpri biela figura". Lei, la bella figura la fa già da sempre, con l’esempio e la testimonianza, e senza parlare troppo: non è l’estetica che aggiusta i visi, ma il sorriso che li illumina. Grazie don Bruno di essere così com’è, un po’ diretto a volte, forse caparbio e irremovibile in ciò che ritiene giusto, ma buono e generoso, dispensatore del suo tempo, prezioso per tutti, meno che per Lei che lo dona a piene mani". Dopo l’applauso, il dono della cornice con la pergamena e la gratitudine del parroco che, commosso, ha ricordato il suo arrivo con la sosta inaspettata al cimitero, mappa storiografica di intere generazioni. Ha proseguito affermando di essere sempre stato fedele ai versetti di Luca 17,7-10: "Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare", cioè un servizio umile e gratuito. A chiosa il rinfresco in Suo onore.

Articolo del 24/11/2026 di Lucia Medeot

La riconoscenza della comunità nasce dal cuore

Una giornata particolare quella vissuta dalla comunità con la consegna delle nuove vesti ai chierichetti ed il ringraziamento a Romana Coceancig e a Franca Blasizza

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Domenica 11 ottobre, l’omelia di don Bruno Sandrin, durante la messa delle 10.30, è stata una riflessione sul Vangelo di Matteo 22,
1-14 e sul significato della "veste", intesa come un dono ricevuto che va fatto fruttificare. "Non basta essere dentro la comunità, bisogna essere attivi e responsabili", ha asserito. Citando San Paolo, ha sottolineato l’importanza della riconoscenza nata dal cuore, come risposta spontanea a un gesto o a un’azione generosi che non devono avere fini utilitaristici. Continuando, ha affermato: "Chi fa del bene, lo fa senza pretendere niente in cambio". Focalizzando il tema della gratuità, intesa come carità paolina, che è benigna e fa il bene senza vantarsi, il parroco, voltandosi verso i chierichetti schierati ai piedi dell’altare, ha indicato i loro camici nuovi fiammanti. Ogni chierichetto, ben conscio dell’importanza rituale delle "vesti" e del proprio ruolo determinante all’interno della celebrazione, ne indossava orgogliosamente una, bianca, lunga, con delle righe rosse anteriori. Don Sandrin ha ringraziato con riconoscenza le persone che le hanno donate oggi e alcune anche prima, ma non hanno voluto essere nominate, dimostrando che la carità silenziosa e discreta, non vuole gratifiche, ma è sempre pronta nelle necessità non è "come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna" (1Cor 13, 1-3), e mettendo "rumori" privi di armonia, ma solo suoni che provengono dalla nobiltà d’animo. Il parroco, altresì, ha voluto offrire un presente a Romana Coceancig, sarta provetta, e a Franca Blasizza, aiutante nella composizione dei volant plissettati di arricchimento al drappo, su cui è stata appoggiata la statua dellaMadonna del Rosario durante la processione. Il dono consisteva in una cornice lignea, con la foto del campanile di San LorenzoMartire, in color seppia, dalle sfumature terrose che donano una certa apparenza anticata all’elemento sacro che, privo di colori, assume una valenza universale. Il campanile viene visto come un punto di riferimento storico, cultuale e sociale fin dall’antico borgo rurale primigenio, la "Zenta", nel nostro friulano, ma per la gente di San Lorenzo è diventato anzitutto un simbolo identificativo della comunità, rafforzato anche dal libro scritto da Vanni Marega sull’argomento. La piccola cerimonia di riconoscimento formale è stata allietata dall’organo, suonato da Bruno Razza, che ha accompagnato il canto finale:" Ti ringrazio!". Un canto rivolto letteralmente al Signore, ma simbolicamente a ogni persona che ha donato qualcosa di sé alla Comunità in termini di tempo, fatica e oblatività, continuando una tradizione che, partendo dal dono del trono della Vergine (1926) e di tanti altri arredi sacri, acquistati nel tempo con l’obolo popolare, è rimasta a testimoniare quanto la Comunità sanlorenzina sia sempre stata generosa, rispettosa del sacro e della chiesa, edificio che lo rappresenta. Anche il canto "Guarda questa offerta", era adeguato al contesto con i versi: "Che possiamo offrirti Signore…ecco il nostro niente". Un niente riferito alla nullità di una creatura di fronte alla gratuità del Creatore, secondo gli aforismi di Madre Teresa: "Che cosa abbiamo che non ci sia stato donato? Se abbiamo ricevuto tutto, quale bene resta in noi di nostro?", se non condividere quel

Articolo del 17/11/20264 di Lucia Medeot

Ariella ed Emilio sposi da 50 anni

Nozze d’oro a San Lorenzo Isontino

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Pablo Neruda con la poesia "Se saprai" esprime l’essenza della vita a due, come quella vissuta da Ariella Polo ed Emilio Orzan di San Lorenzo Isontino che hanno festeggiato il 50° di matrimonio. Il testo è ricco di "se" che ipotizzano un "allora": "Se saprai starmi vicino e potremo essere diversi, se il sole illuminerà entrambi senza che le nostre ombre si sovrappongano, se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo e non il ricordo di come eravamo…allora sarà amore". Ariella e Emilio continuano a ritrovare l’una nell’altro, l’immagine dei vent’anni che, pur sfumata, è ancora intatta, suggellata dal sentimento che li lega. Hanno condiviso per 50 anni un cammino sparso di eventi gioiosi e tristi, vissuti nella vicinanza, ma senza invadere lo spazio personale di ognuno.Uniti ogni giorno di più, ma diversi nelle idee e convinzioni, hanno trovato nel tempo la completezza nella diversità che, condivisa, è diventata ricchezza e crescita per entrambi. La messa di anniversario, celebrata da don Vasile Soptea, è iniziata con le note dell’organo, suonato da Bruno Razza. L’organista ha fatto "cantare" lo strumento nell’esecuzione della marcia nuziale di Mendelssohn, con un ardore così appassionato e vibrante, che solo un amico da tempi memorabili può esprimere. Padre Vasile ha accolto gli sposi con le formule di rinnovo delle promesse e la sua omelia, semplice e a braccio, ha raggiunto il cuore di tutti con vari passaggi significativi, che hanno toccato con delicatezza il vissuto della coppia e si è soffermato sulla positività del bene che deve sempre prevalere sul male, così diffuso nel nostro tempo. Alla Comunione, la voce solista di Sara Martinetto si è espressa con straordinaria purezza nell’AveMaria di Schubert. All’uscita, gli amici di sempre hanno ricordato ad Emilio il giorno del matrimonio, quando ha dovuto tagliare con la "manara" un ramo secco, simbolo del taglio separativo dal gruppo amicale che, compatto, ora come allora, ha fatto ala a lui e ad Ariella.

Articolo del 10/10/2026 di Lucia Medeot

La devozione alla Madonna del Rosario

La comunità di San Lorenzo Isontino ha partecipato numerosa alla celebrazione mariana con la processione per le vie del paese. Festeggiati i 100 anni del trono ai piedi della statua.

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La festa della Madonna del Rosario a San Lorenzo Isontino è una ricorrenza che si tramanda da secoli. Dal confronto con il libro "La Chiesa di San LorenzoMartire", si evince quanto la datazione dell’altare della Madonna risalga al 1768, data riportata sotto i piedi di un angioletto, che testimonia l’antichità artistica del complesso architettonico, ma anche l’intensità immutata della pietà popolare. Pure la statua diMaria ha le sue origini storiche e temporali ben stabilite, ricavate da fonti documentate analizzate dallo storico Giovanni Marega. Consultando il periodico "Idea del Popolo" del 12 ottobre 1924, Vanni vi ha scoperto un articolo: "Quest’anno ci ha portato la dolce sorpresa di ammirare la nuova statua dellaMadonna, bel lavoro realizzato dallo scultore Goffredo Moroder, di Ortisei (val Gardena), consacrata al culto con la benedizione rituale…Purtroppo la solennità fu disturbata dalla pioggia, per cui la processione con la nuova statua non poté uscire". In un’altra fonte del 1926 troviamo: "Nel pomeriggio ebbe luogo l’annuale processione, nella quale fu consegnato il nuovo trono della Vergine del Rosario", da cui si deduce che sono passati 100 anni dall’acquisto del trono, festeggiati il 4 ottobre 2026, come ha precisato don Bruno. Anche nel 2025 la processione non è uscita causa variabilità atmosferica, nonché organizzativa, dato il peso notevole della statua con trono (173 chilogrammi). Quest’anno la processione è uscita regolarmente, avviandosi lungo un itinerario rispettoso delle vie "storiche" usuali. Il corteo processionale era reso meno solenne dalla mancanza dei 4 stendardi tipici, due rossi e due blu, bisognosi di restauro, dipinti con immagini, simboli e figure sacre su ambo i lati.  Sempre presenti il gonfalone della famiglia di Feliciano Medeot e i fanalini processionali con la lanterna mobile.Ma oltre al cerimoniale consueto, una novità eccezionale: la Madonna non era più portata a spalle ma su un carro artigianale dalle dimensioni ridotte le cui fasi esecutive hanno impegnato parecchio i Madonnari, fra cui Aldo Bosa, Emilio Orzan e VanniMarega (ringraziati da don Bruno), che hanno elaborato un prodotto artigianale mirabile, rispettoso delle misure perimetrali del basamento della statua e riadattato da un carro agricolo antico, donato alla Chiesa da "Ciluti (Franesco) dal Gobo". Con qualchemarchingegno e alcune modifiche, sono riusciti a "rimpicciolire"  l’attrezzo originario e trasformarlo in un perfetto carro processionale su quattro ruote, di cui le anteriori stabilivano il percorso, ora reso più facile e sicuro con Maria benedicente ben salda sul suo trono. Intenso il lavoro di cucito eseguito da Franca Blasizza e Romana Coceancig per l’esecuzione del drappo che ha adornato il basamento del carro. Franca è stata attenta nella scelta di una stoffa di raso con tonalità di azzurro delicate simili al colore del cielo. Il lavoro a quattromani con Romana, artista dellamacchina da cucire, ha prodotto un manufatto raffinato e dalla fattura pregevole. La cerimonia delle 15 è stata presieduta damonsignor Greco, coadiuvato da don Tonso, don Bastiani, don Franco e don Sandrin. Dopo la recita del Rosario, l’omelia di don Arnaldo, basata su una presentazione partecipativa che, con domande mirate, tendeva ad ottenere un feedback dai fedeli. Notevole la spiegazione teologica dell’origine dell’AveMaria, che inizia con il greco Kaire (rallegrati) Maria, rivoltole dall’arcangelo Gabriele. Con pura esegesi ne ha analizzato i versi, definiti come un vero compendio teologico e capolavoro del Vangelo. Ha concluso conMaria, che è Theotokos,Madre di Dio…e di tutti noi! Curato e vario il rinfresco finale.

Articolo del 03/10/2026 di Lucia Medeot

I "Costumi bisiachi" a San Lorenzo Isontino

Protagoniste le Canzoni bisiache

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Un evento si fa tradizione quando si ripete e si consolida nel tempo, con alcune migliorie che ne rimodellano il contesto. Se a gestirlo è un’Associazione, come Verde Speranza, molto attiva a San Lorenzo Isontino, allora si trasforma in un "germoglio" che,maturato, porta frutto. Verde Speranza, con le sue attività "verdi", fresche, spumeggianti di idee e proposte, sempre con qualche "pizzico" in più rispetto al già fatto, ha cambiato il suo solito cliché: la classica "Festa degli Anziani", non si è svolta presso la baita degli Alpini,ma nella Sala consiliare del Comune. Non più i canti tradizionali eseguiti assieme con l’ausilio di strumentisti scelti tra i presenti,ma canzoni popolari, presentate dal "Gruppo Costumi Tradizionali Bisiachi". Alle 15 di domenica 27 settembre, la sala consiliare era gremita di persone non più giovanissime, ma ancora vispe e dinamiche. Applausi all’avvio alle danze in gruppo o in coppia, con un corteggio musicale sincrono dei musicisti e degli strumenti, fra cui la fisarmonica suonata da Giorgio, chiamato affettuosamente "Mani d’oro o di fata", per la sua abilità nel creare con fantasia strumenti musicali artigianali, usando materiali di uso comune, con nomi distintivi quali: Grat, Benfatta, Corno… Le canzoni sono continuate fino a tardo pomeriggio, con versi e titoli diversi, attinti da un patrimonio culturale, "nato dalla sentita esigenza di recuperare la tradizione del canto popolare, valorizzando principalmente vecchi motivi della regione, sceneggiando i testi ed interagendo con il pubblico". Da vere protagoniste, abituate a calcare le scene, le "signore" del gruppo emanavano una vitalità prorompente e contagiosa, che riusciva a smuovere anche le persone più riottose portandole ad accennare i primi passi di danza o a partecipare a un trenino "umano" scoppiettante di allegria e di momentanea dimenticanza dei propri limiti. Quando Eliana, Presidente di Verde Speranza, ha riportato i saluti di don Bruno, ecco la fisarmonica in tutta la sua potenza in "Madonnina del mare" che ha suscitato meraviglia nel gruppo bisiaco per la facilità con cui veniva cantata da tutti. Nicoletta, vicesindaco, ha spiegato che è la canzone "estiva" di San Lorenzo, cantata coralmente ogni domenica amessa. Impeccabili gli strumentisti che, con vigore, hanno fatto "cantare" a lungo gli strumenti.

Articolo del 26/09/2026 di Lucia Medeot

Serata letteraria a San Lorenzo Isontino

"Oltre il confine": un viaggio negli inganni delle truffe affettive

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Venerdì 18 settembre nel Centro civico di San Lorenzo Isontino è stato presentato il libro "Oltre il confine" di Francesca Tosto. Un libro autobiografico che affronta il delicato tema della "truffa affettiva" e propone il coraggio di Francesca nel rendere pubblica una problematica delicata, complessa, spesso poco raccontata e attuale, che può toccare molte persone, dove i sentimenti possono diventare una trappola. La serata è iniziata con l’intervento dell’assessore alla cultura Flavio Pecorari che ha definito il libro come un testo che non è solo bellezza accademica ma anche ricchezza di risvolti affettivi. Ha subito invitato Francesca a "raccontarsi", rispondendo a domande che venivano poste durante lo svolgersi dell’intervento, per permettere all’autrice di gestire e condividere le proprie emozioni, suscitate da un pubblico numeroso, ben oltre le aspettative. Francesca ha focalizzato il punto clou del suo discorso con una frase simbolica: "Ascoltate senza giudizi e pregiudizi!", invitando l’assemblea ad essere obiettiva, ad ascoltare la Francesca "migliore" che oggi metteva a nudo il vissuto "trappola" in cui era caduta, i propri sentimenti, le emozioni più profonde, l’intima fragilità emalessere che l’hanno portata allo stremo, alle soglie di un baratro emotivo, dove la mente senza più risorse e connessioni con la realtà, si crea un blocco difensivo. Ripeteva spesso: "Questo è solo la punta dell’iceberg…scenderemo verso la base, la più nascosta forse,ma la più dolorosa". Alleggerendo, ha asserito che il linguaggio usato nel suo libro è immediato, fruibile da tutti, conciliabile con la sua professione di maestra elementare abituata a parlare in modo schietto e chiaro ai suoi alunni. L’autrice ha precisato al numeroso ed attento pubblico presente di aver completato il libro in cinque giorni, nato di getto e come sfogo personale, in un periodo delicato della sua vita, inserita in un mondo a cui fino ad allora era convinta di appartenere, segnato da una crisimistica, lavorativa e matrimoniale. Molto fragile in quei momenti, aspettava con ansia la sera per vedere le puntate di una serie televisiva per lei "coinvolgente, con i buoni che combattono i cattivi ma l’appuntamento che Francesca attendeva era con il protagonista, un intraprendente comandante” (cfr. l’Introduzione). Fin qui niente di strano, ma un giorno navigando su Facebook, dove c’erano tanti gruppi di fans con notizie sul suo attore preferito, ha provato a scrivere un commento. Ed ecco subito l’arrivo di una notifica, una risposta al suo commento, che sembrava provenire dall’attore stesso, che la invitava a contattarlo sul suo account Telegram. Francesca d’istinto ha risposto, seppur con qualche remora iniziale, e iniziarono le danze, il caos, in cui sarebbe stata immersa per due lunghi anni. Ha precisato come online si possano trovare trappole incontrollabili e subdole, tese da persone che si spacciano per celebrità emanipolano lementi per portarle a credere a realtà distorte e, con un cliché ripetitivo, ti studiano, ti adulano e, ottenuta la tua fiducia, incominciano a chiedere soldi con bonifici e VVIP Card. Così è successo a lei, che ha manifestato la debolezza e la dipendenza emotiva di chi cerca di ottenere apprezzamento, anche a costo di pagare. "Mi sentivo bipolare, isolata,manipolata, immersa in unmondo parallelo: da credentemi ha aiutato la fede!". Comemonito: "Lavorare su se stessi senza cercare realtà fittizie!".

Articolo del 19/09/2026 di Lucia Medeot

Riaperte le porte della Scuola dell’infanzia

Ricominciato l’anno scolastico anche a San Lorenzo Isontino

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E' iniziato un nuovo anno scolastico per alunni e studenti. Un percorso difficile da affrontare per alcuni, ricco di aspettative per altri, oltremodo delicato per i primini della Scuola dell’Infanzia che vi si avviano, scoprendolo come una nuova avventura o l’inizio di un cammino di cui non conoscono ancora nulla. Con questo spirito, i piccolissimi della Scuola dell’Infanzia "Giovanni Clocchiatti" di San Lorenzo Isontino con i loro genitori, hanno oltrepassato il cancello della scuola per la prima volta: guardinghi e prudenti alcuni, incuriositi e fiduciosi altri. Certuni provenienti dal nido, già avvezzi al vivere comune, altri passati direttamente dal calore delle braccia materne all’ambiente nuovo, ancora nebuloso. I bimbi al loro ingresso si sono trovati di fronte ad un intreccio di fili che avrebbero dovuto attraversare per entrare nel giardino, dove le mani delle maestre erano pronte a intrecciarsi con le loro e con quelle dei genitori, in un girotondo di accoglienza lento e gioioso. Ci vuole un filo ininterrotto tra scuola e famiglia, che favorisca un interscambio attivo di esperienze e collaborazioni fra partner educativi e figure genitoriali, per creare una rete di intensa corresponsabilità formativa. La "trovata" innovativa dei fili, come primi "scogli" da superare, per raggiungere un obiettivo, ha dimostrato quanto sia originale l’inventiva e la creatività di queste insegnanti. La maestra Nadia ha invitato i piccoli a lasciare un "segno" su un cartellone bianco che, impresso il primo giorno di scuola, sarebbe stato ricordato per sempre. Le insegnanti si sono quindi posizionate al di fuori dell’alone affettivo speciale che avvolgeva bimbi e genitori, lasciati liberi di godere assieme il momento magico del "primo" giorno". Significativo e emozionante l’incontro di alcune insegnanti con gli alunni di prima della Primaria, approdati a questo ordine di scuola, dopo tre anni trascorsi in quella dell’Infanzia. Hanno donato, una piantina del grande Pothus nato e curato nella Scuola dell’Infanzia, immagine vivente delle loro "radici", che li avrebbe accompagnati nella splendida avventura del nuovo ambiente scolastico. Un gesto delicato e augurale che dimostra come a San Lorenzo il legame fra scuole e insegnanti, pur con ruoli e finalità didattiche diversi, siamolto intenso, collaborativo e consolidato nel tempo. La propensione ecologica delle maestre, a ben vedere non è certo una novità ed è sempre stata una caratteristica di questa scuola: basti pensare all’orticello della scuola, con ciuffi di verdure fresche e genuinamente coltivate.

Articolo del 12/09/2026 di Lucia Medeot

Comunità storicamente "giovani" di fede ma ricche di speranza

Presente in comunità in occasione della festa patronale, don Michele Stevanato ha avuto modo di condividere alcuni aspetti quotidiani della sua esperienza missionaria

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Nel periodo di riposo trascorso nelle scorse settimane in diocesi, don Michele Stevanato ha avuto modo di presiedere a San Lorenzo Isontino la celebrazione eucaristica solenne in onore del Patrono. La sua presenza è stata anche occasione per un momento di incontro nel corso del quale ha voluto soffermarsi su alcuni aspetti dell’esperienza missionaria come "Fidei Donum" in Costa d’Avorio. Il racconto è partito dalla descrizione della quotidianità vissuta dagli abitanti del Paese africano dove opera sottolineando che nessuno di loro "calcola" e misura il proprio comportamento in base ai soldi, perché nel cuore di ognuno alberga la semplicità e, soprattutto, la concezione che le persone valgono per quello che sono e vengono accolte al di là della loro posizione, ceto o ruolo sociale. "La ricchezza delle relazioni - ha sottolineato il missionario - è valorizzata dai legami di affetto che si creano tra i fedeli e dal rispetto reciproco, inteso non solo come pratica di buone maniere, ma come riconoscimento della dignità altrui, in particolare se la persona a cui è rivolto è un sacerdote". Nonostante una presenza ultra quarantennale in missione, donMichele ha ammesso di continuare ad
imparare ogni giorno qualcosa di nuovo dai propri fedeli. E questo lo fa sentire incoraggiato a proseguire nel proprio servizio con ancora maggiore impegno e dedizione. Dinanzi ad una comunità come quella di San Lorenzo Isontino che ha sempre manifestato una particolare attenzione verso i fratelli lontani, ha ricordato che "Noi europei siamo sempre un po’ critici verso un modo di vivere diverso dal nostro che, pur nella sua semplicità, esprime una grande attenzione per il corpo e la sua pulizia, una certa naturalezza nel vestire, nell’indossare gli indumenti di lavoro ed abbigliarsi con cura la domenica con abiti più ricercati, dai tessuti pregiati e lavorati amano, espressione di una precisa appartenenza culturale”. Rispondendo alle domande degli interlocutori che lo interrogavano su diversità e similitudini della ritualità alle nostre latitudini rispetto a quella della Costa d’Avorio, don Stevanato si è soffermato sulle caratteristiche dello svolgimento della messa a Bouaké ed in tutto il Paese: la liturgia è davvero speciale, arricchita da canti tradizionali e non, con strofe e ritornelli mimati ed accompagnati da strumenti e balli in un’espressione particolare di accostamento personale al divino. Prendendo spunto dall’occasione della sua presenza a San Lorenzo Isontino, ha poi evidenziato la durata (anche ben oltre le due ore!) delle feste patronali in Africa con la liturgia seguita da una festa con cibi e bevande portate da casa e condivise. E forse, ha osservato, è proprio la gioia del fare festa ad essere venuta meno nelle nostre comunità oggi, dove, anche se rimane la preghiera personale in chiesa, a mancare è la frequenza della messa, specie fra i giovani. "I miei fedeli - ha concluso - si accontentano di poco, non fanno mai pesare la loro sofferenza, anzi la nascondono, e non vogliono offendere nessuno con la loro precarietà: chi sa di più, perché magari può leggere molto, in nessun caso domina con il proprio sapere chi sa dimeno".

Articolo del 29/08/2026

La testimonianza di una vita vissuta coi fatti

San Lorenzo ha vissuto la festa patronale con una liturgia presieduta da don Stevanato

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La festa del Patrono quest’anno a San Lorenzo Isontino, si è presentata con un tratto distintivo inconsueto: la presenza di don Michele Stevanato da 42 anni missionario a Bouaké, in Costa d’Avorio. Don Michele ha speso e spende tutte le sue energie per gestire al meglio il suo Apostolato e, come missionario, è aperto alle esigenze di tutti, pronto ad accogliere, a non discriminare, delicato nell’inserirsi in un tessuto sociale multietnico e rispettoso del valore delle tradizioni locali. Al suono della campanella, don Michele è entrato assieme al confratello don Dario Franco, pure lui missionario a suo tempo in terra d’Africa e a don Bruno Sandrin. Nel mentre la Coral di San Lurinz don Nino Bearzot ha introdotto il canto "Al sun da lis cjampanis", legato alle memorie locali e tradizionali dei gruppi campanari, che richiama la poesia di Pier Paolo Pasolini "Ciant da li ciampanis", con i suoi versi nostalgici "A bat Rosari…io i sojmuârt al ciant da lis ciampanis". (Suona Rosario…io sono morto al canto delle campane). Un Rosario personificato che con lo scampanio allegro chiama alla preghiera e con il tocco triste annuncia la morte (io i sojmuart). Lo stesso scampanio che lunedì sera ha richiamato diverse persone, a osservare i volteggi degli scampanotadôrs, abili "suonatori" che tiravano a ritmo le corde delle campane, libere e svettanti verso l’alto, guidati dallo sguardo vigile del maestro Giovanni Marega, autore degli spartiti dedicati alle melodie mariane e non. Dopo l’incensazione della statua del Santo e l’ode alle campane della Coral, ecco l’Alleluia e l’omelia di don Stevanato dall’alto dell’ambone. Un’omelia incentrata sulla figura di San Lorenzo, braccio destro del papa Sisto II,modello di una vita vissuta con i fatti, senza la riduzione della fede a una pia abitudine, ma come una coerenza dell’essere cristiano. Citando il papa LeoneMagno, in una sua predica sul supplizio del Santo, don Stevanato ha ripreso le sue parole: "Le fiamme del martirio furono più deboli del fuoco che gli ardeva dentro!". Don Michele, ha ricordato come i "tesori" della Chiesa, che l’imperatore Vespasiano voleva accaparrarsi, non erano altro per il Santo che i poveri e i diseredati: il suo amore per loro scaturiva dall’Eucarestia e dal considerarli come fratelli. Il suomartirio ci fa riflettere su quanto siamo disposti a dare la vita per testimoniare la verità, ha concluso don Stevanato. All’Offertorio il canto "Vegnit a cene", un invito del fratello al fratello a venire a cena, ripreso in "Fradismiei", dove l’invito è del Signorementre a "Da font deme anime" è stato il canto conclusivo. Significative le parole di don Dario Franco, che ha ricordato come alcuni dei presenti hanno condiviso con lui l’esperienza di Campus 2. Gioiosa e partecipata l’agape fraterna finale.

Articolo del 08/08/2026 di Lucia Medeot

Una festa per nonni e nipoti

"Una connessione viva fra il tempo passato e quello attuale, detentori di una storia famigliareche, senza le radici, non avrebbe continuità"

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Giovedì 23 luglio alle ore 19, nel campo sportivo di San Lorenzo Isontino, si è celebrata la "Festa dei nonni e dei nipoti". Fare festa è di per sé un momento ancestrale legato alla socialità, un’occasione per condividere emozioni e riscoprire memorie comuni. Citando Cesare Pavese: "A quei tempi era sempre festa, "bastava" uscire di casa e traversare la strada…", sono versi che ci fanno riscoprire l’essenza della festa, la semplicità e il sapersi accontentare, insiti in quel "bastava". A quei tempi, i nonni vivevano apprezzando i "beni" della quotidianità e lo "star bene" nei momenti di stacco dalla fatica, godendo appieno della leggerezza dello svago, lasciando lo spazio alle emozioni che sorgevano nel "traversare la strada" e uscire in un mondo diverso da quello famigliare. Vivendo nella frugalità, assaporavano anche quel poco in più che la vita poteva offrire. Una tipologia di nonni reinterpretata nell’attualità, diversa dalla concezione che ne abbiamo oggi, ma le loro figure rimangono immote, senza tempo. Immutabile anche la loro funzione di angeli (dal greco:messaggero, inviato) tutelari (dal latino: proteggere, difendere) del "focolare": sono gli inviati dalla "Pietà celeste" a custodire i nipoti e le radici della memoria famigliare. L’amore dei nonni è incondizionato, non ha limiti, non pone condizioni, non ha tornaconti, è assoluto, non dipende da niente e niente può offuscarlo: esiste in sé e non per sé, ma per i nipoti. La severità di quando erano genitori è sparita, sostituita dalla comprensione, dalla pazienza e dall’infinita dolcezza: mai un rimprovero, ma solo una
delicata, bonaria paternale che, come un soffio, si risolve con un buffetto sulla guancia. Giovedì eccoli lì, nonni e nipoti, riuniti sotto il tendone, attorno all’altare ad assistere compunti alla santa messa officiata da don Bruno Sandrin. All’organo Bruno Razza, che ha animato la cerimonia con i versi cantati all’Offertorio: "Ti offriamo il pane che tu ci dai…!", in cui il pane è visto come un elemento condiviso che non perde il suo valore simbolico: è nutrimento nell’Eucarestia, è ciò che accomuna, ma anche si divide, si porta con sé, continua a tenere insieme ciò che passa e ciò che resta. Don Sandrin all’omelia, è apparso subito coinvolto alla vista di tanti nonni orgogliosi di esserci. Con sensibilità, ha definito le qualità e la funzione dei nonni all’interno della cerchia famigliare, come modelli che hanno esperimentato la bellezza dell’essere genitori, con le pene e le gioie che connotano questo ruolo, fino al momento in cui devono permettere ai figli di spiccare il volo verso il futuro e la vita. Ma il "mestiere" di nonni è diverso, ha proseguito il parroco, è più sciolto, privo di responsabilità educativa e pertanto può concedere quel di più che i genitori spesso non riescono a offrire, stretti come sono dalle vicissitudini quotidiane. Questa opportunità crea una certa complicità, che permette ai nipoti di "confidarsi" e accettare consigli, e ai nonni di profonderli liberamente  Concludendo, don Bruno ha definito i nonni come una connessione viva fra il tempo passato e quello attuale, detentori di una storia famigliare che, senza le radici, non avrebbe continuità. Anche la preghiera dei fedeli si è rivelata un inno ai nonni, testimoni di vita alle nuove generazioni, capaci di essere riferimenti educativi, guide sapienti e maestri di fede, auspicando che mai venga calpestata la loro dignità. Toccante la preghiera dedicata, che li qualifica come tesori inestimabili. A chiosa il banchetto fraterno con l’intervento degli animatori presenti durante il campo svoltosi nelle scorse settimane a Malborghetto.

Articolo del 01/08/2026 di Lucia Medeot

La magia del teatro incanta grandi e piccoli

Presentato lo spettacolo “Sei ancora verde” inserito nel cartellone della rassegna “Insegui la tua storia” promossa da Artisti Associati

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Il Comune di San Lorenzo Isontino, martedì 14 luglio alle ore 21, ha ospitato la 26^ edizione di "Insegui la tua storia", con "Sei ancora verde." Una bellissima rassegna estiva curata da Artisti Associati con la direzione artistica di Walter Mramor, una manifestazione  teatrale di alto spessore espressivo, descritta come "Un momento magico per i più piccoli." L’aggettivo "magico" rievoca un mondo incantato dove i personaggi, simulati o reali, interagiscono con diverse sfumature caratteriali, tra finzione scenica e realtà dialogata. Alcuni sono persone "vere", visibili, come lo scontro somago Fritz von Puppentop e una figuraun po’ goffa vista, con  gli occhi del pubblico, come "aiutante", che fa da spalla al protagonista in situazioni buffe e scenette comiche che divertono e dilettano l’uditorio. Si scontrano, parlano e partecipano davanti o dietro allo scenario, in un corteggio di "marionette" spostate dall’alto con dei fili e di "pupazzi" abbigliati con vesti di soffice stoffa. Mentre le luci si attenuavano, una voce potente forte e tonante ha dato il benvenuto a tutti, presentandosi come Friedrich e un cognome, per lui, lunghissimo. Ha precisato che lo spettacolo è una forma teatrale andata in disuso, ma che presenta una varietà di pupazzi con la P maiuscola: alcuni sono vivi, altri dormono, a una parolamagica si svegliano e poi si riaddormentano. Fritz fa portare i pupazzi dall’ "Aiutante" e gli ordina di fare tutto ciò che gli dirà la marionetta, che inizia a suonare, trasformando la finzione in realtà. L’uditorio, specialmente i più piccoli, è affascinato e si lascia coinvolgere attivamente. Quando Fritz impedisce di cantare al "Piccolo" pupazzo, chiamato così per la sua "verde" età, perché teme che gli rovinerebbe lo spettacolo, i bimbi presenti lo rimproverano. Il Piccolo, intanto, invitato a cantare una canzone si rifiuta di farlo, nonostante il dono del cappellino verde, e canta la, la, la, per conto suo. Convinto dalle perorazioni di tutti inizia una canzone, un vero emblema dell’amicizia: "Hai un amico in me, siamo grandi amici io e te!", ripetuto e cantato più volte anche dai presenti. Alla fine Fritz lo porta in braccio. Efficace l’impatto educativo dello spettacolo con il messaggio: "Bisogna dare una possibilità a tutti, e anche chi è "ancora verde" e ha molto da imparare,

Articolo del 25/07/2026 di Lucia Medeot

Il campo a Malborghetto della parrocchia di San Lorenzo Isontino

Un’esperienza in cui tutti devono sentirsi "alla pari", pronti ad accettare il confronto e a valutare anche il punto di vista degli altri, senza arroccarsi sul proprio

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San Lorenzo Isontino sta vivendo il periodo estivo con diverse iniziative, fra cui quella del soggiorno estivo nella località S Chiamati ad essere semi che danno frutto montana di Malborghetto, risultata particolarmente significativa. L’esperienza, ripetuta da diversi anni, ha sempre lo stesso obiettivo: coinvolgere i più giovani, ragazzi, bambini ed adolescenti, investendoli in esperienze che li facciano convivere assieme in momenti ludici e ricreativi, che fortifichino il corpo, rinsaldino lo spirito e diano il giusto respiro all’anima. Basilare la dimensione sociale, che ingloba in sé: la gestione delle relazioni, l’inclusione positiva di ogni singolo membro, l’aggregazione e la solidarietà nel gruppo, in cui tutti devono sentirsi "alla pari", pronti ad accettare il confronto e a valutare anche il punto di vista degli altri, senza arroccarsi sul proprio. Venerdì 3 luglio durante la messa delle 19, ragazzi e educatori hanno partecipato compatti alla cerimonia, per ricevere il saluto della Comunità e la benedizione da parte del parroco don Sandrin. Don Bruno ha attinto la sua omelia dal passo del Vangelo diMatteo13, 19-23 sui semi che cadono nei vari terreni (strada, sassi, spine) e si disperdono, si seccano o vengono soffocati; solo quelli che cadono nel terreno buono fruttificano nell’ordine del 30, 60 o 100%. Il parroco ha paragonato il "seme" alla Parola che deve essere ascoltata e tradotta in impegno per fare effetto, non deve rimanere inerte, ma tramutarsi in "atto". Rendendo la parabola personale ed attuale, ha esortato i ragazzi a qualificarsi in uno di questi numeri, "seminando" secondo quanto ognuno può dare: non è importante la quantità ma la qualità. A uno può essere semplice dare 100, perché gli è congeniale e gli viene naturale, a un altro può costare fatica già raggiungere il 30, ma tutti si avvicineranno ora a una percentuale, ora a un’altra. Nella preghiera dei fedeli è stata ribadita la fatica dello stare insieme, collaborando e raggiungendo, uniti, una nuova meta ogni giorno. La cerimonia è continuata in un silenzio meditativo, che è diventato prorompente nell’ultimo canto: "Ti ringrazio omio Signore", scritto dal teologo Padre Sequeri, suggestivo per l’evocazione del pane spezzato, simbolo di fraternità. Il brano,molto cadenzato, si è prestato ad un accompagnamento corale, modulato dal ritmo ben scandito dell’organo, suonato da Bruno Razza, e da un battito di mani plaudente da parte di tutti i presenti. Alla fine nel giardinetto della chiesa lo sventolio di fasce colorate e l’inserimento dei ragazzi in quattro gruppi distinti per colore: giallo, verde, rosso e blu. L’arrivo nella casa “Monsignor Pietro Cocolin” di proprietà della parrocchia di San Rocco di Gorizia a Malborghetto è stato entusiasmante, e fin da subito i ragazzi si sonomessi al lavoro, ognuno
secondo il proprio ruolo. Molti i tornei sportivi disputati, coordinati da Tullio Godeas, impegnativa la camminata alla
Cappella Zita situata nel cuore della Val Saisera: un luogo significativo anche perchè ogni anno i pompieri volontari di Valbruna il 15 agosto, vi ricordano, con una toccante cerimonia, i caduti di tutte le guerre. Costruita nel 1917 dai soldati austriaci, la cappella è stata raggiunta dal gruppo dei ragazzi percorrendo in 3 ore a piedi, 680 metri di dislivello, con una sosta sul pianoro panoramico e poi alla malga Rauna. Alla guida si sono posti Paolo Cettolo, la figlia Laura eMariarosa Turus.

Articolo del 18/07/2026 di Lucia Medeot

"Complici nella Speranza" per i più fragili

A San Lorenzo Isontino l’associazione "I Ronzears" ha proposto una giornata all’insegna della solidarietà in favore delle iniziative del CSMdiGorizia

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Ogni Associazione a San Lorenzo Isontino lavora a favore del più fragile e, fra queste, "I Ronzears", che sabato 27 giugno hanno messo tutta la loro carica innovativa, nella prima edizione di "Complici nella Speranza". Già le parole del titolo fanno capire il significato sotteso: il "complice" in senso positivo, è colui con cui si condivide un segreto, "sperando" si avveri. Così essere "Complici nella Speranza", significa essere protagonisti di un’aspettativa che, per i Ronzears, è stata la realizzazione di un progetto a sfondo solidale a favore del CSM(Centro Salute Mentale) di Gorizia, inclusivo delle persone che vi fanno parte. La serata è iniziata alle 16 con i chioschi e la mostra storica fotografica "Quando Gorizia distrusse i confini nelle relazioni umane", a cura di Sara Tesi e Andrea Toros. Molti i relatori: il Presidente dei Ronzears, Marino Del Frari, brillante e cordiale, chiamatoMarino "Piano", per l’abilità con cui sa "animare" lo strumento, il vicesindaco Nicoletta Venturoli, efficiente ed entusiasta, che ha ringraziato tutti per la presenza e augurato una serata spensierata; Sara Tesi che ha illustrato il contenuto della mostra, unica nel suo genere per la ricchezza delle fonti materiali, scritte e visive, documentate da fascicoli d’archivio, articoli di giornale e foto. Foto inedite "costruite" e scattate da diverse angolazioni da Andrea che, con metodo e certosina pazienza, ha fotografato i reperti presenti nell’ex ospedale psichiatrico e nel Parco Basaglia, e li ha fatti "raccontare": un albero con una macchia bianca sul tronco dalla forma di un "fantasma", un orologio nella lavanderia fermo alle due, non si sa di quale data, una sedia con lo scorcio della centralina e, procurati da Sara, il manifesto di una sagra nel Parco, delle lettere commoventi scritte dalla Russia in risposta "al desiderio di una degente di avere notizie del fratello o di altri congiunti" e la busta che le conteneva. D’effetto, i disegni diMarco, un cavallo azzurro di cartapesta, riprodotto dalla nipotina di Andrea, Vittoria, divenuto simbolo della liberazione dall’istituzione manicomiale. L’assessore alla cultura Flavio Pecorari ha chiarito più punti: "l’incontro, non è solo un evento di beneficenza, ma uno spazio reale, dove la cultura e l’aggregazione diventano sostegno economico e sociale a favore del Csm. Lamostra è un’importante riflessione storica che ci fa capire come il Goriziano abbia saputo ridefinire i suoi confini relazionali nel tempo, valorizzando le esperienze di cooperazione tuttora valide. La musica è l’unione fra generazioni diverse". E questo potere unitario è emerso chiaro in tutta la serata, con la musica protagonista viva e attiva, gli strumentisti vari e interscambiabili che suonavano appassionati, alternando arrangiamenti e tipologie musicali affini o diverse, gli strumenti ricercati e adattati ai brani. In questo tripudio sonoro sono emersi, palpitanti, i cori dei Piccoli InCanti e dei CanTieri Aperti, diretti dalla maestra Cristina Del Negro, con un repertorio canoro che ha incantato i presenti, con i brani: "Another brick in theWall", "Menomale che c’è il mare" alimentata da un fischiettio corale e altri ancora, tutti espressi con voci limpide e vibranti, trascinante la band del Csm"Cielo Senza Mura."

Articolo del 11/07/2026 di Lucia Medeot

Partecipata cerimonia a San Lorenzo Isontino nel ricordo di una presenza che ha segnato la vita del paese Quel legame che continua con i fanti del 63° Cagliari

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San Lorenzo Isontino, i Fanti del 63° Battaglione d’Arresto "Cagliari" con vessilli e gagliardetti, hanno festeggiato la 14^ festa della bandiera e il ricordo del combattimento di Polazzo del 2 luglio 1915, premiato con la medaglia d’Argento al valor militare. Il Cagliari, costituito il 1° agosto 1862 e ricostituito come erede delle tradizioni e della bandiera del 63°, destinato al presidio di opere fortificate, verrà disciolto il 30 novembre 1991 a San Lorenzo Isontino. La messa è iniziata alle 10.30. All’omelia, il parroco don Sandrin ha esortato a rispettare gli impegni e a vivere l’amore fraterno come fanno i fanti, che adempiono il loro servizio con senso del dovere, responsabilità e dedizione, testimoniando i veri valori. Fra questi, la difesa della Patria, coerente con uno spirito di corpo privo di formalismi, teso ad educare ogni uomo alla pace, che risolve i contrasti con il dialogo e li trasforma in opportunità. Don Bruno ha chiarito come, dal vivere comune, deve essere bandita la supremazia egoistica, rinunciativa della vitalità delle relazioni, che potenziano l’empatia e la cooperazione. Alla Consacrazione l’elevazione delle insegne, in un silenzio sacrale, indice di un canale comunicativo muto che ha unito i cuori e le menti. Dopo il silenzio, le parole supplici a Dio, insite nella Preghiera del soldato. Benedetta la Corona, il corteo ha sfilato fino al monumento ai Caduti dove, scolpite nella pietra, le braccia dolenti di unaMadre sostengono il corpo esanime di un milite. Suggestivo l’alzabandiera con il canto corale del Canto degli Italiani. Solenne l’onore ai Caduti e nostalgiche le note della "Leggenda del Piave". Significativo il discorso del sindaco Ezio Clocchiatti che ha sottolineato che "Il 63° è stato e rimarrà sempre parte integrante del paese". "Nonostante la chiusura della caserma Collinelli - ha concluso - rimarrà vivo in tutti noi il ricordo della presenza dei fanti, a cui rendiamo merito. Il loro apporto diventerà patrimonio della comunità e espressione dell’eredità  lasciata ai giovani". A seguire l’allocuzione del Presidente Alvidio Canevese che ha ricordato come la pace non sia un dato acquisito: "il compito dei veterani è quello di presidiare la memoria, per non ripetere gli errori della storia, educare i giovani al senso del dovere e dello Stato, rafforzare l’identità nazionale in una visione europea e atlantica". Ha ricordato il Col. Ezio Fontana e il Gen. Antonio Sorbo andati avanti, due persone cariche di umanità e ricordate con affetto. Ha ringraziato il Col.Mario Borean e il S. Ten. Mainero e altri ancora, tutti meritevoli di applauso.

Articolo del 11/07/2026 di Lucia Medeot

Fine anno scolastico in musica per i piccoli della scuola primaria

L’esibizione ha proposto un intreccio recitativo che, partendo dai bimbi di prima, si è concluso con quelli di quinta in un accavallarsi di dialoghi poesie, creatività e fantasia

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Una recita è sempre un momento significativo e aggregante per una scuola. Martedì 9 giugno gli alunni della Scuola Primaria diSan Lorenzo Isontino aspettavano,  composti e ben allineati, il momento che li avrebbe visti protagonisti. L’esibizione consisteva in un intreccio recitativo che, partendo dai bimbi di prima, si sarebbe concluso con quelli di quinta, in un accavallarsi di dialoghi, poesie  versi liberi o baciati, di autori noti o inventati con creatività e fantasia. I primi a recitare sono stati i bimbi di prima con un "Evviva alla scuola", un’ovazione a un anno scolastico che per loro è stato un periodo di acquisizione di conoscenze diverse, inizialmente continuative di quelle dell’Infanzia, poi sempre più impegnative secondo il curricolo della nuova scuola. Evidente l’entusiasmo con cui si sono espressi, sicuri, con le voci argentine miste a piroette e saltelli. La poesia degli alunni di seconda parlava dell’Estate, con "la terra calda e matura", quella di terza evidenziava il valore di essere "amici" e la recita di quarta portava un titolo molto vitale: "Siamo sopravvissuti!". Quella di quinta era un addio agli anni spensierati della scuola Primaria. Era davvero uno spettacolo commovente vedere questi "quintini" che si abbracciavano e piangevano per un distacco da un periodo di cinque anni, un ciclo di crescita che si chiudeva con il passaggio da una soglia sicura, protetta dalle maestre, ad un’istituzione ancora da conoscere. Erano entrati con uno zaino pesante per le loro piccole spalle e ora ne uscivano più o meno con lo stesso peso, ma reso più leggero dalla lievità dei ricordi e delle emozioni, più ricco di esperienze e abilità. Tutto questo è esploso nei canti diretti dal maestro Juri che, con grande maestria di "direttore", sciolto e mobile, ha guidato il canto "Pastello bianco" con i versi appropriati: "Per favore non piangere, non rimanere male, noi ci conosciamo bene dalla prima elementare…". Un ensemble di voci di bimbi che, pur con gli occhi lucidi, sgorgavano limpide e cristalline, capaci di seguire con attenzione il ritmo canoro e i gesti del maestro. Coinvolgente e di grande effetto emotivo "Something Just Like This" che, con un’intensità crescente di voci e movimenti sincroni di braccia e corpo, trasmetteva una forte energia, profusa anche nell’ultimo canto: "See you again!", scelto ad hoc per i bimbi di quinta. Entrambi i brani hanno galvanizzato l’uditorio, che interagiva con battiti di mani. Toccante l’intervento dei bimbi dell’Infanzia che hanno consegnato a ogni alunno di quinta un segnalibro, creato da loro ai tempi lontani dell’asilo e conservato dalle maestre. Commovente il saluto alla collaboratrice Andreana che andava in pensione. La maestra Annamaria l’ha definita l’"angelo custode" della scuola perché ha dato tanto, e lei, commossa ha risposto che se ha dato, molto di più ha ricevuto. Alla fine il rinfresco offerto dall’Associazione Verde Speranza, in collaborazione con il Comitato genitori.

Articolo del 04/07/2026 di Lucia Medeot

La solidarietà ha il volto radioso di quattro bambini

Iniziativa in favore della sezioneUnitalsi a San Lorenzo Isontino

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Sabato 30 maggio dopo la messa vespertina delle 19 e domenica 31 durante le due messe mattutine,
sul sagrato della chiesa di San Lorenzo Isontino una famiglia di volontari ha curato l’allestimento di una bancarella adibita alla vendita di confezioni di olio e cofanetti di pasta, il cui ricavato è stato devoluto all’Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporti Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali), associazione alimentata, fin dal 1903, dalla laboriosità gratuita di volontari. Il logo "Sostieni l’Unitalsi per offrire un supporto di Carità e Amore con un piccolo gesto", ha un significato antico, riproposto nell’inno: "Ubi Caritas et Amor, Deus ibi est!" (Dov’è carità e amore, lì c’è Dio!), una famosa armonia gregoriana composta da San Paolino d’Aquileia, in occasione di un sinodo convocato a Cividale, alla fine dell’VIII secolo. Quando la mano si offre caritatevole e generosa, senza profitto o tornaconto personale, allora diventa "uno strumento dell’agire di Dio, che non è egoismo e chiusura, ma comunione e dono", come ha affermato don Bruno all’omelia dedicata alla Trinità, nella stessa domenica. "Dio non si può possedere o racchiudere in schemi umani, haaggiunto, ma si può agire come farebbe lui al nostro posto: donare e donarsi". Questo fanno i volontari dell’Associazione, che accompagnano e assistono i più fragili durante i pellegrinaggi, vere esperienze di carità, che supportano chi è nel bisogno, con gratuità e dedizione silenziosa. La solidarietà ha assunto, domenica, il volto di quattro bimbi che, nella loro innocente trasparenza, hanno dimostrato come fin dalla più tenera età, il germe solidale può insinuarsi nella mente e nel cuore di tutti, crescere, svilupparsi e diventare fattivo. Il modello è quello di un papà e di una mamma che, dimentichi del tempo già esiguo, delle preoccupazioni che comportano allevare una famiglia numerosa, del lavoro che li impegna, trovano uno spiraglio per aiutare chi si cura degli ammalati, che vedono nel pellegrinaggio una forza salvifica a cui attingere, per accettare con coraggio la loro condizione precaria. I quattro piccoli non riescono a fare tanto, ma possono dimostrare con il loro sorriso che fare il bene rende felici, come asseriva Madre Teresa: "Se fai il bene, ti diranno che lo fai per fini egoistici, e forse verrà dimenticato, ma non importa: fa’ il bene!" E il bene lo fanno i due giovani genitori, che non mostrano solo ciò che "hanno", i quattro figli, ma ciò che "sono",nell’animo!

Articolo del 27/06/2026 di Lucia Medeot

"La storia ha bisogno di volti ed emozioni non solo di cifre!"

Gli artisti sono riusciti a trasportare lo spettatore in uno stralcio di vissuto, la cui dolorosità appare sfumata in un dialogo colloquiale fra amici che "ricordano" ciò che è stato

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Uno spettacolo teatrale è sempre un evento di rilievo, tanto più se tratta di situazioni che coinvolgono persone che hanno vissuto in un territorio, disseminato di tracce impresse nel passato, ma che si ripercuotono ancora vivide nel presente. Sono tracce vive, palpitanti, frutto di testimonianze documentate, come quelle scoperte dal Maestro Camillo Medeot e riportate nel suo libro "Internati". Il libro di Rita Lepre, parla di "Profughi" (sanlorenzini in fuga forzata), quello di Camillo, di "Internati" (preti isontini rinchiusi e segregati). Lo spettacolo presentato sabato 13 giugno nella sala comunale di San Lorenzo Isontino, è intitolato "Internati" di e con Ivan Bianchi e Vanni Feresin, con Simone Candotto, Enrico e Francesca Cavallero, liberamente tratto da "Storie di Preti Isontini internati nel 1915" di Camillo Medeot. Puntuale, ha preso la parola l’assessore alla Cultura Flavio Pecorari, per il benvenuto da parte dell’Amministrazione Comunale. Ha precisato che l’incontro si poneva a conclusione del percorso "Storie di profughi e internati", iniziato nella chiesa parrocchiale, sfogliando pagine di storia, leggendo documenti di studiosi e ragionando su numeri, date e confini e, con una frase d’effetto - "La storia ha bisogno di volti, voci ed emozioni, non solo di cifre!" ha continuato, spiegando imotivi che hanno portato l’Amministrazione a scegliere il teatro, come istituzione che ha il potere di accorciare le distanze temporali, portando "qui e ora" le vicende di quei sacerdoti strappati alle loro parrocchie, non per colpe militari ma per la loro influenza sociale e spirituale.
Feliciano Medeot, promotore della serata assieme a Maurizio Franco, ha definito l’evento come un omaggio al "nostro" Camillo Medeot, ispiratore del lavoro, in un’epoca in cui era difficile parlare di situazioni umane tragiche, subite anche da don Causig, parroco di San Lorenzo. Di colpo sulla scena è apparsa una figura in abito talare, che impersonava don Francesco Spessot, indaffarato prima a consultare documenti, poi a suonare con energia l’armonium, mentre il suono del campanello annunciava una visita, quella dimons. Giovanni Kren. Sul palcoscenico i due sacerdoti, bevendo il tè, riandavano con lamemoria ai fatti che li avevano visti protagonisti. Una conversazione avvincente e reale nella sua semplicità recitativa, tanto da sembrare un bozzetto rimasto intatto nel tempo, fermo a quel lontano 1915, nel vestimento e nelle modalità linguistiche. Gli artisti, con la loro verve comunicativa, ora seria, ora brillante, ricca di locuzioni popolari, sono riusciti a trasportare lo spettatore in uno stralcio di vissuto passato, la cui dolorosità pur cruda appare sfumata in un dialogo colloquiale fra amici che "ricordano" con assoluta precisione ciò che è stato, ma lo ripropongono con una certa leggerezza suggestiva, che affascina l’uditore.

Articolo del 20/06/2026 di Lucia Medeot

Storie di profughi e internati

Presentati i volumi "Storie di preti isontini internati nel 1915" e "Profughi nel Brakenlager di Pottendorf-Landegg"

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Profughi e internati! Due parole apparse nella titolazione della locandina informativa dell’evento "Storie di profughi e internati"memorie 1915-1918 nel Goriziano, di sabato 6 giugno alle ore 17.30 nella Chiesa Parrocchiale di San Lorenzo Isontino. Ferruccio Tassin ha presentato il volume di Camillo Medeot "Storie di preti isontini internati nel 1915", Ivan Portelli il volume di Rita Lepre "Profughi nel Brakenlager di Pottendorf-Landegg". Le conclusioni a Storie di profughi e internati Alessandro Marangon, l’introduzione e la moderazione a cura di Feliciano Medeot. Don Bruno, porgendo il suo saluto ai presenti, ha ringraziato: le Istituzioni (Istituto di Storia Sociale e Religiosa, Consorzio del Monfalconese, Comune di San Lorenzo Isontino), le Associazioni (I Ronzears), la Coral di San Lurinz e singole persone (L’autrice Rita Lepre, i relatori Tassin, Portelli, Marangon, FelicianoMedeot e altri). L’Assessore alla Cultura Flavio Pecorari, a braccio, con una certa emozione di fondo, così ha iniziato: "Questa sera parliamo della nostra storia e del disagio che portiamo nel cuore, della Prima guerra mondiale e della sua oscurità, della trafuganza delle nostre genti costrette a trasferirsi in terra austriaca. Ci auguriamo che le loro esperienze valoriali non devano rimanere nel passato ma continuare nel futuro!" A seguire Ferruccio Tassin che, con coinvolgenti espressioni personali, ha esordito: "Cinquantasette anni fa, non esistevan omonumenti ai caduti austriaci. Guai a dubitare che, con la grande guerra, tutti desiderassero una liberazione dall’Austria! Il Carso e l’Isonzo erano sacri, quasi sacra la guerra.Questa serata diventa un’occasione per far conoscere ingiustizie e reclamare giustizia. Con questo spirito va letto il libro di Camillo Medeot, che definisceMonsignor Cocolin esaltatore delle virtù, nella sofferenza, di tanti sacerdoti, che esortavano alla pace fra le genti: un solo popolo con lingue diverse.L’odio nazionalista colpì conl’internamento una sessantina di sacerdoti friulani, italiani e sloveni che, tornarono sfiancati dall’esilio, mai risarciti da colpi,morali e fisici inferti senza processo: derisioni e sofferenze inaudite nelle prigioni di Palmanova! Il "Maestro" Camillo Medeot indaga, puntuale, sulle vicende di ogni sacerdote friulano e sloveno internato, fra cui don Giuseppe Causig, che fu curato di San Lorenzo." Tassin conclude: "Limpida è la voce di Camillo, anche quando parla dei casi più efferati!" E limpida è anche la sua voce di relatore, accolta con un applauso. Interviene Feliciano Medeot che, introducendo il volume di Rita Lepre, ha delineato le tappe percorse dalla Parrocchia di San Lorenzo per onorare la memoria dei concittadini morti durante la Grande Guerra, puntualizzando alcune date: il 3giugno 2015, centenario dell’Esodo
con una cerimonia in municipio, nel dicembre dello stesso anno il viaggio a Pottendorf e nel 2018 la pubblicazione del volume "Profughi, Testimonianze dell’Esodo" con alcune testimonianze diaristiche di alcuni sanlorenzini. Feliciano passa la parola a Ivan Portelli che interviene con alcune domande a Rita Lepre sul suo libro e le fonti scelte, conmolti commenti dotti e circostanziati.
L’autrice ne fa un elenco dettagliato: Archivi storici e Arcivescovili, alcuni diari e numerose testimonianze orali di abitanti di San Lorenzo Isontino e SanMartino del Carso. Rita ha ringraziato tutti coloro che hanno contribuito alla nuova pubblicazione, di cui ha essenzializzato i vari capitoli, puntualizzando le privazioni, la fame, la fragilità vissuta da donne e bambini nella profuganza delle due Comunità nell’accampamento (lager) di Pottendorf-Landegg. Un ringraziamento particolare a AlessandroMarangon, giovane studioso cultore di storie locali che definisce molto attuali gli interventi sulle persecuzioni religiose e su tutte le tematiche trattate, che ha conosciuto fin da piccolo a livello famigliare, fondamentali per comprendere la storia di intere regioni. Sarebbe una sfida per i giovani acquisire una sapienza storica e testimoniarla, ha concluso. Alle 19 la santa messa celebrata da don Bruno e animata dalla Coral di San Lurinz ,sempre superba nell’esecuzione, con pezzi noti e 27 di otubar in friulano. Significativa l’omelia di don Sandrin, che ha ricordato l’esperienza della comunità profuga a Pottendorf, paese con cui permane ancora oggi un rapporto affettuoso. La memoria del passato ci aiuti ad essere protagonisti di una vita ispirata ai veri valori, tenace nel costruire la pace.

Articolo del 13/06/2026 di Lucia Medeot

"Non si impara nulla se si ha paura di sbagliare!"

Allegra e partecipata festa di fine anno per i bambini della Scuola dell’Infanzia di San Lorenzo

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Venerdì 29 maggio, la festa di fine anno della Scuola dell’Infanzia di San Lorenzo Isontino. Le insegnanti hanno raccolto e condensato il lavoro di tutto un anno in un unico momento, che potrebbe richiamare una pièce teatrale calata a misura di bambino: i protagonisti sono dei piccoli che si improvvisano attori, cantanti e ballerini, con voci, canti e movimenti del corpo, sullo sfondo di uno schema narrativo in più parti. Ma ciò che è sotteso alla meraviglia dell’esibizione è l’aspetto pedagogico che ha "formato" i bambini, potenziandone l’integrazione, l’inclusività e l’aiuto vicendevole. Lo spettacolo diventa quindi un "compito di realtà" che attesta quanto le abilità apprese siano diventate competenze nel tempo. La Dirigente dell’Istituto Comprensivo ha lodato i bimbi per l’impegno e le maestre per il lavoro proficuo, dovuto all’aggiornamento continuo basato sulla filosofia educativa del Reggio Emilia Approach per l’infanzia, di Malaguzzi. Anche il sindaco ha definito le maestre "spettacolari" e ha ringraziato i bimbi per l’esserci, perché sono loro che "fanno" la scuola. La maestra Lucia ha ringraziato tutti: bimbi, genitori, insegnanti, collaboratori e aiutanti, Comitato genitori, il papà chitarrista…La maestra Nadia ha chiesto ai presenti di lasciare uno scritto sui bigliettini posti su un supporto intrecciato di fili colorati, affinché rimanga una traccia di chi li ha seguiti nel loro iter scolastico: un’emozione, un ricordo, una sensazione. Le "foglioline" iniziano la loro esibizione con "La filastrocca della Primavera", con mani sui fianchi, piccoli passi avanti e indietro e posizioni inginocchiate vicino ad un tappeto screziato, in cui si sono nascosti per poi uscirne e farlo sventolare, sollevando tanti fiorellini variopinti. D’effetto, il girotondo con la"Filastrocca dei fiorellini" e il canto "Ci vuole tempo a diventare un  albero", che invita a non avere fretta di crescere. Morbidi i movimenti che mimano la crescita dell’albero, con le braccia che si tendono lente verso l’alto, con movimenti oscillanti da sinistra a destra e ripresa del girotondo. I grandi ricevono una piuma come un dono speciale da cullare per se stessi. Muovendola al suono della musica e mimandone il volo, piroettano, saltano, si rannicchiano e uniscono le mani come in preghiera: "Vola piuma…". L’assetto scenico è il frutto del corso di Yoga della maestra Isabella, finanziato dal Comitato Genitori, A seguire, ogni "albero" riceve una collana fatta di cuori colorati e l’abbraccio spontaneo dei  compagni, sull’onda del canto:"We Are the World", con il suo messaggio chiave espresso dalla maestra Lucia: "Importanti sono le relazioni. Da un semplice abbraccio può nascere qualcosa di più profondo!". L’insegnante ha continuato: “Per tre anni abbiamo costruito un nido di giochi e scoperte che, per quanto accogliente, serve per spiccare il volo. Oggi gli "alberi" daranno voce a questo uccellino che è in loro, esprimendo le proprie piccole incertezze sulla paura di sbagliare e di volare da soli. Non si impara a fare niente se si ha paura di sbagliare e di non potercela fare!". Dopo i pensieri dei bimbi, pronti per la Scuola Primaria, il canto: "Oggi ho imparato a volare". Alla fine, le mamme dei grandi, commosse, cantano: "Sarà difficile!"

Articolo del 06/06/2026 di Lucia Medeot

Scuola di musica motivo di orgoglio e crescita culturale

L’istituzione, presente ormai da tanti anni in paese, propone momenti aggreganti e di gruppo, attività ludiche per i più piccoli

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La presenza di una Scuola di Musica è motivo di orgoglio per un paese. Inserire i ragazzi in un ambiente culturale che non è solo luogo di apprendimento di nozioni musicali, ma anche spazio per gestire le emozioni, superare la timidezza e cooperare assieme. Su questi principi e sistemi condivisi, la Scuola di musica di San Lorenzo Isontino, ha assunto la dicitura di "Associazione culturale e ricreativa". Diffonde cultura, ma anche momenti aggreganti e di gruppo, attività ludiche per i più piccoli che si approcciano al senso del ritmo,
percepiscono e usano la propria corporeità con il metodo Willems. Venerdì 30maggio la sala consiliare era davvero piena per il concerto di fine anno. Commovente l’entrata dei piccoli del corso Willems (prof. Eleonora Covassi) in la "Danza delle ore" di Ponchielli, animata dalla percussione di legnetti e ondeggiamenti del corpo, e laMarcia in si bMaggiore
di Prokofiev. A seguire, i nuovi batteristi: Alessandro Boro in "Il mio canto libero" e Ian Casari in "Con il nastro rosa" ambedue di Battisti eMogol. Il prof. Giorgio Fritsch ha definito i brani, come simbolici dei due autori. Di seguito i violini (al pianoforte prof. Laura Grandi), con Anna Linda Lujan in "Coro dal Judas Maccabeus" e il "Contadino allegro" eMattiaMedeotMola in"Minuetto n.1 in  SolMaggiore e Coro dei cacciatori". A fasi alterne i pianoforti con IlariaMelizza in "Il mattino" di Grieg" e il "Valzer imperiale" di Strauss e Aurora Munarin in "C’era una volta" di Thompson e "La Primavera" di Vivaldi: assieme in "Il ballerino" di Thompson. Di nuovo le batterie conMatteo Battistin in "Ci vorrebbe un amico" eMassimiliano Gregorig in "Ricordati dime", di Venditti. Del corso chitarra classica del prof. Giulio Chiandetti, Amalia Maurencig in Sakura e Superfragilistichespiralidoso e Sergio Sabatini in Greensleeves. La chitarra elettrica di Emma Medeot in "Fear of the dark e Sultans of Swing", (al pianoforte prof. AdamCehovin). Ancora la batteria, con Emma Visintin in "OnMy Own" (al pianoforte Giorgio Fritsch) e la chitarra classica con Marco Linda in "Rondò in Remaggiore" e Carlo Urdan in "Schiarazulamarazula e Malaguena". Formidabili gli strumentisti di Chiandetti in "Jamaica Farewell e Cielito lindo". Subito, Zeno Jordan alla batteria in "The Chicken Blues e il concertino nello stile Vivaldi op.15 in ReMaggiore con al violino Emma Lujan. Avvincente l’ensemble di tutti i violini, la batteria con Zeno e il pianoforte con prof. Grandi e
Giorgia Simonetti in The Celidh. Come finale gli allieviWillems con il coro Piccoli InCanti in "Da veromusicista", Piccoli inCanti e CANTIeri aperti in "Menomale che c’è ilmare" e The Wall Part II con Emma e Anna Linda Lujan e Zeno Jordan. CANTIeri aperti e strumenti inWanderwall e Believer. Direttrice lamaestra Cristina Del Negro.

Articolo del 30/05/2026 di Lucia Medeot

San Lorenzo Isontino ha rinnovato la devozione a Sant'Eurosia

Venticinque anni fa il restauro del capitello

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Le commemorazioni ripetute ogni anno acquistano una connotazione speciale se ricordano una data significativa, come il 2001 per la Comunità di San Lorenzo Isontino, che coincide con i 25 anni dal restauro del Capitello di Sant’Eurosia, all’epoca in estremo degrado, rinnovato grazie all’Associazione Amatori Sport. L’opera di ripristino fu affidata all’artista goriziano Pirusel, noto per i paesaggi e gli ambienti naturali, fra cui il Capitello, la cui iconografia riproduce il campanile di San Lorenzo, su uno sfondo agreste. Tra lemani della santa, le messi e un cestello di primizie. L’edicola votiva, posta in una radura campestre, è tipica dell’architettura rurale. Domenica 17, alle 9.30 dal sagrato della chiesa, si è avviato il corteo processionale. Don Bruno ha iniziato il rito con una specifica riflessione sulle Rogazioni maggiori e minori. Ha fatto un excursus storico sula loro origine cristiana, derivata da antiche processioni pagane propiziatorie per tutelare le messi. Adeguati i versi della Genesi: "Il Signore Dio piantò un giardino in Eden e vi pose l’uomo, perché lo coltivasse e lo custodisse. "Sullo stesso registro letterario, il canto "Dolce sentire", l’inno francescano di lode alle Creature e allaMadre Terra, eseguito dalla Coral "don Nino Bearzot", sempre sobria e sfumata nei testi elegiaci, altisonante in quelli elogiativi. Durante il percorso, i canti eseguiti dai coristi "a cappella". Dopo le tre benedizioni di don Bruno ai luoghi simbolo del paese, l’arrivo al Capitello, dove è iniziata la messa con la Coral in "Resuscitò" e l’Alleluia russo al Vangelo. Struggente "Fradismiei vegnit a viodi la potence dal Amor", lo stesso Amore che don Bruno ha citato all’omelia, necessario per vivere bene con gli altri, "sopportandosi": "L’esempio di Sant’Eurosia - ha concluso -, che ha sopportato il martirio, può diventare un aiuto per i giovani a riscoprire il senso del divino!". Vicino all’altare dominava la croce, con il Cristo e il cartiglio cesellati finemente, ritrovata e rinnovata da Vanni.

Articolo del 23/05/2026 di Lucia Medeot

La messa: preghiera e incontro con la comunità

L’invito di don Bruno alle famiglie a considerare la partecipazione alla liturgia domenicale può essere una ri-partenza da iniziare subito

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Domenica 10 maggio è stata dedicata all’ amministrazione della Prima Comunione a sette bambini della parrocchia di San Lorenzo
Isontino. Una giornata speciale, con una celebrazione che si ripete nel tempo uguale nella forma, ma diversa per il modo di porsi dei bimbi, dovuta al cambio generazionale. I ritmi di crescita si evolvono, il modo di cogliere gli eventi e di viverli è dissimile, ma ciò che rimane fisso è sempre l’emozione che traspare dai volti dei comunicandi, quando si accostano al sacramento. Amalia, Andrea, Giorgia, Isabel, Michela, Sergio e Tommaso, hanno seguito gli incontri con un’attenzione particolare: perspicaci nel porre domande e abili nell’acquisire non solo le nozioni del cammino di iniziazione cristiana, ma anche la capacità di metterle in pratica nel
quotidiano. Durante i momenti di catechesi, la chitarra di don Bruno ha alimentato la loro preparazione
generale e la memorizzazione dei canti domenicali. Alla Prima Confessione si sono accostati lunedì 4maggio, con una serietà non sempre avvertita dagli adulti, e una grande partecipazione nell’ascoltare le parole del parroco che ha ricordato come, fra i quattro elementi propri del peccato, l’omissione è importante perché non basta evitare di commettere il "male",ma anche omettere di fare il
"bene". Il peccato, ha concluso il parroco, non è solo errare ma mancare nell’amore, per cui un gesto amorevole verso un famigliare, può sopperire a qualsiasi "penitenza" che lui, da sacerdote, avrebbe potuto dare. E così domenica hanno attraversato composti la navata, sostando dinanzi al cero pasquale, con tra le mani una candela spenta, metafora del "buio" (peccato) previo al Battesimo, accesa dai papà alla fiamma del cero, subito ravvivata dalla "luce" (grazia) e riposta da ogni bimbo sul candeliere ai piedi del Battistero. Dopo la salita sul presbiterio dei sette comunicandi con i genitori, è iniziata la messa, presieduta da don Bruno Sandrin e animata dal coro dei “Piccoli Incanti" diretto dalla maestra Cristina Del Negro, con all’organo Bruno Razza. Il canto d’apertura "Canta e cammina" ha allietato il cuore dei bambini, trepidanti nell’attesa, con i versi "Il Signore in noi abiterà, in Lui c’è una speranza nuova", la stessa speranza sinodale che l’arcivescovo monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli ha menzionato più volte negli incontri decanali. Dopo l’Alleluia che ha preceduto la proclamazione del Vangelo, altalenante tra l’appena sfumato e l’alto in crescendo, l’omelia di don Bruno, che ha definito i comandamenti non come divieti "dispettosi", ma come riferimenti che danno senso alla nostra vita secondo i veri valori, fra cui la santificazione della domenica. La partecipazione alla Messa può essere una ripartenza da iniziare subito anche da parte dei genitori, che possono diventare un modello da seguire, se accompagnano questi bimbi alle celebrazioni domenicali o li portano e, così facendo, li "abituano" a un impegno che è preghiera e incontro con la Comunità, che solo con la loro giovane presenza può rinnovarsi. A seguire il Santo con l’Osanna ripetuto più volte, il Padre nostro, “Insieme a te”, “La pace è un dono”, “Ci inviti alla tua festa” e, come finale e simbolo di accoglienza, "Aggiungi un posto a tavola" che ha meritato un’ovazione generale.

Articolo del 23/05/2026 di Lucia Medeot

Alla Scuola dell’infanzia di San Lorenzo

Un momento speciale dedicato alle mamme fra i banchi di scuola

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La Scuola dell’Infanzia di San Lorenzo Isontino è una vera "fucina" creativa: ogni scintilla è un laboratorio! È un ambiente vivace dove volano le idee, s’intrecciano i progetti e si plasmano i bambini dal punto di vista della creatività e dell’autonomia: più un bimbo sa e sa fare da solo, più percepisce il proprio valore, sull’impronta adottata dalle maestre, della filosofia educativa del Reggio Emilia Approach per l’infanzia, nata nel dopoguerra grazie a Loris Maguzzi, che pone il bambino attivo, e al centro. Fra le tante iniziative, "speciale" è la festa della mamma. La sensibilità delle insegnanti appare anche nel valorizzare le "radici" di ogni bimbo, nel considerarlo come facente parte di un albero più grande, "piantato" fuori dalla scuola, la famiglia, e farla partecipe. I bimbi stessi, nell’ambiente scolare sono suddivisi in forma arcadica: foglioline, ancora tenere, fiori già in boccio e alberi in rigoglio. Ed è proprio questa piccola "selva" che giovedì 14 maggio alle 10.30, ha accolto con trepidazione l’arrivo delle mamme. In ordine sparso, sono entrate nella sala da pranzo, dove la maestra Nadia con il suo innato e solito fare didattico, ha mostrato le piccole tavole imbandite dai bimbi con minuscoli e simpatici centri tavola, allietati da mazzolini di fiori. Ha esordito dicendo che il percorso laboratoriale, che mamme e bimbi avrebbero intrapreso, sarebbe stato costellato di odori, profumi, colori e materiali decorativi, espressioni di tanti "linguaggi" sottesi, come quello di essere mamme, accurate con i loro piccoli e che oggi, con loro, avrebbero decorato un "muffin" a disposizione. Lamaestra, dopo i ringraziamenti dovuti alle mamme presenti e ai collaboratori, lascia tutti liberi di iniziare il proprio lavoro, precisando che imuffin sono stati realizzati dai bimbi il giorno prima, con fatica e impegno quasi incredibili, data l’età ma che lascia già intuire le potenzialità future. I bambini scelgono fra i materiali dolciari presenti quelli più consoni al loro senso del bello e si sorprendono per l’inventiva originale, impiegata per adornare i muffin in un tempo dilatato, con lamamma tutta per loro, senza doveri da assolvere altrove. Subito dopo, l’avvio verso la sala di lettura, zeppa di libri, dove ognimamma ne legge uno al proprio figlio. Tante testoline estasiate nell’ascolto, hanno dimostrato il valore inestimabile di avere unamamma accanto. Innocente, un bimbo ha detto: "Tuttomi è piaciuto, ma di più la mia mamma!".

Articolo del 16/05/2026 di Lucia Medeot

“Taramot”commemora lamemoria di un popolo

L’armonia delle note, l’espressività dei canti, l’emozione dal parlato, hanno fatto da cornice alla performance che ha fuso il ricordo con la musica

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Quando si fa memoria di un evento lieto, il cuore gioisce, al contrario sussulta, se l’evento è drammatico, come lo è stato il terremoto del 6maggio 1976 che ha devastato il Friuli. Il ricordo di quegli attimi rimane sospeso, avvolto nel panico, catturato dalla paura, teso solo alla ricerca spasmodica di un rifugio dove proteggersi da una furia incontenibile che passa, distrugge, fa tremare la terra, le cose e le persone. Queste emozioni forti sono state "cucite" su un canovaccio dinamico e steso in tutte le sue sfumature nel concerto intitolato
"Taramot", organizzato dalla Coral di San Lurinz, don Nino Bearzot il 6 maggio nella sala consiliare di San Lorenzo Isontino, cinquant’anni esatti dopo l’evento sismico. Più che un concerto, lo spettacolo era la commemorazione di una memoria collettiva, che riviveva negli anziani e si rifletteva negli occhi dei giovani che nulla avevano visto, ma potevano immaginarlo, ascoltando testimonianze narrate e cantate. L’armonia delle note, l’espressività dei canti, l’emozione evocata dal parlato, hanno fatto da cornice all’intera performance, che ha fuso il ricordo con l’arte musicale. La presidente Raffaella Orzan ha ringraziato il sindaco per l’ospitalità e i presenti per la partecipazione numerosa, motivata dal tema proposto dal dépliant intitolato "TARAMOT", con tre vignette in chiaroscuro che rivelano com’era allora la gente, sgomenta accanto alle macerie, com’è oggi, serena dopo la ricostruzione, e come sarà  omani, provata, ma mai dimentica di ciò che è stato. Raffaella ha tracciato un breve excursus sui contenuti del concerto, che avrebbero oscillato fra poesia, prosa e musica, incastonati nella "storia della resilienza friulana" in occasione del terremoto del 6maggio 1976. La lirica scelta "Taramot", dal punto di vista letterario, è l’espressione degli stati d’animo (paura, angoscia, dolore…) e l’emotività provati durante un evento disastroso, nel nostro caso, il sisma del 1976. La presidente ha completato precisando che alcune delle parti corali e poetiche saranno più conosciute, altre meno, fra cui quelle scritte da Celso Macor e da altri autori. Per iniziare "Un salut e furlanie", il canto della filologica friulana di Zardini, seguito dai ricordi di Rosalba Terpin, lettrice dei brani in friulano. Rosalba ha riproposto i momenti del terremoto vissuti in prima persona. "Avevo 10 anni quella sera, e dormivo dalla nonna che, al boato e al tinnire delle stoviglie che stava lavando nel "seglar" (acquaio),mi gridava di uscire, ma il corridoio che si muoveva sembrava infinito. Fuori nel cortile le oche, le anatre e le galline (che per lei guardavano sempre di brutto) starnazzavano, nella stalla le mucche gridavano…". Il rievocare di Rosalba aveva veramente un altro "sapore", esposto nel "nostro" friulano! Il brano seguente "AveMaria", con un "SantaMaria" accorato e l’Amen prolungato che voleva ricordare le persone morte, ma anche quelle che hanno aiutato in situazione e nella ricostruzione, fra cui tante di San Lorenzo. A seguire con un ritmo misurato, mai incalzante: "Friûl, l’Emigrant, 27 di otubar, Torne cisile, Cercheremo, Incuintri al doman." Intensa la poesia di Celso Macor, ricca di similitudini che comparano le danze ai movimenti delle montagne scosse dallo scisma. Anche in"L’Emigrant" di Zardini le montagne gridano, le case iniziano a crollare, i cani a guaire, le mucche a raspare. Inedito il testo "Sot da tiara ferida", che farà parte di una collana, scritto da Raffaella Visintin, direttrice del coro, e musicato da Gabriele Saro. Sotto la terra ferita "son coladis lis cjasis,ma no la nestra vos, tal cjant che nus ten insieme", (sono crollate le case,ma non la nostra "voce" che ci unisce), una voce che identifica l’intera Coral, impeccabile nell’esecuzione, capace di sostenere un livello musicale alto e in continua evoluzione, rafforzato dall’organista Lorenzo Medeot, pronto a potenziare l’intensità del parlato o ad accompagnarne, soffuso, i momenti più evocativi. Limpida e cristallina la voce solista di Monica, capace di animare alcune parti testuali senza sforzo alcuno. Coesa e precisa negli attacchi l’interpretazione dei coristi. L’ovazione finale ha sottolineato come il terremoto possa abbattere gli edifici, zittire i campanili, ma non le anime della gente friulana che ha saputo sempre rialzarsi e ricominciare. A conclusione il discorso commosso del sindaco e gli omaggi floreali dedicati.

Articolo del 02/05/2026 di Lucia Medeot

Quel fiore "spuntato" sul muro della chiesa...

Ogni "petalo" rievoca la forma della "vesicapiscis", la"mandorla" che ritroviamo nell’affresco del catino absidale della Basilica di Aquileia

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Ogni cultura esprime in modi diversi il senso religioso, definito da don Luigi Giussani come "la sete insopprimibile di verità, insite nella natura profonda dell’uomo", che cerca e trova le risposte affidandosi al sacro. Con la parola "sacro" si intende tutto ciò che si riferisce al divino, a ciò che è separato (sacer) dalla materialità della realtà terrena e immanente. La sfera del divino ha "il centro ovunque e circonferenza in nessun luogo" (Pascal), non è percettibile e trascende l’esperienza umana, ma può essere compresa, interpretata e modellata attraverso un mezzo di forte impatto evocativo: il simbolo. Il simbolo è un oggetto concreto, tangibile che può essere toccato o colto visivamente in un’immagine, un affresco, un mosaico, un elemento artistico che, con la sua forma o aspetto estetico, rimanda a un significato più profondo. Quando un simbolo viene scoperto per pura casualità, acquista un valore speciale, suscita interesse e curiosità di conoscere la motivazione, per cui è stato posizionato in un luogo piuttosto che in un altro, com’ è successo a San Lorenzo Isontino al momento del restauro e risanamento conservativo delle facciate nord ed est della chiesa parrocchiale. Rimuovendo l’intonaco, è comparso un elemento decorativo e simbolico, una figura piana dalla forma circolare perfetta, a sei archi di circonferenza geometricamente regolari, la cui simmetria esagonale rimanda all’immagine di un fiore a sei petali che, nel linguaggio artistico specifico, viene chiamato "esafoglio", dal prefisso greco esa (hex-sei) unito a "foglia", per cui testualmente "sei foglie". della vita o delle Alpi", "rosa" (celtica, dei pastori…) o "stella". Il simbolo si staglia limpido sulmuro laterale della facciata est della chiesa in tutta la sua bellezza che, seppur priva di densità cromatica, viene esaltata dai dettagli decorativi netti e in rilievo. Ogni "petalo" rievoca la forma della "vesica piscis", in arte la "mandorla", che ritroviamo, straordinaria, nell’affresco del catino absidale della  Basilica di Aquileia, con la VergineMaria in trono. Una figura scolpita nella pietra ha il potere di suscitare emozioni forti nei fedeli, che vi intravedono le tracce di intere generazioni che hanno costruito "ieri", la culla di un patrimonio sociale e religioso che continua a perpetuarsi "oggi". Il simbolo è ben visibile sulla parete della chiesa. Anche chi non vi entra, non è praticante o osservante, se ne sente attratto: chiede e si informa sul significato di un segno che era sepolto ed ora e lì, simile a una ruota a raggera che attira e riflette i raggi del sole, divinità solare nell’Impero  romano (Sole Invictus), diventata "Sole di Giustizia" nel Cristianesimo. I sei petali, esaltano e riecheggiano il numero 6, simbolo dei sei giorni della Creazione (Gen 1,1- 2,3), ordinatamente strutturati nel tempo, per cui il "Fiore della Vita" viene anche chiamato, in ambiente cristiano medievale, il "Sesto giorno della Genesi", quello della creazione degli animali terrestri e dell’uomo, a completamento di tutta la Creazione. Veniva inciso sui portali, all’incrocio dei costoloni delle chiese. Nella tradizione ebraica il numero 6 è collegato all’Albero della Vita o della Conoscenza.Riprodotto in tutte le culture, seppur con diverse comprensioni sulle sue origini e significati, il "Fiore" può essere rapportato ad un senso di protezione, come simbolo di rinascita e, nel Cristianesimo, di Risurrezione. Don Bruno Sandrin parroco di San Lorenzo Isontino, attento ai particolari artistici e ornamentali che abbelliscono la chiesa, ha ritenuto di formulare un’ipotesi, sulla posizione e significato del "Fiore a sei petali". Secondo la sua convinzione, piuttosto plausibile, in un’epoca remota, la chiesa era posizionata vicino al cimitero, a cui si accedeva varcando una porta, locata sul lato ovest. Don Bruno ha tratto le sue conclusioni: dalla porta del cimitero, luogo di morte si entrava in chiesa, ambiente in cui si celebrava la Vita e la Risurrezione. Per analogia il credente passava dalla Morte alla forza della Risurrezione. Ci si augura che la scoperta del simbolo possa contribuire a rafforzare la coesione già efficace, tra i fedeli della Comunità, che si sentano identificati in un edificio che ha subito la violenza delle guerre, ma è rinato, ricostruito e impreziosito, grazie alla tenacia della nostra gente, sostenuti dall’animafriulana che non si arrende,mai!

Articolo del 25/05/2026 di Lucia Medeot

San Lorenzo Isontino ha ricordato il suo parroco scomparso 15 anni or sono

Don Nino Bearzot, sacerdote dell’ascolto

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Ricordare una persona, rievocarla nella mente e nel cuore, ritrovarla nelle piccole e grandi cose che ha lasciato, nelle azioni buone che ha compiuto, è un atto meritevole. E lo è maggiormente nei confronti di chi, lasciando il mondo fisico e transitorio, è entrato in quello divino ed eterno, superando la "porta del cielo" (Janua Coeli), titolo mariano e immagine iconografica francescana, citata in Gen 28,17. Una porta simbolo della Speranza, virtù cardine del Giubileo che invita all’ascolto di chi grida, si sente escluso omesso ai margini sociali. Il grido è quello degli "scartati" di papa Francesco, che don Nino Bearzot, parroco di San Lorenzo Isontino per 25
anni, non hamai disatteso.  Mercoledì 8 aprile, durante la messa delle 18.30, presieduta da don Bruno Sandrin, la parrocchia di San Lorenzo Martire ha ricordato don Nino, a 15 anni dalla morte. Molte sono le testimonianze di fedeli che hanno beneficiato del suo acume psicologico, del suo intuito che, solo ascoltando le persone, ne preveniva le istanze: un vero "artefice" dell’ascolto, pronto ad attivarsi nelle situazioni immediate di precarietà. Il suo era un interessamento autentico, scevro da giudizi o pregiudizi, volto solo a sanare o correggere le vie "storte" del suo "gregge" e sistemarle con l’aiuto sapiente di Dio. Francesco di Sales affermava che Dio "scrive dritto sulle righe storte degli uomini", che si possono raddrizzare, solo "amando". Ed è proprio partendo dalla frase paradigmatica di don Nino: "L’unica cosa certa della vita è che Dio ci ama!", che don Sandrin ha iniziato la sua omelia. Ha caratterizzato la figura e l’operato pastorale del parroco scomparso, ha delineato le asperità della sua personalità, forte e spesso resistente alle convenzioni, ma sempre conforme alla sua vocazione religiosa e incarico di parroco. Peculiarità ormai entrate nella "storia",ma sempre attuali per la forza evocativa di un presbitero dalla mente aperta, dal pensiero poliedrico, dall’indole sfaccettata, dalla fine arguzia che spesso lasciava i fedeli spiazzati, ma sempre arricchiti dal suo sostegno umano e spirituale,mai
venuto meno nei cinque lustri vissuti nella nostra Comunità. Don Sandrin ha invitato chi lo ha conosciuto a fare tesoro dei suoi insegnamenti e a continuare a viverli concretamente nel quotidiano. Ha ringraziato la Coral di San Lurinz- don Nino Bearzot per il supporto armonioso in tutta la Liturgia e ha ricordato la scelta operata dal coro, di assumere il nome del parroco scomparso, come segno onorifico alla sua persona e alla sua sensibilità musicale. La Coral ha supportato tutta la cerimonia, riproponendo i canti eseguiti a Pasqua. Come punto di forza, l’esecuzione del canto finale "Vittoria", privilegiato da don Nino, per la sua struttura linguistica fondata sul "Tu", di forte accento esortativo, e sul tempo "futuro", come un ordine innegabile: "Tu regnerai! Tu ci salverai!", riferiti alla Croce, fonte feconda e salvifica potente. Il canto si elevava alto e possente dalla cantoria, con un intreccio di voci che si diversificavano nelle tonalità e si ricomponevano in un ensemble, che sfiorava l’unisono, raggiungendo la stessa altezza melodica, pur con il distinguo dei vari timbri vocali. Nel suo insieme la composizione risultava altisonante, nell’esaltare il nome Vittoria, identificata come il "vincere" (Victoria) della Speranza "che a Dio ci condurrà". E lì, a fianco dell’altare, argentata e ben visibile, l’emblema di questa Vittoria: la splendida croce astile, esposta durante le feste principali, con la data 1923 sul libro di Giovanni evangelista. Elogiativa dei carismi di don Nino, anche la preghiera dei fedeli.

Articolo del 25/05/2026 di Lucia Medeot

Comunità in festa per Fiorella e Vinicio

La coppia ha celebrato il 50° anniversario di matrimonio

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Comunità compartecipe nella gioia per il cinquantesimo di matrimonio di Fiorella e Vinicio, due coniugi pienamente inseriti nel tessuto sociale di San Lorenzo Isontino. Sono convolati a nozze nel lontano 6 marzo 1976 nella chiesa di Sant’Andrea a Medea, ansiosi di costruire un progetto di vita e un futuro assieme. È stata una scelta ponderata, condivisa, fondata su un sentimento saldo e convinto, che li ha sostenuti per 50 anni, nei momenti belli e in quelli più difficili. I momenti belli li hanno vissuti con intensità, hanno gioito e cantato nelle feste e nei viaggi organizzati, dove Fiorella si è sempre distinta per la capacità di raccontare vissuti personali e non, colorandoli con l’umorismo che le è congeniale. Il loro percorso lavorativo è stato arricchente per entrambi: lei infermiera nell’ospedale di Cormons, lui inserito nella Cantina produttori dello stesso paese. Una loro caratteristica è la capacità di ringraziare sempre Dio per la sua provvida presenza e ogni persona che ha fatto loro del bene. Ed è con questa assoluta fiducia nella divina Provvidenza che, sabato 7 marzo, hanno assistito alla messa loro dedicata, celebrata da don Bruno Sandrin nel santuario di Maria Regina dei Popoli nel Preval. Inginocchiati davanti alla statua della Madonna, Fiorella e Vinicio hanno pregato per la sua divina protezione in un giorno per loro speciale. Don Sandrin all’omelia li ha invitati a "sopportarsi", non nel senso comune del termine, ma in quello più propriamente umano di sostenersi e supportarsi, perdonandosi e dandosi fiducia a vicenda. Il parroco ha terminato con una frase che, modificando un solo verbo, cambia totalmente di significato. Non: "Ti amo perché mi Fai felice", ma:" Ti amo perché Voglio farti
felice!". Ad allietare la liturgia, l’organo suonato da Bruno Razza - ringraziato dai coniugi - con l’entrata trionfale propria dei matrimoni e altre musiche consone all’evento. All’uscita, sul portale, tutti i parenti hanno fatto alla proseguimento sulle strade della vita, in salute e armonia.

Articolo del 18/05/2026 di Lucia Medeot

Vivere da risorti per diffondere la pace

"Pasqua è vivere la nostra vita in modo più vero, facendosi prossimo con la stessa mentalità e sensibilità di Cristo"

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Dopo la ritualità della Via Dololorosa del Venerdì Santo, la Comunità di San Lorenzo Isontino, alle 20 di sabato, ha vissuto la Grande Notte, con il rito della Benedizione del fuoco all’esterno della chiesa e il corteo processionale all’interno, che avanzava composto lungo la navata. La voce di don Bruno Sandrin ripeteva per tre volte in forma salmodiata, l’espressione teologica "Cristo luce del mondo", mentre la Coral don Nino Bearzot e il popolo rispondevano univoci: "Rendiamo grazie a Dio". Il buio della chiesa si rarefaceva lento, all’irrompere della luce del cero, che quest’anno compie 103 anni: è stato benedetto nel 1923, come pure il piedistallo di pietra che lo sosteneva. Attualmente il cero è posizionato in altro luogo, ma il piedistallo è rimasto al solito posto, a sinistra dell’altare, con le sue forme curvilinee, l’ampia base circolare che sostiene un elemento ovolino, su cui si appoggia la colonna liscia con un capitello campaniforme, simile al calice di un fiore stilizzato. Sopra è posta la Lampada della pace, consegnata alla parrocchia domenica 28 dicembre nella Cattedrale. La Coral ha iniziato con il canto liturgico solenne Exultet, conosciuto anche come Precomio pasquale, testo celebrativo di lode nella Veglia. Notevole il sostegno armonico della chitarra, dal timbro vivace e brillante, reso originale da un sovrapporsi di suoni, esaltati dal tocco speciale della nuova chitarrista. Posizionato il cero, ecco le letture dell’Antico Testamento, intercalate dai canti in sintonia con i testi: "Esci dalla tua terra", (Abramo), "Io loderò il Signore" (Mosè)… Dopo l’Orazione, il Gloria solenne in un tripudio simultaneo di suoni: il tinnio della campanella liturgica, lo scampanellare vibrante della campana di sacrestia, il concerto a distesa delle campane e il suono dell’organo con il canto del Gloria di Sthele, seguito dall’Alleluia tra le strofe del Salmo.
Al Vangelo l’omelia di don Bruno con l’invito a testimoniare la forza delle nostre convinzioni, con l’umiltà e il coraggio di fare sempre il primo passo, per poter vivere da risorti, pronti a costruire e diffondere la pace. Alla fine della benedizione dell’acqua, la prima strofa del canto “Symbolum”, sostenuto dalla chitarra, che permeava le voci dei coristi. All’Offertorio "O Sacrum Convivium". Alla Comunione "Panis Angelicus" cantato da una solista e come finale: "Resuscitò". Il giorno di Pasqua, in una chiesa affollata, la Coral di San Lurinz ha riproposto Resuscitò, il Gloria, l’Alleluia di anonimo russo, "O Sacrum convivium" e Panis Angelicus, con il suono del violino, ampliando con il Sanctus e il Benedictus. I brani sono gli stessi della Veglia pasquale, ma con un’intensità ancora maggiore, con una carica carismatica, musicalmente potente, esplosa nel Christus Vincit finale che ha visto i fedeli alzarsi con gli occhi rivolti
alla cantoria in un applauso muto, fatto solo di sguardi stupefatti, diventato poi ovazione generale con un battimano prolungato. Significativa l’omelia di don Bruno all’ambone, che ha specificato come la fede in Cristo risorto ci apre a nuove possibilità, come rinnovare il nostro impegno solidale. Pasqua non è assolvere un precetto, ha concluso il celebrante, ma vivere la nostra vita in modo più vero, facendosi prossimo con la stessa mentalità e sensibilità di Cristo.

Articolo del 18/05/2026 di Lucia Medeot

Coinvolti gli alunni della Scuola dell’Infanzia
Incontro fra generazioni: lo stupore di conoscere oggi le storie di ieri

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Una nuova esperienza, foriera di nuove emozioni, ha coinvolto i bimbi della Scuola dell’Infanzia di San Lorenzo Isontino. L’Associazione Verde Speranza ha organizzato per mercoledì 1° aprile un incontro innovativo, fuori dagli schemi usuali, con i "grandi" della scuola e gli anziani del paese, ritrovati assieme nella corte dell’abitazione della presidente. Due generazioni a confronto che hanno offerto il meglio di ciò che posseggono: i piccoli la freschezza dei loro giovani anni, gli anziani la saggezza, propria degli anni di chi può sentirsi giovane e lo è, ma "diversamente". Chi ha vissuto a lungo, può riportare frammenti di vita che non sono scritti nei libri, ma sicuramente stampati nella mente e nel cuore delle persone che li stanno raccontando. I bambini hanno ascoltato fiduciosi gli aneddoti, le filastrocche, i racconti seri e semiseri che gli adulti si sono divertiti a raccontare. Il divertimento era palpabile da ambo le parti: i piccoli si immergevano in un mondo che non è loro, i grandi ridiventavano piccoli ricordando il periodo spensierato della loro infanzia. Le tradizioni pasquali erano l’argomento del giorno. I bimbi erano posti a semicerchio, nell’androne coperto e molto accogliente, che si apriva su un ampio spazio lastricato che contornava un prato fiorito abbellito con vasi di fiori appesi o allineati con cura.  Le signore presenti hanno raccontato a turno ciò che ricordavano dei loro bei tempi andati, soffermandosi sui giochi con le uova e lemonetine che si tiravano per raggiungerle e meritarsi un premio. Non c’erano le uova di cioccolato, ma le uova di gallina in quantità, che venivano colorate con fiori e erbe dei campi. Raccoglierli era una festa, e così pure preparali per la cottura, avvolti nei gambi, corolle e fili d’erba, con un risultato variopinto che trasformava i gusci in piccole opere d’arte, con macchie sfumate e colorate, prive di contorni. Alcune uova venivano inserite in dolci particolari impastati a forma di colomba, cotti nel forno a legna di casa o portati dal fornaio. Ma le tradizioni più significative erano quelle legate alla profonda religiosità popolare che animava il periodo pasquale. Una delle tante era quella di recarsi alla mattina prestissimo alla prima messa di Pasqua seguita dalla processione, portando a benedire la "Pinza" pasquale, con al centro una croce, e un mazzolino di fiori. Si rimaneva digiuni fino al momento della colazione, quando si poteva mangiare la pinza benedetta, tutti radunati attorno alla tavola di casa, dopo una preghiera del capo famiglia. Un’anziana signora, con una voce ancora intonata, ha cantato una villotta. Un’altra ha declamato una poesia con una memoria formidabile. Così tutte le presenti si sono esibite in qualche mimo o canto che le ha viste protagoniste. Il momento clou della mattinata è stata la consegna ad ogni anziano di una piccola pinza, preparata a scuola dalle maestre assieme ai bambini, profumata e fragrante, descritta in una poesia comune.Mentre il cestello con le pinze e i poetici bigliettini augurali si svuotava, i ringraziamenti delle maestre e dei bimbi per la giornata speciale vissuta in armonia al di fuori della scuola e da ripetere.

Articolo del 11/04/2026 di Lucia Medeot

Nella croce del Signore le croci del mondo di oggi

Celebrazioni vissute a San Lorenzo Isontino in un clima di forte raccoglimento

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Anche la comunità di San Lorenzo Isontino ha vissuto con particolare intensità, secondo tradizione, i diversi momenti della Settimana Santa. Nella domenica delle Palme, prima dell’inizio della messa, il parroco con i chierichetti è uscito dalla chiesa per recarsi nel giardinetto antistante, dove ha letto il Vangelo di Matteo che descrive l’entrata di Gesù a Gerusalemme e quindi tutti i fedeli sono entrati in chiesa con l’esclamazione ripetuta: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!". Protagonisti e animatori della Liturgia i piccoli cantori del coro "Piccoli InCanti" diretti dalla maestra Cristina, con all’organo Bruno Razza. I piccoli si sono esibiti con i brani consolidati del Gloria a più voci, il Santo con l’Osanna esaltante, il Padre nostro cantato e poi mormorato dai cantori, mentre l’assemblea lo pregava in forma corale. Alla fine la ripresa delle voci che si elevavano sull’ultimo verso:" Oh Signor abbi pietà del mondo!", invocazione significativa in un momento così difficile per l’umanità. Il pezzo forte è stato "Il coro del creato", con il ritornello che ha esaltato le voci di tutte le Creature che gridano il loro grazie alla vita. La bravura della maestra non sta solo nel farli cantare in modo musicalmente corretto, ma bensì nello "scovare" musiche e canti e traslarli in situazione. Giovedì sera la messa in Coena Domini con la lavanda dei piedi ai 12 bimbi di diverse età. Una cerimonia che commuove sempre per la serietà con cui i bimbi ricoprono il ruolo degli apostoli. Dopo il Gloria con il suono delle campanelle liturgiche e della campanella di sacrestia, è iniziato il silenzio greve delle campane; Gesù Eucarestia viene posto nell’altare laterale di Sant’Antonio e incensato, mentre l’altare maggiore rimane "nudo", privo di luci e fiori.Venerdì Santo alle ore 15 la lettura del Passio con lo schema a più lettori, lo spoglio del Crocifisso e la sua esposizione ai fedeli. La sera 20 la recita della Via Crucis con sul grande schermo l’illustrazione delle 14 stazioni commentate dai lettori e alternate con le strofe del "Signore dolce volto" di Bach. A completare un’invocazione di don Bruno a vedere nella croce di Cristo tutte le altre croci che affliggono il mondo: anziani soli, bimbi feriti nell’innocenza…

Articolo del 04/04/2026 di Lucia Medeot

In adorazione dinanzi al Signore pregando per la pace

Don Sandrin ha messo in primo piano nel suo momento di riflessione la figura di Lazzaro nel sepolcro, come l’immagine dell’uomo il cui progetto, senza Cristo, è del tutto fallimentare

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Domenica 22 marzo nella Parrocchia di San Lorenzo Isontino si è celebrata l’annuale Domenica di Passione, conosciuta come "Domenica di Adorazione" nella nostra Comunità e diventata tradizione radicata nella pietà popolare della nostra gente. Una pietà devozionale che coinvolge la mente e il cuore dei fedeli, in una fusione di fede e cultura che, unite, testimoniano un modo di essere credenti, ovunque. È stata una giornata speciale questa domenica dedicata all’Adorazione di Gesù Eucarestia. È iniziata al mattino con le sante messe celebrate da don Bruno Sandrin e la lettura del Vangelo della 5^ domenica di Quaresima, che ha seguito lo schema della proclamazione drammatizzata, incentrata sulla figura di Lazzaro, continuativa delle due precedenti sul cieco nato e la Samaritana, con più lettori nelle vesti di narratore e di altri personaggi inclusi nel racconto. Questo espediente "espressivo - letterario", nonché didattico, ha potenziato il testo evangelico, rendendolo più dinamico della lettura uniforme, più comprensibile da parte dell’assemblea che ha partecipato in modo quasi immersivo, non solo prestando maggiore attenzione, ma vivendo in pianezza ciò che stava ascoltando. Era come un Vangelo per immagini dove le figure, sostituite dalle parole e dalle inflessioni dei lettori, consentivano ai fedeli di immedesimarsi nello scenario biblico. Don Sandrin ha messo in primo piano Lazzaro nel sepolcro, come l’immagine dell’uomo il cui progetto, senza Cristo, è fallimentare. E lo è oggi più che mai, con la schiavitù da tanti idoli, la lesività dei diritti sottoposti a manovre di vario tipo, i contrasti fra le persone generati dalle guerre che vanificano la pace. Sul tema della "pace" si è svolta alle 17 l’Adorazione eucaristica, preceduta da un’ora di preghiera individuale dinnanzi al Santissimo Sacramento, esposto dopo il canto "T’adoriam ostia divina", elaborato da don Carmelo Psaila e composto musicalmente da Giuseppe Caruana. Alla riflessione personale è seguito un momento di preghiera particolare, articolato in più interventi, con un canto appropriato dopo ogni lettura biblica. Don Bruno ha iniziato il rito di adorazione con l’appello del Santo Padre, volto a promuovere preghiere di richiesta al Signore, il solo che può toccare il cuore di chi ha il potere per fermare il pericolo della guerra. Dopo le celebrazioni degli ultimi due anni, che vertevano sulle immagini del "deserto" e del "silenzio", ecco quella di quest’anno sulla "pace". Una pace ripresa più volte in san Paolo ai Romani: "Se possibile, vivete in pace con tutti". In Leone XIV: "La pace si costruisce nel cuore. Il perdono scioglie il risentimento e restituisce la pace". Nella preghiera dei fedeli: "Diventiamo artigiani di pace…". Nel canto finale: "Resta con noi Signore e avremo la pace". Dopo alcuni minuti di silenzio, il canto del Tantum Ergo, ultime due strofe del Pange Lingua, composto da San Tommaso d’Aquino nel 1264, e la benedizione eucaristica solenne con l’incensatura dell’ostensorio a raggiera, arredo sacro e prezioso che quest’anno compie centodue anni. Imponente e in posizione centrale sull’altare, domina in mezzo ai due candelabri con la scritta in latino in caratteri maiuscoli "Ecce Panis Angelorum, factus cibus dei pellegrini", due versi a lunetta, iniziali di un testo di Tommaso d’Aquino dedi all’Eucarestia.

Articolo del 04/04/2026 di Lucia Medeot

Successo della raccolta a favore delle iniziative dell’AIL

ll volontariato rende concreta la solidarietà

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Domenica 22 marzo all’interno della chiesa di San Lorenzo Isontino si celebrava la Domenica di Adorazione. All’esterno, nello stesso giorno, la chioma dei due ulivi massicci, che stava per essere potata prima della fine del riposo vegetativo, era ancora in grado di offrire una certa protezione contro le rapide folate di vento. Accomodate su una panchina sul sagrato, con i cappucci rialzati dei piumini, alcune volontarie dell’Associazione Verde Speranza affiancavano il lavoro delle colleghe, accogliendo le persone, mentre le altre erano indaffarate nel predisporre in maniera ordinata una grande quantità di uova pasquali con il logo dell’AIL. I colori variopinti delle confezioni accostate con un certo gusto creativo, attiravano i fedeli che uscivano dalle messe e non volevano tirare dritto, senza aver contribuito all’acquisto di almeno un prodotto, consapevoli che lo scopo era a sfondo solidale. La titolazione "Un uovo per la vita!" appariva qua e là sui bordi delle due tavolate disposte a ferro di cavallo, che permettevano alle Speranzine di muoversi più liberamente nello spazio piuttosto ristretto a loro disposizione. I ruoli erano diversi: c’era chi vendeva, chi teneva i conti e anche chi si interfacciava con le persone che si accostavano ai tavoli, bisognose di una parola in più, magari "gridata", affinché orecchie, ma soprattutto alla sensibilità dei cuori. Le volontarie sono tante, ma il tempo a disposizione è troppo poco. Nonostante ciò, sanno destreggiarsi al meglio tra lavoro, famiglia, figli e nipoti, e garantiscono sempre il loro prezioso aiuto in qualsivoglia situazione, finalizzata non solo sul piano solidale, ma soprattutto "personale", perché chi vive nella precarietà non è mai uno dei tanti, ma è "lui" con la sua unicità: ha un nome, un suo disagio e una sua personalità. Il carisma delle volontarie è proprio questo: intuire le difficoltà e provvedere affinché vengano risolte, non "dopo", ma al più presto. E domenica, già la mattina di buon’ora, erano lì pronte a impegnarsi nella raccolta fondi a favore degli ammalati di leucemie, linfomi e mielomi: parole complicate che sottendono multiformi tipologie patologiche che affliggono i pazienti ematologici. Ormai Verde Speranza è diventata un’istituzione storica in questo senso a San Lorenzo, sostenuta da una convinta consapevolezza che l’AIL con le risorse ottenute può fare tanto. Dal periodico "Il Notiziario", consegnato all’acquisto, si può evincere
che si impegna a fondo per sostenere la ricerca, promuovere donazioni di midollo osseo, offrire supporto psicologico a pazienti e famigliari, migliorare la qualità della vita… All’interno delle borse shopper, personalizzate dal logo, era posta anche una penna, sempre "logata", che invitava a scrivere alcune impressioni personali di chi vede nell’altro, limitato nella salute, un possibile se stesso che potrebbe nel tempo, trovarsi a sua volta "mancante" e avere bisogno dello stesso aiuto. "Chiedete e vi sarà dato", dice l’Evangelista, ma noi ritocchiamo il verbo con un’accezione valoriale: "Donate e vi sarà dato!". A proposito, un poeta dice chiaro: "Dare ciò che avanza, è facile, ma dare ciò che costa è divino!". La raccolta ottenuta dalla vendita delle uova è stata notevole e, di questo, le volontarie di Verde Speranza si sono sentite orgogliose, forti dell’esempio emblematico diMare Teresa di Calcutta che così si esprimeva: "Ciò che conta non è fare molto ma mettere molto amore in ciò che si fa" …e loro lo fanno sempre!

Articolo del 28/03/2026 di Lucia Medeot

Iniziativa in tutta italia in occasione della Giornata della Donna

Un fiore per sostenere la ricerca

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In occasione della Giornata Internazionale della Donna, nelle piazze italiane è stata riproposta la "Gardensia", una festa con un titolo composito derivato dalla fusione di Gardenia e Ortensia. La prima invita alla raffinatezza, all’eleganza con i suoi fiori candidi e avoriati; la seconda pure è un fiore elegantema anche generoso per la sua florida fioritura, come generosi sono gli associati dell’AISM - Associazione Italiana SclerosiMultipla, per l’efficienza operosa e la grande sensibilità comprovata nel servizio verso gli ammalati di sclerosi multipla, sostenendo i loro diritti e "fornendo accoglienza, informazione, orientamento, supporto e servizi". Il loro intervento è spesso rinforzato dall’attività collaborativa dell’AVIS (Associazione Italiana Donatori di Sangue), dimostrata a San Lorenzo
Isontino sabato 7marzo, dove i rappresentanti della sezione locale si sono distinti per la loro opera gratuita di volontariato, ormai diventata tradizione. Veloci e organizzati, si sono subito impegnati nell’allestimento artigianale e allo stesso tempo attrattivo, di una bancarella posta accanto al Supermercato Gallo, che invitava chi entrava o usciva a soffermarsi, se non altro per capire quale fosse lo scopo dell’iniziativa. Non sempre le "vendite" sono bene accette, perché possono suscitare dubbi sulla loro finalità, talvolta solo utilitaristica, ma la scritta a caratteri cubitali, di forte impatto visivo "Fermiamo la sclerosi multipla con un fiore, anzi con due", sembrava quasi un richiamo da semaforo rosso, che "obbliga" a fermarsi. Ma le persone non si fermavano solo per dovere ma perché spinti da una disposizione d’animo che va oltre al fiore in sé, alla sua bellezza e simbologia. Erano ben consce che, con un piccolo gesto oblativo, avrebbero potuto sentirsi più vicine alla condizione precaria degli ammalati di SM, capirli dal di dentro, immedesimarsi nel loro essere cagionevole e contribuire a sostenere la ricerca, che può migliorare la criticità della loro situazione. I volontari dei Donatori, con la presentazione e la vendita delle gardenie e delle ortensie, che hanno previsto diverse ore di impegno lungo tutto l’arco della mattinata, si sono dedicati con dedizione a coinvolgere le persone sui valori della solidarietà, catturarle sul piano emozionale e renderle consapevoli che donare il "poco" aiuta concretamente a fare il "tanto". Un tanto che può migliorare l’assistenza alle persone colpite da questa patologia. Il rosso delle loro magliette e quello delle borse shopper con il logo "un mondo libero dalla SM", creava una sorta di fascino colorato che palesava l’energia e l’entusiasmo dei volontari. Il loro sorriso ampio nella foto, era motivato dalla determinazione di portare avanti un’iniziativa, che non è frutto solo dell’entusiasmo del momento, ma diventa efficace e porta un effetto concreto e benefico, al gruppo singolo o collettivo che, mancanti, vivono nella provvisorietà. I boccioli non ancora dischiusi della gardenia, preludono alla speranza che anima chi è fragile. Con il lirismo dei versi di Emily Dickinson: "La speranza è quella cosa piumata che si viene a posare sull’anima. Cantamelodie senza parole e non smette.Mai!”

Articolo del 28/03/2026 di Lucia Medeot

Alla Scuola per l’infanzia di san Lorenzo

Papà e bambini a scuola per giocare e crescere insieme

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Quella di San Giuseppe è una festa molto sentita anche nell’Isontino sia nella sua dimensione religiosa che in quella popolare. Religiosa perché vede in San Giuseppe l’uomo "Giusto", provvido nei riguardi della famiglia di Nazaret e perciò nominato protettore di tutti i "padri" e, in particolare, di tutti i "papà", come figure informali che invitano alla confidenza e all’affettuosità. È una festa popolare, perché entrata nella tradizione come momento celebrativo della primavera ormai alle porte, con effluvi di fiori che invitano alle merende all’aria aperta. Su queste tematiche è iniziato il discorso di accoglienza della maestra Nadia ai papà dei bimbi della Scuola
dell’Infanzia di San Lorenzo Isontino, nella mattinata di giovedì 19marzo. La docente ha illustrato la ricorrenza attraendo l’attenzione dei papà presenti. Ha collegato proverbi friulani (A Sant’Andrea al purzit su la brea!), con l’abitudine consolidata di mangiare il salame, pronto proprio a San Giuseppe, immancabile nelle scampagnate che si facevano sui colli più vicini, usuali nel Friuli e oltre.
Al suo "via" tutti i bimbi sono corsi tra le braccia dei papà e si sono avvicinati al lungo tavolo allestito con bibite e salami caserecci, affettati sul momento e gustati da tutti. Calmata la fame i bimbi si sono dispersi in tutto il giardino, inseguiti dai papà che ridiventavano bambini, giocando assieme a loro. Due generazioni a confronto: i piccoli che fungevano da padroni di casa e gli adulti che cercavano di adattarsi ai loro ritmi frenetici. Solo rispecchiandosi nella spontaneità innocente dei bambini si può scendere al loro livello e comprenderne i comportamenti, spesso indecifrabili.Ma le maestre ci riescono, eccome, con pazienza e perseveranza, lavorando con i bambini di fasce d’età diverse, cogliendo le sfumature che ne delineano l’unicità e potenziarle, scoprendo le paure e le piccole frustrazioni che li destabilizzano e ponendovi rimedio. Insegnare è un’artema la predisposizione innata e la passione giocano un ruolo non da poco nella professionalità di docenti che hanno dimostrato tutta la loro delicatezza nell’inserirsi tra i gruppi, sfumando la loro presenza, pur di non ledere gli attimi speciali, vissuti da bimbi e papà. I bimbi "intervistati" hanno risposto con una frase ripetitiva: "Oggi siamo felici perché vogliamo tanto bene al nostro papà. Con lui facciamo tante cose!" e ancora: "Io il papà lo adoro!". Molti papà si sono improvvisati pittori, disegnando sul selciato con i gessi nomi e figure, subito imitati dai bambini che abbozzavano tra l’altro, schizzi di pulcini. Dei pulcini che le maestre, coadiuvate dagli assistenti, hanno fatto nascere in un’incubatrice dentro la scuola. Una scuola che può definirsi didatticamente "avanzata", per un evento così emozionante che ha instillato nei bimbi l’amore per gli esseri viventi, già in potenza e diventato atto con la dischiusa finale delle uova. Ogni pulcino ha una particolarità che ha inciso sul suo nome, scelto dai bambini e visualizzato su un cartellone.

Articolo del 14/03/2026 di Lucia Medeot

Olga degli Elfi, la spia

Presentato a San Lorenzo Isontino il libro di Orietta Bosch

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Sabato 7 marzo nel centro civico di San Lorenzo Isontino, c’è stata la presentazione del libro di Orietta Bosch: "Olga degli Elfi, la spia".Il ruolo di moderatore, era svolto da  Flavio Pecorari, Assessore alla Cultura, che ha ringraziato i presenti e l’autrice. Pecorari si impegna al meglio per fare della Biblioteca un centro attrattivo, un motore propulsore di diverse iniziative culturali, fra cui la presentazione di autori di libri che in qualche modo sono legati al nostro territorio, come persone che si specificità creativa e non per l’inserimento nella generalizzazione imperante. Orietta ha iniziato puntuale il suo intervento. La sua voce e la sua mimica si modulavano in crescendo e in diminuendo, a seconda dell’intensità dei sentimenti che provava nel rievocare i vissuti di Olga degli Elfi, una giovane donna che si era imposta di credere negli elfi, perché "credere in loro la portava temporaneamente fuori dalla realtà e la faceva sentire libera". L’aggettivo "libera", l’essere e il sentirsi tale, è ricorso spesso nel discorso della relatrice, mentre i suoi pensieri prendevano vita e si riflettevano nel suo amore per la scrittura, nel riferire rifugiarsi nella fantasia nei momenti di difficoltà. Il suo raccontarsi e il raccontare Olga, il suo immedesimarsi in essa e in essa trasfondere il suo essere, diventavano quasi un tutt’uno che legava la scrittrice alla sua protagonista. Una protagonista reale, non frutto della fantasia, "figlia diletta della libertà", una persona concreta, una lettrice in una casa di riposo, che trova in Orietta un’uditrice attenta, coinvolta, capace di ascoltare, senza fretta e limiti di tempo. Flavio è intervenuto spesso con domande focalizzate sull’autrice, sulla sua passione e capacità scrittorie, sulle finalità dei suoi libri e i loro contenuti, sull’Islanda come base americana dove la protagonista del suo libro avrebbe dovuto lavorare per lamadre Russia e diventare una spia senza saperlo. Le risposte di Orietta sono state dirette e schiette, brillanti e vivaci, cariche di un certo humor innato, una naturale propensione al sorriso, proprio delle persone solari che, pur nelle difficoltà, sanno risollevarsi e continuare. Il suo modo di scrivere non è mai banale, appare elegante e leggero quando caratterizza i poteri degli elfi, creature agili e veloci, graziose e abili nella magia, diventa sfumato, palpitante e lirico nel momento in cui tratteggia con pennellate struggenti il sogno di Olga, immersa in un vortice di colori, mentre vede in una nuvola i genitori, i suoi "luoghi del cuore". Bosch continua parlando dei suoi libri, di cui il più premiato è stato "L’anima nel vecchio baule",mentre il suo preferito è il primo, "Il viaggio oltre la vita". Con un flusso continuo di. parole Orietta ha precisato che lei scrive ciò che la gente le racconta: storie e testimonianze dirette di persone incontrate. L’emozione dello scrivere l’hanno salvata da un dolore troppo grande per una madre, la perdita del proprio figlio. Ha aggiunto che non importa cosa scrivi, ma il messaggio positivo che trasmetti: in ogni testo il lettore deve ritrovare una parte di sé e sentirla come sua. Il contesto è ininfluente rispetto alla cultura: è la cultura che insegna a ragionare con la propria testa! In occasione della festa delle donne, l’autrice ha concluso che deve essere festeggiata perché è la donna che dà la vita. Qui ha citato il marito, uomo meraviglioso! Flavio ha lodato il Consiglio Comunale dei Ragazzi, sempre partecipi e collaborativi, che hanno offerto una mimosa alle donne presenti.

Articolo del 07/03/2026 di Lucia Medeot

La Quaresima a San Lorenzo Isontino

La vita vera si realizza nella quotidianità nella realtà della Croce

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Siamo appena entrati nella seconda domenica di Quaresima, periodo che invita i fedeli ad "atteggiamenti costanti di vita che caratterizzano il sentire, il pensare, l’agire di ciascuno" (cfr. le omelie di mons. CarloMaria Redaelli in "Gorizia città della pace"), che nel percorso quaresimale assumono un’accezione particolare. "Sentire", come avvertire le necessità di chi è fragile e ha bisogno di vedere gli altri "accostarsi alla sua sofferenza", con un cuore che lascia sempre la "porta" aperta. La porta come simbolo dell’accoglienza dell’anima che freme, si commuove, partecipa e condivide il disagio dell’altro. "Pensare", nel senso di saper discernere ciò che è giusto da ciò che non lo è (pensiero sinodale). "Agire", non rimanere indifferenti, ma schierarsi a fianco di chi chiede aiuto e non riceve risposta, di chi cerca di abbattere le barriere dell’oppressione e non ci riesce. Sulla base di questi concetti, don Bruno Sandrin, parroco di San Lorenzo Isontino, ha iniziato la sua omelia la prima domenica di Quaresima sulle tentazioni dell’avere, del successo e del potere. L’avere come possesso di cose o beni, che non può diventare il solo fine della vita; il potere come dominio sugli altri, umiliandoli nella dignità; il successo come il sentirsi compiaciuti della fama, che impressiona il più fragile, che si sente inutile, incapace, schiacciato dalla presunzione di chi è già "arrivato". E qui subentra la "seconda parte" dell’omelia della seconda di Quaresima con la metafora del "monte", (il prestigio), la cui vetta, una volta raggiunta, non aiuta a superare la tentazione di "restare" lì, dimentichi del mondo, a scrutare verso l’alto. Ma la vita vera, ha affermato il parroco, si realizza in basso, nella realtà della "Croce", nella quotidianità affettiva e lavorativa in cui il credente deve incarnarsi per diventare già ora segno di Risurrezione: un punto di arrivo che, come per Cristo, deve passare prima per la Via della Croce. Una Via Crucis che, ogni venerdì alle 18 nella chiesa parrocchiale, viene celebrata in forma semplice, ma partecipata dai credenti, che pur non tantissimi, sono assidui ogni settimana. Le lettrici ripropongono i vari testi di commento alle Stazioni, intensi, carichi di pathos e con un confronto continuo tra i versetti del Vangelo, l’accentuazione sugli elementi "cupi" della Passione e la ricaduta su ciò che accade ancora oggi,
ogni giorno. L’organista Bruno Razza accompagna la Liturgia con le mani che volano sulla tastiera, mentre esegue le strofe del canto "Signore dolce volto" su una melodia resa famosa da Johann Sebastian Bach, con le parole del testo centrate sul viso dolente di Cristo. Ma i veri protagonisti del rito quaresimale sono i quadri della nuova Via Crucis, benedetti il 23 dicembre 1928, ancora esposti sulle pareti laterali del presbiterio, mentre i primi, esibiti da Andrea Ambone, vicario dal 1862 al 1868, furono dispersi durante gli eventi della prima guerra mondiale. I quadri sono praticamente identici a quelli presenti nella chiesa di sant’Antonio sul colle diMedea e in quella di San Floriano del Collio. Per la loro benedizione intervenne un padre francescano guardiano del santuario della Castagnavizza. Autore dell’opera è il pittore torinese Luigi Morgari (cfr. il libro "La chiesa di San LorenzoMartire"). Sono degli autentici capolavori, qualificati dai colori accesi e intensi: rossa la tunica in consutile di Gesù, blu cobalto il manto diMaria sotto la croce, azzurro luminoso lo sfondo del cielo diurno, sfumato nel grigio plumbeo, opprimente, nella tela della Crocifissione.

Articolo del 28/02/2026 di Lucia Medeot

Partecipata liturgia a San Lorenzo Isontino

"Mettere insieme in un unico respiro la fede e la Comunità"

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Alla fantasmagorica frenesia del Carnevale con sfilate, maschere, abbuffate di dolci tipici, subentra la mestizia e la morigeratezza proprie del Mercoledì delle Ceneri. Carnevale e Ceneri sono fortemente in antitesi fra loro. Il Carnevale, che inizia con la domenica di Settuagesima, è l’ultima indulgenza momentanea, una specie di libertà che permette di eccedere nel sociale con lo scherzo e la celia. Le Ceneri rappresentano il giorno di inizio del Carnemlevare o Carne levarium (togliere le carne) di origine latina, che diventerà nel Cristianesimo "astinenza" dalle carni e si protrarrà in tutti i venerdì del periodo quaresimale. Il Carnevale è l’eccesso nelle abitudini alimentari e nei comportamenti, le Ceneri sono la moderazione e la sobrietà in tutte le sue forme. Papa Leone ha usato l’espressione "brace sotto la Cenere", a significare che la fiamma (metafora della fede) va ravvivata, affinché non si disperda sotto il peso della disillusione e del tran tran quotidiano, che portano al disamore verso la prassi religiosa, ridotta spesso a puro "formalismo". Ed è proprio con questa parola che don Bruno Sandrin, parroco di San Lorenzo Isontino, ha iniziato la sua omelia la sera del 18 febbraio,Mercoledì delle Ceneri, durante la messa vespertina celebrata nella parrocchiale alle 18.30. La chiesa brulicava di fedeli come non mai, tanto che i Ministri dell’Eucarestia in questa celebrazione erano due, con due file di persone che si accostavano composte all’altare per ricevere un briciolo di cenere, che dal suo essere semplice polvere, diventava un Sacramentale con la benedizione.
Una presenza così numericamente importante è il segnale evidente di una Comunità che sa essere viva e ricca ed i cui componenti, anche se talvolta "tiepidi" nella frequenza, portano sempre in sé il sigillo della fede, ricevuta fin da piccoli. Accettano e condividono lo spirito solidale dei valori cristiani e sono sempre “pronti” in qualsiasi attività comunitaria, confermando le parole pronunciate dall’Amministratore apostolico della diocesi, mons. Carlo RobertoMaria Redaelli, nell’Assemblea svoltasi a Monfalcone lo scorso giovedì 19 febbraio: “Cogliere la bellezza del mettere insieme, in un unico respiro, la fede e la Comunità. Lavorare insieme è faticoso, ma fecondo!”. Don Sandrin ha iniziato la sua omelia definendo il cammino della Quaresima come il tempo in cui si vive più intensamente la fede, fondata sui tre grandi "pilastri" presenti nel Vangelo diMatteo (1-6 16-18): la Preghiera, il Digiuno e l’Elemosina. Tre pratiche che testimoniano una vita cristiana autentica, che resiste alla tentazione dell’ipocrisia e del "formalismo", per scoprire ciò che conta veramente: l’essenziale non il provvisorio! Il parroco ha descritto la cenere non come simbologia sottesa ma come "utile": per concimare i campi, lavorati dai contadini, fertilizzare i fiori, curati dalle mamme, lavare i panni e sbiancarli con la liscivia, come facevano le bisnonne. Infine ha concluso con un messaggio speciale per i bambini: "Come il legno ha bisogno di consumarsi lentamente alla fiamma, per dare la cenere, così noi non dobbiamo volere tutto e subito, ma attendere con pazienza che Dio ci aiuti a scegliere da soli la strada giusta nella vita, senza sostituirsi a noi!". Significativo il canto "Purificami o Signore!", al momento dell’imposizione delle Ceneri.

Articolo del 21/02/2026 di Lucia Medeot

Giornata di festa per i bambini dellaPrimaria e dell’Asilo nido di San Lorenzo Isontino

Tradizionale appuntamento carnevalesco nello spazio antistante il Municipio del paese

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Venerdì 13 febbraio alle ore 10, come da tradizione consolidata, si è svolta la festa di Carnevale dei bimbi della Scuola dell’Infanzia e di quelli della Primaria di San Lorenzo Isontino, organizzata dal Comitato Genitori, il Giovedì Grasso, quest’anno posticipata al giorno dopo. Come novità del 2026: l’aggiunta dei piccolissimi dell’asilo nido "Casa dolce Casa", in seno al progetto di continuità con i più grandi dell’Infanzia. Un progetto di incontro fra le due realtà, innovativo, ben strutturato, dipanato nell’arco dell’anno, presago di un rafforzamento continuativo e duraturo. Un po’ prima delle 10, una lunga fila di bambini mascherati è sfilata lungo le vie del paese incamminandosi verso il Comune. Agli occhi degli astanti che si soffermavano a guardarli, si presentava una porzione di folklore infantile che riempiva le strade e le vivificava con i primi raggi di sole che spuntavano timidi, dopo la pioggia insistente dei giorni precedenti. Tanti volti, piccoli e grandi, con vestine carnevalesche di tutte le fogge, un turbinio di gambette che si muovevano leste, sotto lo sguardo vigile delle maestre. E alla fine l’arrivo al Comune, con i due gruppi accolti dal vicesindaco Nicoletta Venturoli e dall’Assessore alla Cultura Flavio Pecorari. Composti e ben vicini l’uno all’altro, ecco arrivare anche i piccolissimi del Nido, teneri come cuccioli, stupiti dalla novità: per loro era la prima volta! Lo spiazzo antistante alMunicipio si è subito animato di musica, giochi, balli, voli fantasmagorici di coriandoli e stelle filanti…e tanta gioia e spensieratezza! Un insieme di emozioni istintive e trasparenti che avvicinano, rafforzano la conoscenza e permettono di instaurare nuove amicizie. Non c’è differenza di ruoli o competenze fra questi bambini! Dietro la maschera si mimetizzano, nascondono le loro paure, diventano ciò che vorrebbero essere e, soprattutto, si sentono "uguali" e non giudicati da nessuno: anche l’ultimo potrebbe essere considerato il primo! Lasciati libri e quaderni a "sonnecchiare" nello zaino, non resta loro che assaporare la libertà, comunque intesa non come sopraffazione o invasione dello spazio dell’altro, ma come respiro dell’anima che, nascosta nell’intimo di ciascuno, si risveglia, si stupisce, si meraviglia di tutto ciò che la circonda e apprezza l’attimo che sta vivendo. Anche le maestre, entusiaste e "camuffate" con estro e fantasia, si "prestavano" a misura dei loro bambini. Dimenticati i doveri, gli impegni, l’aggravio del loro ruolo, si immergevano tra i loro piccoli, accennando piccole mosse aggraziate, al ritmo della musica, a momenti assordante, ma adatta a creare un’atmosfera gioiosa che grandi e piccoli avrebbero ricordato a lungo. Spigliata ed entusiasta come sempre, il vicesindaco Nicoletta Venturoli ha augurato una buona giornata a tutti, in particolare ai bambini che hanno il diritto di divertirsi e gioire in una giornata così bella. E lo era per davvero con il sole in tutto il suo splendore! Sulla stessa linea d’onda l’assessore Pecorari, solare e amichevole con tutti. Le insegnanti, a loro volta hanno ringraziato i due rappresentanti e tutta l’Amministrazione comunale sempre vicina e propensa verso le iniziative delle scuole. Dopo un battimano corale, tutti si sono avvicinati al banchetto carico di crostoli e bevande, molto apprezzato da piccoli e grandi, anche come segno qualificante di un momento condiviso e vissuto assieme.

Articolo del 14/02/2026 di Lucia Medeot

Intensi e partecipati momenti di vita comunitaria

Secondo tradizione, i fedeli hanno affollato la parrocchiale di San Lorenzo Isontino nelle celebrazioni della "candelora" e di San Biagio

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Due festività non mancano mai di assumere una rilevanza significativa a San Lorenzo Isontino: la Candelora e la ricorrenza di San Biagio. Ambedue fortemente legate a una tradizione atavica, intrisa di profonda religiosità, alimentata anche da proverbi emodi di dire che connotano l’anima rurale della nostra gente. Tutte queste massime, legate alla terra, alle sue risorse, al sostentamento primario di persone e animali, imprimono nei fedeli una necessità quasi urgente di partecipare compatti alle cerimonie rituali dedicate. Il 2 di febbraio, alle 18.30, ecco che la chiesa, stagliata nel buio come un faro acceso, ha assunto ben presto una luminosità nuova con la benedizione delle candele nel rito della Candelora, dal latino "festa delle candele", che chiude definitivamente il ciclo natalizio. Vengono riposti gli ultimi alberi e presepi ancora allestiti in alcune famiglie, rispettose di una tradizione popolare, che fissa con questa data la "fine" del Tempo di Natale, simbolica nell’immaginario, ma ufficiale nella ritualità cristiana. Una porzione di tempo di "40" giorni dopo il 25 dicembre, che dà la possibilità alla "Nascita" di entrare nella storia e farvi parte. L’istituzione della festa della "Candelora" è attribuita al papa Gelasio I che, circa alla fine del V secolo, perorò presso il senatore romano più alto in carica (princeps), l’abolizione di una festa pagana di "purificazione" della città di Roma (Lupercali) e, ottenutala, la sostituì con la "Purificazione" di Maria e la Presentazione di Gesù al Tempio. Nel contempo, alle "corse" con fiaccole e torce, propose la processione con le "candele" accese della Candelora, un appellativo vocazionale proprio della "Madonna",Madonna Candelora, appunto. All’oggi lamessa dedicata, celebrata da don Bruno Sandrin, è stata allietata dalle armonie dell’ organo suonato abilmente da Bruno Razza, sempre presente in ogni celebrazione. Don Bruno, dopo l’orazione, ha benedetto le candele definendole, con le parole del profeta Simeone in un passo del cantico "Nunc dimittis", come "Luce di Cristo che illumina le genti". A seguire l’omelia, con riferimenti a Malachia che annuncia un intervento di Dio con dei verbi forti quali "purificherà, affinerà", immagini che rimandano alla "purificazione" diMaria e al nostro "affinarci" interiormente, per scoprire le occasioni per donarci agli altri, ritrovandole, non nelle cose eclatanti,ma in quelle che contano veramente: il lavoro, le amicizie e gli incontri che ci aiutano a instaurare rapporti durevoli e sinceri, ravvivati dalla luce divina che si
irradia ora dalla luce delle candele appena benedette. Nell’iconografia cristiana, sono molti gli artisti che hanno rappresentato questo evento, descritto da Luca nel suo Vangelo 2, 22-40, i cui protagonisti principali sono la Sacra Famiglia, Simeone e Anna con le aureole di cui una, quella di Gesù, è cruciforme. Ogni rappresentazione mette in evidenza Simeone, colto nella sua vecchiaia, Gesù che passa dalle mani dellaMadre a quelle del vegliardo e l’offerta di una coppia di volatili, tortore o colombi, tipica della condizione ebraica modesta. La cerimonia si è conclusa con un canto alla Madonna. La sera dopo 3 febbraio, la messa è stata dedicata a San Biagio e alla benedizione della gola. Don Bruno ha posato due candele incrociate alla gola di ogni fedele, pronunciando la formula rituale. Alla fine ha ribadito l’importanza della gola come emissione della "parola" che deve essere sempre incoraggiante

Articolo del 24/01/2026 di Lucia Medeot

Chiamati ad uscire dal buio dell’incertezza

Al  pomeriggio protagonisti sono stati i bambini con un concerto del coro"Piccoli incanti"

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Il 6 gennaio, festa dell’Epifania, identificata nella Chiesa con la venuta dei Magi, presentati da Matteo nel suo Vangelo, in cui descrive l’originalità del loro arrivo, guidati dalla "stella". Una stella che sovrasta la grotta del nucleo presepiale presente nella chiesa di San Lorenzo Isontino, dove Bruno Sandrin ha celebrato la messa cornice alla Liturgia, l’esibizione della Coral di San Lurinz don Nino Bearzot. La Coral annovera al suo attivo molte rassegne canore, dove ha dimostrato la competenza musicale e l’armonica compattezza delle voci, che si accordano sincrone al gesto sicuro della maestra Raffaella Visintin che sa assumere con fermezza il ruolo di direttore, ma anche celarsi ogni tanto, per permettere ai coristi di esprimersi in autonomia. La celebrazione è iniziata con il canto d’ingresso Adeste fideles e l’accoglienza gioiosa di don Sandrin della piccola Marta Adelma, pronta a ricevere il Battesimo. La cerimonia è continuata con il Kyrie, seguito dal Gloria con un incrocio di voci appena sfumate fino all’Agnus Dei e l’altisonante Amen finale. Potente l’Alleluia al Vangelo! Il parroco ha iniziato la sua omelia con l’invito poetico del profeta ad uscire dal Buio dell’incertezza, per credere nella vera Luce del Signore, che ci lascia liberi di scegliere se diventare "manifestazione" (Epifania) di Cristo al mondo, come testimoni propositivi, o rifiutandoci di farlo, rimanendo indifferenti e passivi. L’Epifania non è un’emozione, ha concluso il parroco, ma il richiamo ad un impegno attivo nella storia. A seguire il rito del Battesimo conferito alla piccolaMarta Adelma. Don Bruno ha asperso la piccola con l’acqua benedetta la sera prima e la madrina ha posto la veste bianca su Marta, mentre il padrino accendeva il cero. La messa è continuata con il canto "Astro del ciel" e il Sanctus con l’Osanna risonante. Alla Comunione il "Panicus Angelicus" e, alla fine, "Oh santa notte", intercalata dal suono struggente del violino. Al pomeriggio in chiesa l’Epifania dei bambini, con un maxi schermo che raffigurava l’evento. Protagonisti i bimbi del coro "Piccoli incanti" e i bimbi delle scuole. Don Bruno ha ringraziato tutti i partecipanti invitando il coro ad eseguire i canti "Be Still" e "Thor Bethlem". I piccoli "Incanti" si sono distinti per l’uniformità delle voci e le altezze vocaliche raggiunte, doti straordinarie data la giovane età dei coristi, dimostrate anche nel "Padre nostro" e, palesemente, nel finale "Il canto delle campane", con pause, riprese sonore e grandi applausi. Intanto sullo schermo passavano le immagini dei presepi iscritti al concorso, di cui al primo posto quello di Maia Pizzin-Mian. Subito l’arrivo della Befana di solidarietà che non ha portato regali, ma li ha ricevuti, per inviarli ai bimbi della Slovacchia. scialle rosso e un sacco ricolmo di dolci per ricompensare la generosità dei bambini. Alla fine, l’estrazione della lotteria, preparata dai genitori.

Articolo del 10/01/2026 di Lucia Medeot

Successo per "Nadal in Plaza"

Due giorni di eventi hanno animato la cittadina isontina

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Sabato 13 e domenica 14 dicembre sono state due giornate intense a San Lorenzo Isontino, dedicate a una manifestazione che si svolge ogni anno nel paese. Una due giorni destinata alla solidarietà, intesa come attenzione all’altro, in tutte le sue forme di bisogno e di indigenza, ma anche a ogni persona generica, che aspetta aggregante, da assaporare con gioia. Sabato sera alle ore 20, l’apertura di
Nadal in Plaza con il concerto in chiesa, in seno a Nativitasfvg Usci 2025, con la partecipazione di due cori: la "Coral di San Lurinz" e il repertorio di ambo i cori era prettamente natalizio, di autori importanti che hanno scritto testi, creato partiture, inventato notazioni, interpretato il Natale in modi diversi. I coristi, diretti egregiamente dai direttori, imaestri Raffaella Visintin e Lorella Grion, con all’organo i maestri Lorenzo Medeot e Leonardo Di Pierro, hanno eseguito i vari pezzi, personalizzandoli conmaestria. Il primo coro ad esibirsi è stata la Coral di San Lurinz, con il brano "Adeste fideles" diWade, che è un invito a "muoversi", a non stare immoti, ad andare incontro al Re che viene, ad affrettarsi con passo festoso per entrare nelMistero della Nascita. L’esecuzione della Coral è stata superba, con sfumature e altezze emozioni incontenibili, seguita da "Santa Notte" di Adam, sulla scia dello stesso lirismo armonico. Notevole l’accompagnamento al violino di Emma Lujan De Belli. A seguire, il Gruppo polifonico Caprivese con più testi, fra cui "Tu scendi dalle stelle", (elaborato da F.Madotto), Stille Nacht (Gruber), Tronseamus (Schnabel), Anin a Betlem (O. Rosso), Nanita Nana (Brovedani), La stella di Natale (Rascel), Christmas Lullaby (A. Figallo), A Celebration (D.Moore). Pregevole l’interpretazione dei pezzi del Gruppo Caprivese, serrati, di pura arte musicale, con momenti comuni ben armonizzati, alternati ad altri che svettavano in assoli e si affievolivano in un insieme armonioso. Di alto livello musicale l’esecuzione di Stille Nacht a cori uniti. Avvincenti le poesie in friulano come intermezzo ai testi: "Nadal, se che lus tu ses Tu, o Bambinut… ven, no sta fati spietà!”. Domenica 14, la messa animata dai l’allestimento delle lidarietà, invoglianti, per la varietà dei prodotti esposti e per il luogo scelto, la "Piazza", cuore pulsante di molte attività. Le bancarelle erano tante, con prodotti artigianali, dolciari e culinari, dagli svariati gusti e sapori, nonchémanufatti di legno ad intaglio, composizioni delle scuole locali, prodotti solidali destinati a Telethon e, in generale, produzioni di ogni Associazioni locale. Il clou della manifestazione: l’arrivo di San Nicolò con un carretto tirato da un asinello. Al pomeriggio l’esibizione dei bambini delle Scuole dell’Infanzia e Primaria, e del coro "Piccoli Incanti". La maestra Nadia dell’Infanzia, ha presentato la rassegna ai presenti, accalcati davanti alla chiesa, con parole dense di significato: "I bimbi hanno imparato, con piccoli gesti, a diventare belle persone attente e solidali, a rispettarsi, a rispettare e a scoprire quanto sia bello collaborare. Nessuno cresce da solo e ognimano che si tende, rende il cammino più sereno. Il Natale si rinnova ogni anno - ha concluso la maestra -, e ce lo dobbiamo portare nel cuore." Ha ringraziato tutti, bimbi, famiglie e la Dirigente dell’Istituto. Splendide le esecuzioni corali dei piccoli dell’Infanzia, quelle a scuole riunite con la Scuola Primaria e l’esibizione del coro "Piccoli Incanti", trascinante, diretto dalla maestra Cristina Del Negro, molto coinvolgente data l’età dei piccoli coristi. Fragoroso e unanime l’applauso finale.
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